
Catania, Riccardo Orioles in esclusiva per “Iene Sicule”: “Bravo Giovanni Salvi, ma la vera antimafia siamo noi”
11 giugno 2012, 16:51

di Mirko Tomasino-Iena Vulcanica
Tempra vincente e spirito da leoni. Prossimo alle sessantatre primavere, Riccardo Orioles, delfino di Fava ai tempi de “Il Giornale del Sud” e de “I Siciliani”, si conferma come audace e temerario cronista di ogni giorno, il quale, con una sottile vena ironica e dissacrante e molto spirito critico riesce in lungimiranti analisi politiche e sociali della nostra città, della nostra regione e del nostro Paese. In questa intervista, concessa in esclusiva per “Iene Sicule”, ci parla del peso specifico avuto dall’”antipolitica” in queste amministrative del 2012, dell’aria che si respira alla Procura di Catania, e per le prossime elezioni comunali catanesi, senza dimenticare il suo grande sogno tornato realtà: “I Siciliani giovani”.
Amministrative 2012. Ha vinto Grillo o l’antipolitica? Come le commenta Orioles?
“Ha vinto il partito di Grillo, in termini paragonabile, di volta in volta, ai Verdi, ai Radicali, a Di Pietro e a Vendola. In altri termini adesso c’è un nuovo piccolo partito sostanzialmente di sinistra che si affianca a Idv e Sel.
Dal mio punto di vista, l’importanza di questo episodio consiste soprattutto nella riprova dell’importanza dell’internet nella politica, che Casaleggio ed io sostenevamo, con pochissimi altri, nei lontani anni ’90. Casaleggio, e Grillo che ne è l’espressione, ha preferito sviluppare questa scoperta in senso autoritario e verticistico, mentre io continuo a credere nella rete diffusa”.
Da sempre sostieni il “partito della Fiom” e il “‘partito di internet”, la rete come collante sociale. Credi avremmo uno scossone nelle politiche del 2013?
“Avremmo un banale governo di sinistra, molto diviso al suo interno, con personalità nel complesso non all’altezza, minoritario nel paese ma favorito da un’astensione massiccia dell’ex area di destra. Quanto su
questo governo peseranno le spinte da basso, che sempre più si orientano (e non solo in Italia) verso sinistra, è la reale questione, su cui mi astengo dal far previsioni. Sul piano istituzionale, la vera novità non è la (limitata) vittoria di Grillo ma quella di Orlando a Palermo, che riporta in campo tematiche dell’antimafia e completa, con Milano e Napoli, un’area politica realistica e di fatto alternativa all’esistente”.
Iblis, Lombardo verso il tramonto politico. Che idea ti sei fatto di questa indagine?
“Nel complesso, avrebbe meritato ben altri approfondimenti, in direzioni possibili ma poco esplorate. Qualunque indagine, e persino questa, non avrebbe comunque potuto fare a meno di evidenziare il basso livello morale e civile, che era evidentissimo, di questo governo. Dove il termine “questo governo” indica non solo Lombardo, ma tutti i governi immediatamente precedenti, e non solo le forze politiche “di governo” ma anche buona parte di quelle d’opposizione. La Sicilia – dice Iblis – è tanto mafiosa quanto ai tempi di Lima e Ciancimino, e i suo governi finiscono fisiologicamente prima o poi a venire inquisiti o condannati per questioni di mafia. Con l’aggravante che mentre prima c’era l’opposizione del Pci, essa è adesso in fase di lenta formazione, e i numerosi siciliani onesti non hanno più un loro partito ma solo occasionali e limitati momenti di aggregazione, come a Palermo.”
Procura di Catania. Ancora “porto delle nebbie” o “porto delle luci” con l’avvento di Giovanni Salvi?
“Abbiamo condotto una battaglia, il giudice Scidà ed io, non per avere un giudice “bravo”, ma semplicemente un giudice in grado di esserlo. Da questo punto di vista, mi astengo dal fare valutazioni immediate: come giornalista, ritengo che passeranno ancora diversi mesi prima di poter fare una valutazione responsabile sull’operato di Salvi, valutazione che rientra fra i nostri compiti in quanto libera stampa.
Salvi ha il diritto di lavorare tranquillamente e serenamente senza essere tirato ogni momento per la giacca, le valutazioni non vanno fatte ogni momento e noi non dobbiamo avere la presunzione di insegnare il suo mestiere a chi, fino a prova contraria, ha fin qui dimostrato di saperlo fare.
Siamo intervenuti apertamente, l’anno scorso e trent’anni fa, in presenza di gravissime emergenze che mettevano in discussione non già questo o quel lavoro dei giudici, ma il concetto stesso di giustizia
in quanto tale. Passata l’emergenza il nostro compito nei confronti dei giudici torna a essere quello ordinario di controllo rispettoso e non invasivo per contro della cittadinanza.
Posso invece esprimere già delle perplessità su una certa immaturità di Salvi sul piano del rapporto società civile. A dei gesti senz’altro spontanei e generosi, come le ispezioni dei ghetti disastrati in tempo d’alluvione, hanno fatto seguito gaffes catastrofiche come l’allontanamento della società civile dalla celebrazione di Falcone e la sua trasformazione, per l’appunto, in “celebrazione” con la partecipazione di persone che con l’antimafia non c’entravano niente. Da questo punto di vista quest’anno l’Associazione dei Magistrati (ma noi responsabilizzammo Salvi) ha distrutto un appuntamento che per Catania era importantissimo, e che era stato sostenuto con abnegazione e sacrificio per vent’anni. In termine di antimafia civile a Catania un personaggio come Resca – ad esempio – a Catania ha molta più autorevolezza di Salvi. Ed è ovvio, poiché la minoranza antimafiosa a Catania è in campo da trent’anni, ha fatto resistenza e ha ottenuto vittorie. Di Salvi, o di chiunque altro, abbiamo bisogno come giudice, non come maestro di antimafia: qui, i maestri siamo noi e da lui ci aspettiamo l’umiltà delle persone serie.
Mario Ciancio spegne le sue ottanta candeline ed è prossimo a una possibile archiviazione del suo concorso esterno in associazione mafiosa. Cosa pensi di ciò?
Auguri a Ciancio e – con riluttanza – complimenti. Ad altri non è riuscito di festeggiare gli ottant’anni a piede libero, a lui e ad Andreotti sì. Ma non ci saranno altri Andreotti, né altri Cianci.”
Editoria catanese. Come vedi la situazione attuale per porre un freno al monopolio de “La Sicilia”?
” ‘La Sicilia’ conta ormai poco, e semmai bisognerà stare attenti alla sua trasformazione – dopo Ciancio – in organo di una borghesia “illuminata” ma non meno cialtrona. Per il resto, noi lavoriamo su altri terreni, che secondo me sono vincenti, e che sono i terreni che avrebbe utilizzato un Casaleggio se fosse stato a Catania e se fosse stato dalla parte dei bambini catanesi.”
Comunali 2013. A Catania si profila lo scontro Pogliese (PdL) e Berretta (PD). Da che parte sta Orioles?
“Innanzitutto, vorrei essere sicuro che si tratti di vero scontro. Berretta ha oggettivamente a che fare con lo Studio Scuderi e la famiglia Pogliese con i centri commerciali: in maniera sicuramente pura e santa, ma Andreotti diceva che…”
Antonio Condorelli, brillante giornalista di inchieste, in una sua recente intervista ha dichiarato: “Non esiste ‘destra’ e ‘sinistra’ ma il sistema e i suoi nemici”. Ti ritrovi nelle parole del collega?
“E’ una frase molto simpatica, ma che ovviamente non vuol dire niente. Esiste una sinistra (che a volte veste tonache da prete), esiste una destra (che a volte inalbera bandiere rosee e a volte persino rosse) e non sono la stessa cosa. Del “sistema”, per esempio, in occasione del caso Catania, ha involontariamente fatto parte lo stesso Condorelli, non perché non sia un bravo ragazzo ma perché non essere usati dal sistema bisogna andare un tantino oltre le frasi simpatiche. In questo momento, ad esempio – l’abbiamo documentato sull’ultimo Siciliani – esiste una grossa azienda, la Casaleggio e Associati, legata con soggetti non precisamente antisistema come l’Aspen, il cui scopo sociale è denunciare le cattiverie del sistema, ovviamente gratis e per puro amor di giustizia …
C’è la destra e la sinistra ed è importante; c’è chi sta sopra e chi sta sotto, e questo è più importante ancora; poi c’è la lotta fra le classi sociali, che è più importante di tutto. Lotta di classe nel 2012? Ma allora crediamo ancora a Marx? A Marx magari no, ma sicuramente a Marchionne”.
Parlaci dei tuoi “Siciliani Giovani”. A che punto si trova il progetto?
“Lavoriamo tranquillamente, correggendo le cose sbagliate e cercando di trovare sempre più quelle giuste. Rispetto alla mia impostazione iniziale il giornale adesso è molto più “giovani”: il mio errore “di nostalgia”, in altre parole, è stato senz’altro corretto dai ragazzi che nelle varie città hanno aderito al progetto, e che sono veramente degni di portarlo avanti. Abbiamo città più deboli e città più forti; redazioni che crescono e altre che attraversano crisi; scrive Caselli, scrive la studentessa calabrese; e a volte l’imbrocchiamo e a volte no. A Catania, ad esempio, siamo deboli nelle inchieste (le nostre migliori finora sono su Trapani e Barcellona, oltre che Milano e Roma) e questa non è mancanza da poco. In compenso siamo presenti nei vicoli, e questa non è cosa da poco. A fine agosto faremo il consueto festival del giornalismo a Modica, Siciliani e Clandestino; in autunno apriremo delle (piccole) redazioni fisiche a Catania e Palermo, coordinandole con gli altri posti (Roma, Bologna, Napoli, Modica e Milano) dove piccole redazioni ci sono già. L’immagine del giornale, e la sua stessa cultura, si vanno delineando a poco a poco, non per volontà di qualcuno ma accumulando esperienze a poco a poco; in questo senso il numero di maggio (in gran parte progettato dai ragazzi di Roma) si avvicina abbastanza all’idea de I Siciliani del Duemila.
In generale, non vogliamo “vincere”. Vogliamo costruire, che è un bel po’ più complicato. Ma mi sembra che ci stiamo riuscendo. A maggio, allegati al giornale, abbiamo messo in rete – senza far tanto chiasso – ben due ebook. E al festival del giornalismo di Urbino, quando i sapientoni si sono messi ad annunciare la moneta elettronica e il bitcoin, la nostra redattrice con aria angelica ha osservato “Noi veramente su questo abbiamo già pubblicato il quarto articolo, quest’anno …”
Grazie Riccardo e alla prossima









Avrei ” fatto parte del sistema involontariamente” nel caso Catania?
Orioles ma che ti sei fumato?
Comment by Anonio Condorelli — 19 giugno 2012 @ 14:01
Nutro sempre rispetto per chi ha meno capelli di me, ma sostenere che Antonio Condorelli avrebbe “fatto parte del sistema involontariamente” non si può leggere. Quale sarà il motivo di tale ingiusta affermazione? Invidia per un giovanissimo collega emergente che ha dimostrato come anche tra le nuove generazioni ci siano uomini d’altri tempi? Oppure significa essersi perso gli ultimi cinque anni di storia di Catania e dintorni? Oppure? Fabio Cantarella
Comment by Fabio Cantarella — 19 giugno 2012 @ 15:45
Oppure, magari avrà sbagliato a trascrivere l’ottimo Tomasino? Magari Mirko avrà sentito male, può essere? Dopo 521 domande rivolte alla stessa persona, ci si può pure confondere: no? Fabio Cantarella
Comment by Fabio Cantarella — 19 giugno 2012 @ 15:48
Ma chi è Condorelli? Quello dei torroncini?
Comment by Goffredo Semifreddo — 19 giugno 2012 @ 17:33
Non fumo più
E quell’ “involontariamente” è un attestato di stima. Altri, invece, hanno parlato del “galantuomo” Scidà, mettendo le virgolette intorno alla parola galantuomo. Non siete tutti uguali, Antonio. Alcuni vi siete fatti usare senza volerlo. Altri sapevano bene cosa stavano facendo.
La Catania del 2012, secondo i padroni della città (non “di destra” o “di sinistra”, caro Antonio: padroni e basta) non doveva avere una magistratura incontrollabile nel momento in cui si definivano gli affari del prossimo decennio: Gennaro o Tinebra andavano egualmente bene, perché ciascuno dei due, al momento opportuno, poteva essere pressato. Un giudice esterno no: questo aveva capito Scidà, per questo ha dato battaglia, e in questa battaglia è stato quasi solo.
Io ringrazio il cielo che Scidà almeno è riuscito a vedere di avere vinto. E questo non riescono ancora a perdonarglielo, né mai ci riusciranno, i padroni della città.
Leggi bene l’articolo. Ci sono dei nomi che tu, giornalista più giovane di me, nei prossimi anni avrai l’opportunità di approfondire. Se ci riuscirai, allora si che ti invidierò – ma con affetto.
Comment by riccardo orioles — 19 giugno 2012 @ 18:28
Confermo le virgolette verso un soggetto che mi ha querelato lamentandosi pure del fatto che, insieme a Condorelli, ho pubblicato, in solitudine e nel silenzio di troppi (compreso Scida’) la notizia delle indagini per mafia su Ciancio.lo avrei diffamato per aver reagito in difesa della collega Ziniti dopo gli attacchi squadristi ci che gli sono stati riservati solo per aver parlato dell’origine dei contrasti tra Scida’ e Gennaro. Querela che ho già chiesto che vada avanti e porti ad un processo.
sul Procuratore Se Orioles, invece di vaneggiare andasse a rileggersi quello che ho scritto e che finge di non sapere, vedrebbe bene quel che ho immediatamente sostenuto e cioe’ che Gennaro e Tinebra non potevano guidare la Procura di Catania, e che l’unica salvezza era l’arrivo di un procuratore esterno. Ma gli fa piu’ comodo continuare a mentire e iscrivere me e Condorelli ad un presunto partito filo – Gennaro. Io, non ho chiese e non ho partiti. Sono un uomo libero e per esserlo ho pagato prezzi che pochi a Catania hanno pagato.
Orioles Scorda, o fa finta di scordare che mentre i “militanti antimafia” (anche qui confermo le virgolette) si concentravano esclusivamente su Gennaro senza dire una parola su Tinebra (l’uomo che ha gestito Scaramtino tanto per capirci) quest’ultimo si avviava a vincere la corsa verso la Procura di Catania. Se questo non e’ avvenuto forse e’ stato grazia a quanto ho pubblicato sui suoi stranissimi certificati medici presentati per non deporre al processo Mori. Dov’erano Orioles, Scida’, Finocchiaro e soci? Distratti o conniventi con la discesa di Tinebra in chiave anti Gennaro?. Infine due domande a Orioles. La prima: puo’ spiegare chi ha fornito la famosa foto di Gennaro, visto che e’ stata scatta da personaggi di mafia e rimasta per 20 nei cassetti di chi l’ha scattata? La seconda quali sono le inchieste che ha prodotto su Catania negli ultimi 25 anni? Quali sono le notizie scomode che ha pubblicato sui padroni di questa città? Rispondesse prima di dare del connivente col sistema a colleghi che fanno il lavoro di giornalista a Catania rischiando in prima persona come Antonio Condorelli? Se non ha risposta a queste due domanda faccia il piace di tacere sulle persone perbene!
Comment by D. Valter Rizzo — 19 giugno 2012 @ 23:07
Prendo atto che secondo D.Valter Rizzo Scidà – il principale nemico dei poteri mafiosi a Catania negli ultimi vent’anni – non è un galantuomo. Questo chiude ogni discussione.
Comment by riccardo orioles — 20 giugno 2012 @ 07:13
Mi dispiacere dover tornare su questo dibattito, ma al dott. Orioles vorrei dire che mentre ho sempre letto inchieste puntuali e sconvolgenti contro il ‘sistema Catania’ a firma di Antonio Condorelli e Valter Rizzo, non mi pare di aver letto altrettanto da parte di altri. Valter Rizzo ci ha rimesso il posto di lavoro per offrire ai catanesi una speranza di libertà e Antonio Condorelli ogni giorno rischia in prima persona per lottare in ciò in cui crede. Questi sono due giornalisti liberi, gli altri non li leggo neppure perché, avendo poco tempo a disposizione, mi dedico all’essenziale
Comment by Fabio Cantarella — 20 giugno 2012 @ 08:48
Prendo atto che Orioles non risponde alle due domande che ho posto. Questo dimostra che non ha il coraggio di rispondere. O forse non puo’ dire che fornire la famosa foto agli antimafiosi cazzuti sia stata magari chissa’ una manina vicina alla famiglia del defunto prestanome dei Laudani e magari anche vicina politicamente ad un illustre indagato per fatti di mafia. Su Scida mi limito ai fatti. Sta di fatto che Scida’ , che Orioles ha definito il “principale nemico dei poteri mafiosi a Catania negli ultimi vent’anni” , non ha mai espresso altra azione se non quella monotematica contro un magistrato, Sul resto del sistema Catania nessuno ha udito la sua voce. Sui padroni di Catania, su Ciancio e Virlinzi, ad esempio non una parola, anzi si le parole da lui scritte e gentilmente pubblicate sul giornale di Ciancio contro Report. La storia la fanno i fatti e non gli insulti e la violenza verbale. E i fatti sono questi. Fino a prova contraria! Questo, e non altro, caro Orioles, chiude ogni discussione.
Comment by D. Valter Rizzo — 20 giugno 2012 @ 14:18
A mio parere la discussione è andata proprio sopra e le righe.
Nella lunga intervista fatta a Riccardo Orioles si sollevano molte questioni di merito, la “colpa”, però, è stata fatta ricadere su tre parole: “destra e sinistra”, “involontariamente”, “galantuomo”.
Che dir si voglia “ destra e sinistra” è una consolidata terminologia ampiamente in uso nel contesto mondiale globalizzato o meno. Da sempre, con questi riferimenti pseudo “geografici”, in Italia, Europa, Stati Uniti, etc., si intendono le differenze politiche programmatiche e dell’agire che riguardano le modalità di gestione delle mille e più sfaccettature attinenti la società, quindi, le ricadute quotidiane sulle molteplici componenti economiche e culturali. Si tratta di equità sociale, solidarietà, diritti civili e umani, legalità, laicità, difesa o meno degli ambiti ambientali e dei Beni comuni, di assunzione di iniziative e leggi che favoriscono, o meno, questi o quelli, come gruppi omogenei costituenti il reticolo sociale. Si tratta di pace o di guerra.
Nulla viene dal niente.
Pertanto le organizzazioni politiche e sociali, gangli fondamentali di un sistema costituitosi nel tentativo di realizzare la democrazia, pur con tutti i sommovimenti e le varianti determinati dallo scorrere del tempo, rappresentano il bastone ereditario determinato dalla Storia. La differenza dialettica, la mischia, sono costanti. In diversi casi mutano forme del linguaggio; il divergere, però, tra le parti che si autoproclamano destra, sinistra, o centro, sulle modalità di come affrontare le questioni, è sempre costante.
In Italia, per tutti, il garante istituzionale e dei valori, del rispetto per le radici d’origine, è la Costituzione.
Lo stesso vale, pur regolarmente esistendo destre e sinistre, per tutti i paesi che hanno una Costituzione nata da procedure considerate democratiche.
Per chi ha chiaro i temi del contendere che si sono sviluppati nel nostro Paese, in specie negli ultimi diciassette anni, ha chiaro anche le motivazioni e le caratteristiche che distinguono destra, sinistra, e centro.
Il termine “involontariamente” è complessivamente elegante. Noi tutti , umanoidi, proprio perché non robot, siamo potenzialmente portati ad incorrere in atti erronei, non dettati dalle nostre più intime volontà.
Non sempre tutto è controllabile dai nostri sensi. Ci sono fatti e circostanze che non sempre sono leggibili in maniera serena e trasparente. Specie nei contesti dove brillano i verminai.
Del resto Riccardo Orioles nella sua risposta parla dell’uso del termine come “ atto di stima”. Più sinceri e chiari di così!
Sul “galantuomo”. Di questa parola, antica e dignitosa, nel corso del tempo se ne sono sentite sempre di cotte e di crude.
Tante e sempre sono state le chiavi di lettura di eventi e fatti comportamentali legati agli uomini, tal per cui non c’è certezza oggettiva nell’affibbiare il titolo, a questi o a quelli.
Rimangono, alfine, interpretazioni solamente soggettive.
A mio parere, galantuomo è colui, che nel suo percorso di vita, ha sempre agito sulla scia, nel riconoscimento nominale e nell’operatività, dei diritti umani fondamentali, sanciti o meno dalle leggi vigenti. Quindi, nel rispetto, sempre e comunque, dei Valori fondativi , nelle radici e nei pronunciamenti, che reggono quella data società organizzata in Stato. Avendo come guida per le sue azioni finalizzate al bene comune: onestà, legalità e trasparenza.
Ebbene, per ciò che riguarda l’area del catanese, infarcita ed inquinata da sempre da mille traffici e convenienze di bottega più o meno in superfice o clandestini – affarismo- politica- mafia -, che ha coinvolto e coinvolge cento e più lobby di potere, a discapito del Bene Comune, condannando Catania ad essere immane luogo di sventura per i suoi residenti, il presidente TITTA SCIDA, è tra i pochissimi catanesi, ascesi alla pubblica conoscenza, che può essere blasonato del titolo di galantuomo.
Lo insegnano la sua vita e le sue battaglie. I suoi atti e la sua condotta.
Poi, certo……tutto scorre. I maestri, però, pur essendo passasti ad altra vita, rimangono sempre maestri.
domenico stimolo
Comment by domenico stimolo — 20 giugno 2012 @ 16:01
Caro Stimolo, concordo: vita e battaglie, atti e condotta. Se avessimo la laicità di fermarci ai fatti e non alle affermazioni più o meno autoreferenziali, forse si riuscirebbe a distinguere. Bisogna conoscere i fatti per tracciare un giudizio. La storia si fa con azioni, non con le chiacchiere. Dunque parliamo delle azioni, non dei titoli che arbitrariamente si attribuiscono a tizio o caio (galantuomo, maestro, uomo del sistema etc). Ci sono stati dei fatti. Fatti sui quali ho posto domande alle quali Orioles non vuole o non può rispondere. E’ questo un fatto. Ho detto che non ho udito negli ultimi vent’anni la voce di Scidà se non per attaccare in maniera monotematica una sola persona.Avrà avauto le sue ragioni (personali o meno,) non mi riguarda. Ma questo ha fatto. Se così non è mi si smentisca portando fatti a confutazione. Ribadisco che giudico grave che lo stesso Scidà, chiedendo e trovando ospitalità sul giornale di Ciancio, abbia fatto sentire il suo verbo solo per attaccare Repor. Un altro fatto che nessuno degli antimafiosi duri e puri abbia detto una sillaba su Piazza Europa, sulla conseguente scandalosa sentenza del tribunale di Catania. Forse quando di mezzo ci sono i potenti (quelli vivi, perchè dei morti parlano eccome) costorio vengono colti da improvvise sindromi di mutismo? Lo steso mutismo che si è registrato nel 2006 quando venen massacrata la redazione di Telecolor, colpevole di aver parlato e scritto troppo in una città di muti o di ciarlatani. Sono fatti, caro Stimolo. Fatti con i quali nessuno vuol fare i conti.
Nessun gesto elegante verso Condorelli. Se leggi l’intervista con attenzione vedrai che non vi altro che supponente disprezzo (un ragazzo simpatico.. sic) e il gravissimo tentativo di additarlo come connivente con il sistema Catania. Un’operazione di attacco e di isolamento che sarebbe squallida e in qualunque parte del Paese, ma che in Sicilia e verso un collega esposto pesantemente, assume connotazioni che non esito a definire criminali. Un azione meditata compiuta da un personaggio che negli ultimi 25 anni non ha scritto una, dico una notizia originale e scomoda su Catania e che pretende di avere il diritto di dare le patenti di buoni e cattivi a coloro che su questa terra si sono giocati tutto. Credo che la misura sia colma, almeno lo è per me.
Comment by D. Valter Rizzo — 20 giugno 2012 @ 17:21
In simili frangenti, spesso, nel mondo del giornalismo “serio”, il “collega” difende il “collega”, magari “amico” (termine dal sapore paramafioso). Io non sono abituato, non sono abituato ai riti e alle liturgie: infatti, ad esempio, da anni non pago la quota sindacale dei giornalisti (da anni non condivido una virgola di quello che fa il sindacato, che ho visto per anni e anni difendere gli amici e non tutelare il lavoro e il merito delle Persone) e pago -obtorto collo- la quota dell’ordine dei giornalisti, del quale da sempre ho auspicato l’abolizione, mettendomi contro destri, sinistri, centrini e soggetti assortiti.
Affermo che Riccardo Orioles è uno dei pochissimi esempi di coerenza, di autentico militante, a cui ho visto fare scelte davvero radicali, davvero da uomo. Che sia di sinistra per un anarchico come me conta poco o nulla. Contano le Scelte. E io di Riccardo Orioles sono sicuro.
Di Titta Scidà ricordo le analisi sul “sistema Catania”, sulle dinamiche di un “meccanismo” perverso, sulla “mafia amministrativa”, su Catania “preda”, un “geroglifico maligno”. Ricordo la solitudine intellettuale dell’uomo ma anche l’affetto di tanta gente semplice che lo salutava per strada. Io ne sono testimone. Ricordo che Scidà ha denunciato per decenni, nel “deserto”, la condizione dei minori a Catania (ricordo, a mò d’esempio, un passaggio sul tema ne “La Mafia comanda a Catania” di Claudio Fava), la violenza da loro subita, il degrado e le “rapine sociali” subite dai quartieri popolari. Ricordo che disse che bisognava arrestare Nitto Santapaola, quando in città si facevano molti silenzi sul tema.
Io ricordo. Ricordo documenti, interventi, parole. Coraggiose. A firma Giambattista Scidà. Ricordo di Scidà la battaglia per una Procura della Repubblica rinnovata, fuori dai condizionamenti delle correnti della magistratura. Perchè la Giustizia fosse uguale per tutti e non solo uno strumento per opprimere i deboli e liberasse Catania dal degrado. Ecco io ricordo. Io amo la Storia e ho una memoria d’elefante. Per questo mi sento vivo.
Ricordo anche le asprezze caratteriali di Scidà e di Riccardo Orioles, ma chi ha carattere è fatto così. Ricordo le occasioni in cui ho detto “non sono d’accordo”, in cui non ho risposto al telefono e l’ ho detto, l’ho fatto. Ma chi è democratico -non solo a parole- vive questo come un valore. Che non ha “mercato”.
Ecco voglio dire questo e questo dico. A me non frega un cazzo della gloria, del convegno con gli applausi annessi o di altre amenità del genere, ma la Memoria è altro, non ha valore, nè prezzo.
Marco Benanti, giornalista
Comment by Marco Benanti — 20 giugno 2012 @ 21:27
Caro Rizzo, usi espressioni forti , molto forti, nei riguardi di Riccardo Orioles. Io stesso “rabbrividisco” a leggere gli aggettivi e i sostantivi che muovi. Ma, tant’è, a ognuno la sua penna.
Un dato è certo, Orioles nelle tante e varie argomentazioni poste sua intervista non ti “ chiama in causa”.
Conosco te. Da cittadino attento e democratico fui promotore, assieme ad altri, nell’organizzazione di un pubblico incontro in difesa e solidarietà dei giornalisti licenziati da Telecolor, durante la fase della vertenza. Ricorderai, suppongo.
Conosco Orioles, da lunga data. Dai tempi “belli”, quando a Catania nessuno profferiva di mafia e di connessioni politiche-affaristiche-mafiose. Una coltre fitta ed infame copriva tutto e tutti, almeno nella stragrandissima parte, testavano rintanati, in ossequio al “tengo famiglia”, o al far carriera partecipando alla gara dell’incensamento, giusto per materializzare il motto del che viene a me. Nel contempo la guerra cittadina continuava imperterrita, con un numero di morti forse superiori alla guerra civile d’Irlanda degli anni 70, 80 e 90. La colata di cemento e le sue molteplici articolazioni d’uso , in rispetto ai sacri principi della rendita fondiaria, distruggeva tutto, in città e nei paesi vicinori, vite e vivibilità. Quel logo, poi, ha sempre continuato. Non è certo sventura della sorte se siamo la città peggiore d’Italia.
Quel muro, sul piano giornalistico, fu rotto da Giuseppe Fava. Un gigante tra i tanti nani. Sappiamo come è finita.
Riccardo Orioles, in compagnia di un gruppo ben temerario, era il suo braccio destro. Poi, ha continuato, sempre nei suoi atti di denunzia, di smascheramento, di costruzione di nuove leve giornalistiche dedite al mestiere e non alla questua.
Questa è la verità storica. Piaccia o non piaccia.
Orioles, grazie alla sua brillantezza intellettuale, alla sua capacità di analisi e di indagine, nel corso del suo percorso giornalistico poteva ben fare carriera di continuità, così come tant’altri di mediocri o servi delle rappresentazioni del potere che sono riusciti a impolparsi la nicchia giusta.
Però Orioles è un giornalista libero e libertario, bene aggrappato alle radici e ai valori dell’Italia civile e democratica.
Se non fosse così, dopo lungo e dignitoso percorso giornalistico, da galantuomo, a settantatré anni non sarebbe “ con le pezze al culo”.
Pertanto merita rispetto.
* Su Scidà ho precedentemente detto.
domenico stimolo
Comment by domenico stimolo — 20 giugno 2012 @ 23:08
Mi scuso per l’errore – di battitura – anagrafico su Orioles. Tra poco compie 63 anni ( non 73).
domenico stimolo
Comment by domenico stimolo — 20 giugno 2012 @ 23:34
Credo che sia una bestemmia accusare Riccardo Orioles e Titta Scidà di mutismo e di reticenza. Se a Catania, negli ultimi decenni, ci sono state voci oneste e fuori dal sistema, quelle sono le loro voci.
Come Marco, anch’io non dimentico, perché i fatti e le testimonianze concrete non sono un’opinione. Quando tutti tacevano o balbettavano parole politicamente corrette, solo Riccardo e Scidà hanno puntato il dito contro i veri poteri forti. E hanno continuato a farlo. Sempre. Chi ha denunciato – quando era opportuno e non a giochi fatti – lo scandalo di viale Africa, la “latitanza dorata” di Nitto Santapaola, il monopolio di Ciancio, lo sperpero delle finanze pubbliche, l’appalto truccato dell’ospedale Garibaldi, l’affaire San Giovanni la Punta-Laudani-Sebastiano Scuto, le nuove nebbie del Palazzo di Giustizia e mille altre cose scottanti? Certo non i tg locali o le inchieste televisive.
Per Riccardo parla la valigia del suo “Direttore”, che porta sempre con sé. Un’eredità che non ha mai tradito. Per Scidà parlano i suoi scritti, il suo interesse per le condizioni dei minori, il suo stile di vita, le sue denunce (scida.wordpress.com). Ho avuto il privilegio di essere stata sua amica e posso dire, con certezza, di aver conosciuto un galantuomo vero, senza virgolette. E nessuna calunnia, come le dichiarazioni di un finto collaboratore come Lo Puzzo (uscite dai cassetti in piena campagna per l’elezione del nuovo procuratore della Repubblica), potrà mai infangare la reputazione di un uomo che ha messo la legalità al primo posto nella sua scala di valori.
Comment by titta prato — 21 giugno 2012 @ 00:02
Dott. Orioles e dott. Benanti,
siccome a me piace parlare di fatti e non di parole, desidero raccontarVi una cosa alla quale ho assistito coi miei occhi. Convegno organizzato dal Condorelli nella redazione di Sudpress, interviene Valter Rizzo e la telecamera della televisione del dott. Ciancio riprende per ore tutto l’intervento di Valter Rizzo, dopo aver atteso per ore che intervenisse. Cioè ha pagato il suo tecnico per lasciarlo lì mezza giornata con una telecamera puntata in faccia a Valter Rizzo. A quale scopo, vi chiedo io? Quello di fare informazione? Non di certo! Se non l’avessi visto coi miei occhi non ci avrei mai creduto. Ecco, quando vedi il “sistema” che si rende ridicolo pur di cercare “d’intimidire(?)” uno come Valter Rizzo che al convegno ha solo parlato da persona libera qual è, capisci che il ‘sistema’ ha individuato uno dei suoi nemici: Valter Rizzo! E se ha individuato in Valter Rizzo il suo nemico non può che essere perché Valter Rizzo ha prodotto fatti che hanno creato problemi al ‘sistema’. Il ‘sistema’ non si scomoda per riprendere per ore con la telecamera di un telegiornale regionale, un giornalista che si limita a fare solo le chiacchiere, Valter Rizzo è temuto perché come Antonio Condorelli ha fatto e fa i fatti. Questa è la mia opinione, da persona che, pur non anziana, conosce molto bene il ‘sistema Catania’, tanto che ne porta ancora addosso le ferite. Ma le ferite prima o poi guariscono, i fatti resteranno per sempre. Fabio Cantarella
Comment by Fabio Cantarella — 21 giugno 2012 @ 07:26
Sulla scorta di questi interessanti contributi e delle analisi specifiche fatte da ogni singolo che hanno innescato un dibattito abbastanza acceso, consegnerò a breve nelle mani del mio direttore e del mio vice direttore un’intervista molto accurata fatta al giornalista Valter Rizzo. Dopo lo spazio concesso a Riccardo Orioles il quale ha argomentato la sua visione di molti problemi, democraticamente, spazio a Valter Rizzo e alle sue considerazioni.
Mirko Tomasino
Comment by Mirko Tomasino — 21 giugno 2012 @ 09:43
Pardon, saro veloce nel mio dire, ma è facile parlare, scrivere, raccontare i fatti, i retroscena, di mafiosi, politici etc, quando ormai questi sono i rami secchi e vanno eliminati dal sitema politico-mafioso, ricordiamoci i rami secchi di un albero vanno eliminati ed anche nel sistema mafioso-politico-imprenditoriale.
Quando qualcuno dice che gli antimafiosi storici parlano solo di cadaveri, in quei tempi erano i vincenti, basta rileggersi la storia, i vostri ormai rami secchi, il tempo, i fatti, in poche parole la storia un giorno a qualcuno dara ragione, si vedra.
Ma sono orgoglioso di aver conosciuto Scidà, Orioles e tutti i vecchi antimafiosi.
Mao!!!
Comment by Maurizio Parisi — 22 giugno 2012 @ 16:52