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“Università Bandita”, il Prof. Oliveri su Zuccaro: “neanche il procuratore può permettersi di usare nei confronti dell’ateneo gli aggettivi che ha utilizzato” - VIDEO IN ESCLUSIVA

Cronaca   Mercoledi, 31 luglio 2019

di iena marco pitrella (col concorso morale di marco benanti)

Quel che è peggio è che durante la seduta di laurea di venerdì scorso, è stato Salvatore Massimo Oliveri, professore ordinario al dipartimento di ingegneria industriale, a far la “discussione” sull’indagine “Università Bandita”.

A un preferibile stare zitto, il professore, ha preferito proferir parola: “non sarebbe dignitoso se io facessi finta di non sapere”.

Ne ha avute per tutti, Oliveri.

Ne ha avute per Carmelo Zuccaro, il procuratore: “nessuno – ha detto il professore -, neanche il procuratore della Repubblica può permettersi di usare nei confronti del nostro prestigioso ateneo gli aggettivi che ha utilizzatocome il titolo dell’inchiestabandita”… “verminaio”… “cupola mafiosa”.

Dunque, è questione di aggettivi per il professore.

Del resto, sono ottanta gli indagati e di atenei coinvolti ce n’è più d’uno, non solo il “nostro”. Nel rispetto della presunzione di innocenza, sono emerse baronie e familismo su cui ci sarebbe tanto da riflettere; come se non si sapesse e mai nessuno ha fatto niente. Cosa doveva accadere, domanda che va domandata, perché si suscitasse un po’ di indignazione?

E ne ha avute per la stampa, Oliveri, “la stampa locale” – ha tenuto a specificare - “che ha amplificato – per l’appunto - gli aggettivi negativi dimostrando ancora una volta il basso livello culturale”.

Non solo ma – ha aggiunto - “dando anche informazioni sbagliate”, il generico J’accuse: sia più chiaro, il professore, e meno “chiarissimo”; del resto, fosse vero, sarebbe un reato.

Non si tratta così un’università prestigiosa – ha proseguito – così si insultano 1400 docenti e 40mila studenti.”

Di che stupirsi? questa è la linea. Qualche giorno dopo infatti, mercoledì – come riportato da “Sudpress” – durante uno dibattito fra i candidati a rettore, tale Antonella Lanzafame, segretaria Cisl-Unict, ha definito la stampa “non corretta”, chiamando in causa un articolo pubblicato su “La Sicilia” a firma di Barresi, Mario il maestro di stile, e invitando proprio i candidati a “prendere le distanze dalla stampa, noi (l’ateneo, ndr) siamo – addirittura – ostaggio della stampa e chiedo al futuro rettore di governare quelle informazioni che spesso e volentieri ledono la nostra immagine”.

Con quale faccia? viene da chiedere.

Certo, se per non “ledere l’immagine dell’ateneo” si prendesse a esempio il linguaggio dei docenti, magari quello intercettato…

Ma è di Oliveri che qui si vuol parlare, perché è nel finale che il professore supera sé stesso: “non permetteremo a nessuno di infangare la nostra università”.

Ecco, “infangare”: pensassero, piuttosto, a ragionare su quel che sta accadendo.

Però, l’ha detto, “non siamo qui né per condannare e né tantomeno per assolvere, la magistratura farà il suo corso”: non si dica, quindi, che il chiarissimo professore Salvatore Massimo Oliveri, ordinario al dipartimento di ingegneria industriale, non ne abbia avuto di rispetto.

di iena marco pitrella Data: Mercoledi, 31 luglio 2019

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