Affitti brevi in crescita, case stabili in calo: da Catania Sunia e Cgil lanciano l’allarme sulla crisi abitativa in Sicilia. Divulgati i dati regionali con focus su Catanja e Palermo


Pubblicato il 14 Ottobre 2025

SUNIA SICILIA 

Comunicato stampa 

Un mercato immobiliare che spinge verso l’instabilità, famiglie che faticano a trovare casa, studenti e lavoratori precari costretti a soluzioni provvisorie e sempre più care. È questa la fotografia emersa stamattina al Salone Russo di via Crociferi, a Catania, durante la conferenza stampa organizzata da Sunia e Cgil Sicilia. Al tavolo dei relatori: Giusi Milazzo, segretaria generale Sunia Sicilia; Angela Biondi, segretaria confederale Cgil Sicilia; Agata Palazzolo, segretaria generale Sunia Catania e Valentina Di Magro, segretaria confederale Cgil Catania.
Al centro del dibattito ci sono i dati elaborati dal Sunia nazionale a partire dall’Osservatorio immobiliare: numeri che raccontano di un Paese e di un’Isola in cui l’accesso alla casa diventa sempre più difficile. A livello nazionale, i contratti di lungo periodo sono crollati da 508.544 nel 2019 a 426.861 nel 2023, con una riduzione del 19,13%. I contratti agevolati per studenti mostrano una lieve crescita, passando da 42.971 nel 2021 a 46.419 nel 2023 (+8,02%). I contratti transitori, escluso il calo del 2020 dovuto alla pandemia, mantengono un andamento costante con un incremento del 3,54% negli ultimi tre anni (da 169.389 nel 2021 a 175.397 nel 2023).
Nelle aree metropolitane il trend è ancora più accentuato: i contratti di lungo periodo diminuiscono del 18,30%, quelli concordati del 14,15%. Al contrario, crescono i contratti per studenti (+9,70%) e i transitori (+11,70%). Il focus regionale mostra dati eloquenti. Nel 2023, nell’area metropolitana di Palermo si registrano 4.475 contratti transitori, 1.768 per studenti e 5.038 a lungo termine. A Catania, invece, i contratti transitori sono 2.692, quelli per studenti 2.793, e i contratti di lungo periodo appena 2.416.
Il rapporto tra affitti brevi e locazioni stabili evidenzia un mercato profondamente squilibrato. A Palermo: 5.981 affitti brevi contro 10.191 locazioni a lungo termine. A Catania: 3.680 affitti brevi contro 4.525 locazioni stabili. Ancora più preoccupanti i dati delle piattaforme immobiliari: a Palermo, nel 2023, l’offerta di affitti lunghi è di sole 595 unità, contro quasi 6.000 affitti brevi; a Catania, appena 252 case disponibili per affitti lunghi, contro 3.689 brevi.
“Le fasce più colpite sono giovani, famiglie a reddito medio-basso, lavoratori e lavoratrici precarie, anziani – ha spiegato Milazzo –. Tutti soggetti che non hanno accesso all’acquisto e cercano un affitto stabile e sostenibile, oggi quasi introvabile”.
I dati sul fenomeno degli sfratti, contenuti in un documento presentato contestualmente, completano il quadro. Nel Paese si registra una crescita delle richieste di esecuzione di quasi il 10%, mentre gli sfratti eseguiti restano sostanzialmente invariati. In Sicilia, nel 2023, si osserva un incremento del 3,22% degli sfratti emessi, per un totale di 1.957 provvedimenti. Nel dettaglio: a Palermo gli sfratti emessi aumentano del 4,20% (1.169 casi) e quelli eseguiti del 5,21% (343 casi); a Ragusa l’incremento è del 22,12% per gli sfratti emessi (138 casi) e del 7,24% per le richieste di esecuzione (459 casi); a Enna, nonostante lo spopolamento e gli alloggi vuoti, si contano 44 richieste di esecuzione (+29%) e 10 sfratti eseguiti (+25%). A Catania, invece, i dati non sono stati rilevati, a conferma di un sistema di monitoraggio “inceppato”.
Secondo Sunia e Cgil, “la diminuzione dei contratti abitativi per lungo residenti e l’aumento degli affitti brevi incidono direttamente sul calo delle procedure di sfratto, ma mascherano un disagio crescente. – aggiunge Milazzo- A rallentare le esecuzioni contribuiscono anche le difficoltà degli uffici giudiziari nel gestire la mole di lavoro.
“L’assenza di una politica pubblica sull’affitto e di un’offerta abitativa capace di rispondere anche ai bisogni del ceto medio impoverito – ha dichiarato Biondi – rischia di portare la Sicilia ad un punto di non ritorno. Il governo regionale si deve dotare di una legge complessiva sul diritto all’abitare che metta finalmente mano a questa materia e che trovi soluzioni a breve e a medio termine per arginare il disagio che nell’Isola è più che evidente”. 
E aggiunge Valentina Di Magro: “È evidente che così la città non garantisce più soluzioni accessibili a chi lavora, studia o cresce una famiglia qui. Il rischio è che Catania diventi una vetrina per turisti e un deserto per i suoi cittadini. Per questo chiediamo regole certe sugli affitti brevi e investimenti seri sull’edilizia residenziale: la casa deve tornare a essere un diritto, non un privilegio”.
Le richieste delle organizzazioni sindacali sono chiare: aumento sostanziale dei fondi nazionali per il sostegno all’affitto, oltre al ripristino di quelli tagliati; protocolli tra Comuni e Prefetture che garantiscano il passaggio da casa a casa prima di ogni sfratto; una legge regionale sul diritto all’abitare, con soluzioni a breve e medio termine per contenere il disagio abitativo.
Il rischia è quello di consolidare un modello di esclusione, in cui l’abitare diventa un lusso per pochi. “Questi dati devono essere un monito: restituire centralità al diritto alla casa non è più solo un’urgenza sociale, ma una condizione imprescindibile per garantire coesione e futuro alle comunità siciliane”, conclude Agata Palazzolo.


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