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Catania "Far West", Ivan Maravigna (comitato dei residenti quartiere "Corso Sicilia") scrive al Prefetto

Cronaca   Lunedi, 18 maggio 2020

COMITATO DEI RESIDENTI
QUARTIERE “CORSO SICILIA”
CATANIA
Prefetto di Catania
c/o Prefettura di Catania


Eccellenza
ritorno, nuovamente, a disturbarLa, dopo la missiva inviataLe nei primi giorni del mese di marzo u.s., a nome del comitato spontaneo dei residenti del Corso Sicilia per esprimerLe il nostro stato di totale disagio per la situazione di gravissimo degrado del quartiere che, spiace dirlo, avvertiamo abbandonato dalle istituzioni pubbliche “di ogni ordine e grado”.
Come già ebbi a scriverLe sembrebbe che lo Stato Italiano abbia rinunciato all’esercizio della propria sovranità su questa porzione di territorio: la zona sud (con particolare riferimento alle vie L.Sturzo e G.Di Prima) è , oramai, sotto il controllo esclusivo delle bande di spacciatori gambiani e delle gang della mafia nigeriana che gestiscono il racket della prostituzione su strada.
Tanto l’attività di spaccio, quanto l’adescamento dei clienti (persino in tempo di emergenza Coronavirus), quanto , addirittura e più gravemente, la consumazione dei rapporti sessuali a pagamento avviene in strada, all’aperto, dinanzi ai portoni delle nostre abitazioni. Le risse tra le varie bande di diversa etnia, tra protettori e prostitute, tra spacciatori e tossicodipendenti, tra spacciatori e protettori, tra prostitute e clienti sono, oramai, all’ordine del giorno (rectius…. della notte).
E’ davvero raro trascorrere una notte senza dover interrompere il proprio riposo ed essere costretti a chiamare il 112 ed aspettare l’arrivo di una pattuglia delle forze di Polizia per avere assicurata solo mezz’ora di riposo. Mezz’ora perché, andata via la volante, la sarabanda riprende come se nulla fosse successo.
La zona Nord (con particolare riferimento alle vie Teocrito, Puccini e alla Piazza Carlo Alberto) soffre invece di un altro “fenomeno” sociale (che andrebbe, a nostro avviso, denominato correttamente con la parola “piaga”): la Fiera di Catania.
Tutta la nostra vita, i nostri impegni, la nostra socialità è stata modellata sulla presenza, anzi, per meglio dire, “invasione” di questo mercato.
Ci costringono a svegliarci sempre alle cinque del mattino con il montaggio delle strutture, ci costringono a sopportare i miasmi e gli odori schifosi del dopo vendita, ci impediscono di riposare dopo pranzo con le rumorosissime spazzatrici, non ci consentono di utilizzare i passi carrabili per i quali paghiamo regolarmente i canoni di concessione. In caso di emergenza non è neppure consentito alle ambulanze di venirci a soccorrere. La bellissima e storica piazza Carlo Alberto è stata trasformata in una discarica a cielo aperto.
EVIDENTEMENTE NOI RESIDENTI NON CONTIAMO NULLA!!
Il nostro difetto è , forse, quello di essere troppo civili e che le nostre modalità di comunicazione sono troppo deboli, la nostra capacità contrattuale, almeno fino ad oggi, inesistente. Abbiamo lottato per anni, trovato parole di “finta” comprensione da parte di amministratori e rappresentanti delle istituzioni cui ci siamo rivolti per anni ed anni ma ogni nostra denuncia è rimbalzata su muri di gomma impenetrabili.
Da ultimo davvero enorme è stata la nostra delusione per non essere stati interpellati, neppure dinnanzi al dramma socio-sanitario determinato dall’emergenza Coronavirus, sulla vicenda della riapertura della Fiera sino ad oggi limitatamente al settore alimentare.
Abbiamo sentito parlare e letto sui media di “tavoli tecnici” , convocati anche presso codesta Prefettura, allargati, oltre ai soggetti istituzionalmente preposti, anche alle “parti interessate”. Si è, poi e tristemente, scoperto che tale locuzione indicava, unicamente, gli operatori commerciali ignorando chi in quel quartiere vive anzi, a causa di quel mercato, sopravvive.
Ci piacerebbe capire chi, e sulla base di quali motivazioni, ha deciso che”parti interessate” sono unicamente gli operatori e non anche i residenti cui non viene usato rispetto alcuno né riconosciuta dignità di cittadini, espressione questa da intendersi nella accezione di soggetti centro di imputazione non solo di doveri ma anche di diritti. Diritti la cui titolarità differenzia i cittadini dai sudditi. E come sudditi siamo stati trattati!
Vorremmo capire chi, e perché, si è rifiutato di contemperare i contrapposti interessi con i pessimi risultati che purtroppo sono davanti agli occhi di tutti.
Né l’amministrazione comunale di Catania, né gli operatori hanno rispettato gli impegni assunti con la Ecc.za Vs. che erano stati individuati come conditio sine qua non per la riapertura del mercato alimentare.
Il sindaco di Catania aveva in particolare garantito (con un’Ordinanza specifica avente quindi valore di forza normativa seppure secondaria):
1. Controllo della temperatura corporea, da effettuarsi con termoscanner, di tutti i soggetti interessati all’area mercatale.
2. Adozione della distanza di almeno un metro tra una bancarella ed un’altra
3. Fornitura agli operatori di appositi cassonetti in cui obbligatoriamente depositare i rifiuti a chiusura dell’attività
4. Un efficace e rigido sistema di controllo da parte della Polizia Municipale
Gli operatori, per parte loro, si erano impegnati con l’Ecc.za Vs. e, ci perdoni ancora più significativamente, con l’intera popolazione cittadina al rispetto delle prescrizioni dell’ordinanza.
Orbene, nulla di tutto ciò si è verificato e nessuno dei sopraindicati impegni assunti dalle “parti interessate” è stato rispettato. Infatti:
• Per tre mattine consecutive abbiamo documentato con riprese video che fino alle ore 7.30 non veniva effettuato alcun controllo con il termoscanner, in quanto il personale della Croce Rossa, munito di tale strumento di rilevazione, prendeva servizio solo a quell’ora. La conseguenza evidente è che i controlli sono stati effettuati unicamente sugli avventori ma nessun controllo è statoMAI effettuato sugli operatori che arrivano sul posto due ore prima. Evidentemente tutto lascia presumere che gli operatori del mercato siano immuni dal Covid 19! Rispetto a questa evidente defaillance l’amministrazione comunale ha manifestato tutto il suo imbarazzo rilasciando dichiarazioni incerte e balbettanti:
• In data 13 maggio u.s. il sindaco di Catania, Pogliese, intervistato dal Tg 3 delle ore 14 ammetteva l’errore ma dichiarava che si sarebbe posto rimedio l’indomani
• In data 15 maggio l’assessore al commercio Balsamo, dopo la pubblicazione di un nuovo video da parte di questo comitato con il quale si evidenziava il ripetersi della situazione, dichiarava ai mezzi di informazione che il personale della Croce Rossa che montava alle ore 7.30 avrebbe provveduto a rilevare la temperatura degli operatori che, prima del loro arrivo, erano già (da due ore) presenti nel mercato al fine di montare la bancarella e sistemare la merce.
• In data 17 maggio, in replica alle dichiarazioni alla stampa, sempre da parte di questo comitato, con le quali si rilevava la sostanziale inutilità di tale procedura, il medesimo assessore Balsamo dichiarava, testualmente, al quotidiano La Sicilia:” Manterremo il rilevamento delle temperature, anche se non espressamente previsto, come gesto di attenzione in più”
Tre giorni, quindi, tre posizioni sempre diverse. Obbligatorio il primo giorno, obbligatorio con deroga il secondo, meramente facoltativo il terzo: gesto di attenzione “elargito” ai preoccupati sudditi.
Lasciamo alla Ecc.za Vs. Ill.ma le considerazioni giuridiche e gli approfondimenti del caso. Da parte nostra ci limitiamo a rilevare come , certamente, l’amministrazione comunale di Catania non abbia certamente titoli per candidarsi a premi sulla trasparenza amministrativa e all’efficacia della comunicazione con la propria utenza.
2. come attestato dalla documentazione fotografica in nostro possesso l’amministrazione comunale non è intervenuta per imporre il rispetto delle distanze di un metro nel tracciamento degli stalli che sono stati ridotti ad una distanza massima di 60 cm
3. come attestato dalla documentazione fotografica in nostro possesso e immediatamente pubblicato sui social gli operatori hanno molto poco decorosamente lasciati sparsi su tutta la piazza Carlo Alberto così contravvenendo alle prescrizioni dell’ordinanza
4. da quanto sopra è evidente che la Polizia Municipale di Catania non ha effettuato alcun controllo in relazione a quanto descritto ai punti 1,2,3,
Come se ciò non bastasse adesso apprendiamo increduli che si intende autorizzare pure la vendita di abbigliamento e calzature, tornando a riversare centinaia e centinaia di persone (fra ambulanti ed avventori) innanzi ai portoni delle civili abitazioni dalle quali, loro malgrado, non possono uscire e rientrare a casa senza essere costretti ad immergersi nel bagno di folla della gente che prova abiti e scarpe per la strada. A prescindere dalla necessità di discutere della ricollocazione in altra zona della città (anche vicina all’attuale allocazione) di questo mercato, non vi è chi non veda che l’ulteriore apertura ad altri esercenti potrebbe costituire una situazione di altissimo rischio epidemico che noi residente non abbiamo alcuna intenzione di accettare.
La invitiamo, pertanto, a prendere atto delle nostre ragioni e a tenerle nella dovuta considerazione nel momento in cui sarà chiamato a prendere una così importante decisione.
Approfittiamo dell’occasione per chiederLe un incontro, che riteniamo oramai indifferibile, con una nostra delegazione per specificatamente rappresentarLe le nostre esigenze e sottoporre alla Sua attenzione le nostre proposte certi che l’Ecc.za Vs. Ill.ma per la professionalità e per la capacità comunemente riconosciutaLe ci farà ritrovare quella fiducia nei confronti dello Stato che altri ci hanno fatto perdere.
Catania li 18 maggio 2020
Avv. Pietro Ivan Maravigna
(portavoce Comitato residenti quartiere Corso Sicilia).

di ienesicule Data: Lunedi, 18 maggio 2020

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