ritratto di un protagonista

Joel Schumacher: un regista di successo acclamato ed insieme detestato dal pubblico e dalla critica

Spettacoli e Cultura   Mercoledi, 24 giugno 2020

di Gian Maria Tesei.

Aveva cominciato la sua carriera in ambito cinematografico come costumista per poi costruirsi una sua dignità registica con film che hanno riscontato un buon successo di pubblico, a volte meno della critica, come i due Batman (odiati invero anche dai fan duri e puri del fumetto) od “Il cliente” a cavallo della metà degli anni novanta.

Joel Schumacher, dopo avere fronteggiato per un anno un cancro, è deceduto il 22 giugno ad ottanta anni, lasciando come suo contributo alla cinematografia internazionale, oltre la sua attività di director di ben 23 film, le sue collaborazioni come designer di abiti di scena per alcuni prodotti del piccolo schermo, in sei produzioni cinematografiche, tra cui spiccano “Il dormiglione” (1973) e “Interiors” (1978) di Woody Allen.

Ed infatti il regista newyorkese principiò il suo percorso in ambito filmico giovandosi della sua formazione di disegnatore di moda conseguita in virtù degli studi che egli compì presso la Parsons School of Design, grazie ai quali ottenne un posto di stilista e disegnatore di confezioni presso la Revlon.

Le sue capacità in questo settore vennero abilmente trasfuse dal futuro director statunitense nella cinematografia proprio nella suddetta veste di costumista, inoltrandosi anche nel campo della sceneggiatura, dove , soprattutto in fase iniziale, lo fece per film che non ottennero grande considerazione come “Car Wash-stazione di servizio”, del 1976 o “I’m magic” , del 1978, siglando , in ambito scritturale tra screenplay, soggetti e plot vari nove tra prodotti del piccolo e del grande schermo ed avventurandosi in attività di produttore esecutivo e produttore puro che gli avrebbero assegnato una maggiore fortuna a partire dalla metà degli anni ottanta.

Sarà il 1981, dopo le prime due delle sue trentacinque esperienze come director di serie tv od episodi di esse o di film( ossia i tv movie “Virginia Hill” del 1974 e “Amateur Night at the Dixie Bar and Grill”del 1979), a segnare il suo esordio alla regia di un lungometraggio del grande schermo con “The Incredible Shrinking Woman”, con Lily Tomlin e Charles Grodin, una commedia di fantascienza tratta dal romanzo “Tre millimetri al giorno” di Richard Mathison (1956) , che già un anno dopo la sua uscita aveva generato un cult come “Radiazioni BX: distruzione uomo”, per la direzione di Jack Arnold, ed a cui si riferì  Joe Johnston nel 1989 per “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi” (1989).

Da quel momento incominciò una produzione che lo avrebbe fatto essere anche adepto di una certa cinematografia legata agli anni ottanta e novanta dello scorso secolo, fatta di assenza o quasi di ricerca di punte od alee creative e sicuramente con canoni artistici tendenti maggiormente in parte all’ artefatto e lezioso, al patinoso e leccato, adagiati su una presunta ricerca di perfezione esteriore e del politicamente giusto.

Le prove registiche successive al debutto (dopo anche “D.C. Cab “con Mister T, il famoso attore di “A-Team”), riuscirono ad accattivare un pubblico abbastanza giovane. Infatti “St. Elmo's Fire” del 1985 e “Ragazzi perduti”, attrassero un pubblico adolescente e post-adolescente, soprattutto statunitense, anche grazie all’abilità del regista nordamericano di scovare nuovi talenti o lanciare definitivamente attori da poco sbocciati ma non del tutto affermati, come fece anche proprio in queste due pellicole nelle quali esaltò, come protagonisti del cast del primo, Emilio Estevez ( Figlio di Martin Sheen e fratello di Charlie Sheen), Rob Lowe , Andie MacDowell e Demi Moore. Mentre nel secondo prodotto cinematografico Schumacher fece emergere Jason Patric ed anche Kiefer Sutherland, iterando la sua capacità di evidenziare attor giovani dalle grandi doti artistiche anche con Matthew McCounaghey (che senza il ruolo affidatogli dal regista newyorkese in “Il momento di uccidere”, del 1996, non avrebbe spiccato probabilmente il volo, come egli stesso ha ammesso) e Colin Farrel lanciato in “Tigerland”(2000)  e definitivamente consacrato in “In linea con l’assassino”( 2002), le sue pellicole  forse più importanti degli anni 2000.

Dopo altre produzioni come “linea mortale “(1990) con il suddetto Kiefer Sutherland, Kevin Bacon, William Baldwin e Julia Roberts, proprio di quest’ultima fece perno centrale, l’anno seguente, di un film dolente e tristo quale “Scelta d’amore”, prima del primo film che lo rese celebre, ossia “Un giorno di ordinaria follia” (1993) che ricevette la Nomination  per la Palma d'oro proprio a Schumacher al festival di Cannes e che vide una significativa interpretazione di Michael Douglas che personifica un uomo della media borghesia che, in una giornata particolare, scatena il suo lato da giustiziere in forma violenta, quasi a rappresentare le inquietudini della società americana dei primi anni novanta.

Il riscontro di pubblico fu più che positivo ed il metteur en scene di New York inanellò a breve una serie di successi con le trasposizioni cinematografiche di due romanzi di John Grisham ossia “Il cliente” (1994) , con Tommy Lee-Jones e Susan Sarandon, candidata all’Oscar come miglior attrice, e “Il momento di uccidere”(1996) con un cast stellare che vide oltre ai su citati M. McCounaghey e K. Sutherland ( ed il padre Donald), Samuel L Jackson, Kevin Spacey e Sandra Bullock.

Intervallati a questi due prodotti filmici vi furono i due non indimenticabili e poco amati , in modo particolare dagli appassionati della versione originale dell’uomo pipistrello, batman ossia “Batman forever” (1995, con Val Kilmer, Tommy Lee Jones, Nicole Kidman, Jim Carrey) e “Batman & Robin” (1997con George Clooney, Chris O’Donnel, Uma Thurman, Arnold Swarzenegger, Alicia Silverstone) concludendo il decennio dei novanta con un più interessante“8mm – delitto a luci rosse”( 1999, con Nicolas Cage e Joaquin Phoenix).

 In definitiva Schumacher è stato un regista (che  tra l’altro ha asserito che il cinema è una bugia in un mondo di bugiardi) che nell’insieme del suo cammino da cineasta ha saputo ottenere dei successi anche corposi ma senza venire mai issato a vessillo dell’arte filmica assoluta e che in Italia ricorderemo gradevolmente anche per la regia che prestò per la campagna pubblicitaria del Campari , nel 2011, in cui risuonava, per molti anni, una frase mutuata dal filosofo tedesco Lessing: “L’attesa del piacere è essa stessa piacere”.





 

di Gian Maria Tesei Data: Mercoledi, 24 giugno 2020

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