La storia surreale di Antonio Poeta. Raccontiamo una storia di ordinaria cattiva amministrazione: succede al Comune di Catania. E ha per protagonista Antonio Poeta, un lavoratore della pubblica amministrazione che ha fatto il suo dovere per anni e ha vissuto sulla sua pelle una vicenda davvero surreale. Tutto comincia nel giugno del 1988, quando il […]
Le disparità di trattamento e lo sperpero di denaro pubblico al Comune di Catania
Pubblicato il 20 Febbraio 2026
La storia surreale di Antonio Poeta.
Raccontiamo una storia di ordinaria cattiva amministrazione: succede al Comune di Catania. E ha per protagonista Antonio Poeta, un lavoratore della pubblica amministrazione che ha fatto il suo dovere per anni e ha vissuto sulla sua pelle una vicenda davvero surreale.
Tutto comincia nel giugno del 1988, quando il Comune di Catania, ai sensi della legge regionale 26/86, assume a determinato per due anni 40 tecnici (35 geometri, tre ingegneri e due architetti), dopo una selezione per solo titoli.
I tecnici assunti firmano un contratto che li equipara a tutti gli effetti giuridici al personale di ruolo, avendo gli stessi diritti e doveri: non a caso, possono essere impegnati non solo per l’espletamento delle pratiche di sanatoria, ma anche per compiti di istituto.
Nel 1990 la Regione Siciliana, con legge, emette una prima proroga del contratto e nel 1991, sempre con legge, trasforma il contratto da tempo determinato in indeterminato, con continuità di servizio, cioè senza nessuna interruzione di neppure un giorno di lavoro. Dal 1988 ad oggi il personale a suo tempo assunto per l’espletamento delle pratiche di sanatoria, per varie ragioni ha cambiato amministrazione, sono andati in pensione e sono stati impegnati in compiti di istituto.
Ma ecco un aspetto fondamentale di questa vicenda: a tutto il personale andato in pensione e/o trasferito in altra amministrazione è stato riconosciuto per intero il trattamento di fine servizio.
Ma non per tutti! Infatti, da quando nel 2016/17, cioè da quando è stata nominata la nuova funzionaria che si sarebbe occupata dell’ufficio pensioni del personale del Comune di Catania, la nuova P. O. (Posizione Organizzativa), in maniera unilaterale, ha ritenuto opportuno non quantificare gli anni di servizio a tempo determinato ai fini del trattamento di fine rapporto del personale assunto con la legge regionale 26/86. Di fatto togliendo ben tre anni di benefici.
Ne fa le spese subito una dipendente che, però, reagisce e ottiene giustizia: le viene riconosciuto, infatti, l’importo impropriamente decurtato, incrementato lo stesso degli interessi legali maturati.
Successivamente, analoga situazione vivono altri dipendenti andati in pensione e che vivono le stesse condizioni (mancano anche a loro all’appello tre anni di Trattamento di Fine Rapporto): costoro chiedono spiegazioni al direttore del personale. Senza ottenere giustificazione e/o risposta.
Passa qualche tempo, e nel dicembre/gennaio del 2021/2022 i dipendenti che vivono questa ingiustizia chiedono un incontro con l’assessore al personale del tempo: sorpresa? Incredulità? L’assessore si riserva di dare riscontro: ancora oggi, i dipendenti attendono il riscontro! Sulla vicenda arriva, il 9 marzo del 2022, anche l’interrogazione dell’ex consigliere comunale nonché vice presidente del consiglio comunale Lanfranco Zappalà, il quale si rivolge per iscritto alla direzione di competenza. La risposta arriva dopo mesi: la direzione e l’assessore rispondono e si contraddicono.
Antonio Poeta, uno dei dipendenti in quiescenza colpiti da questa ingiustizia, si rivolge ad un legale, l’avv. Ferraù, il quale , con una Pec del 9 maggio del 2022, chiede il riconoscimento del trattamento di fine servizio per il periodo mancante. E il Comune? Non risponde.
Poeta avvia una causa di lavoro: alla prima udienza il Comune non si costituisce. Viene fissata nuova udienza per il 25 maggio del 2023.
La causa va avanti e il 24 gennaio del 2025 arriva sentenza di condanna per il Comune: quest’ultimo deva pagare la somma dovuta, oltre gli interessi, la rivalutazione monetaria e le spese legali. Sentenza che viene notificata al Comune di Catania. Che non ottempera alla sentenza. Eppure, il Tribunale, sollecitato da Poeta, attesta, il 9 luglio del 2025, che la sentenza è passata in giudicato. Vista l’inerzia del Comune di Catania, viene investito della vicenda il Tar di Catania, con l’obiettivo di vedere riconosciuto quanto quantificato in sentenza.
Stranamente, il 27 novembre scorso, poco prima dell’udienza fissata dal Tar, dal Comune di Catania arriva il pagamento dell’importo dovuto, compresa la rivalutazione monetaria, ad eccezione delle spese legali. Ad oggi, le spese legali non sono state pagate.
Ebbene, il Tar di Catania, il 16 dicembre dello scorso anno, ha condannato il Comune di Catania al pagamento di quanto quantificato dal giudice di lavoro. Per l’eventualità di inadempienza, viene nominato come commissario ad acta il segretario del Comune di Acireale. Per il Comune di Catania, invece vengono quantificate ulteriori spese legali di 800,00 euro.
Finale: per un importo dovuto di circa 5.686,07 euro si dovrà fare fronte a 10386,76 euro, oltre alla perdita di tempo, al dispendio di energie lavorative, allo stress a danno degli ex dipendenti. Il tutto perchè? Arriva mai una risposta dall’amministrazione?
Intanto, pare proprio che tutta la documentazione in itinere sarà inviata alla Corte dei Conti. Auguri.




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