di "iena al Servizio delle Destre" marco benanti

ESISTEVA UNA VOLTA ANCHE AL COMUNE DI CATANIA LA DISTINZIONE TRA INDIRIZZO POLITICO (che come dice la parola stessa spetta ai politici) E GESTIONE AMMINISTRATIVA (di competenza dei dirigenti).

Dopo ciò che è accaduto per Capodanno al Comune di Catania con gli atti di aggiudicazione della proposta dello spettacolo di Eugenio Bennato per il capodanno sembra proprio che siamo arrivati all'assurdo: le scelte di gestione sono state assunte dal Politico (con firma dell'assessore Licandro) e il dirigente sembra che abbia solo avuto il compito di pedissequo adempimento.

Per capire l'enormità e la disinvoltura, con cui si  ritiene si calpesti la Legge al Comune di Catania, basti riportare anche quanto in modo elementare viene sinteticamente riportato su Wikipedia (Vedi Nota Bene in calce).

Se guardiamo la procedura seguita dal Comune di Catania sembra proprio che tutto sia stato deciso dalla POLITICA, in barba ai principi di trasparenza, correttezza e convenienza che dovrebbero essere garantiti dall'azione dei dirigenti.

I dirigenti del Comune,infatti, non dovrebbero essere semplici passacarte o signorsì, dovrebbero invece compiere le scelte inerenti gli atti di gestione garantendo l'imparzialità e l'indipendenza da ogni partigianeria.

Così, se è vero che, in altri comuni d'Italia la medesima partecipazione di Bennato a manifestazioni simili, è venuta a costare meno della metà, vorremmo sapere dal Sindaco Bianco a chi chiedere spiegazioni di una eventuale “mala-gestio” ai politici comunali o al dirigente di turno?

Si tratta di un semplice problema di “stile” o siamo dinnanzi a comportamenti giuridicamente censurabili e sanzionabili?

Certo vedere oggi il rapporto tra POLITICA  e DIRIGENZA al Comune di Catania lascia molto perplessi, così come i tanti provvedimenti disciplinari irrogati a dirigenti nell' era Bianco cominciano a far trapelare il sospetto che chi non si è allineato alla ”nuova Primavera” non ha diritto di sopravvivenza dalle parti di Piazza Duomo.

N.B.

“Nelle amministrazioni pubbliche italiane, secondo l'art. 4, comma 1, del D.Lgs. 165/2001, "gli organi di governo esercitano le funzioni di indirizzo politico-amministrativo, definendo gli obiettivi ed i programmi da attuare ed adottando gli altri atti rientranti nello svolgimento di tali funzioni, e verificano la rispondenza dei risultati dell'attività amministrativa e della gestione agli indirizzi impartiti".

A tale funzione, attribuita agli organi di governo, si contrappone quella attribuita ai dirigenti, ai quali, secondo il comma 2 del medesimo articolo, "spetta l'adozione degli atti e provvedimenti amministrativi, compresi tutti gli atti che impegnano l'amministrazione verso l'esterno, nonché la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa mediante autonomi poteri di spesa di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo. Essi sono responsabili in via esclusiva dell'attività amministrativa, della gestione e dei relativi risultati". Il comma 3 aggiunge che "le attribuzioni dei dirigenti indicate dal comma 2 possono essere derogate soltanto espressamente e ad opera di specifiche disposizioni legislative".

In questo modo viene enunciato il principio di separazione tra politica ed amministrazione, introdotto nell'ordinamento italiano dal D.Lgs. 29/1993: la politica spetta agli organi di governo (tra i quali rientrano il governo a livello nazionale e i consigli, le giunte e i presidenti o sindaci a livello regionale, provinciale e comunale), l'amministrazione ai dirigenti.”