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Al Cannizzaro la ‘caccia alle uova magiche’: l’oncologia celebra la Pasqua tra cura e comunità
Pubblicato il 31 Marzo 2026
Sorrisi, risate, divertimento, benessere, coinvolgimento, unione, comunità, sostegno, cura.
La malattia si vince anche così.
Acto Sicilia, alleanza contro il tumore ovarico, organizza la “Caccia alle uova magiche”.
Un giorno di festa all’interno del reparto di Oncologia Medica dell’Ospedale Cannizzaro di Catania.
Giovedì 2 aprile 2026 alle ore 11, nel “Giardino magico” accanto al reparto, si terrà la caccia alle uova per festeggiare con il sorriso, seppure nella difficoltà, le festività pasquali.
Un momento di condivisione, promosso dall’associazione fondata da pazienti, familiari e medici, con l’obiettivo di affiancare occasioni di relazione e partecipazione al percorso clinico perché, come afferma Anna Maria Motta, presidente di Acto Sicilia, “anche dentro l’ospedale è possibile creare spazi di normalità e relazione, fondamentali per affrontare la malattia”.
L’iniziativa coinvolgerà pazienti, familiari e personale sanitario, in uno spazio pensato per offrire un momento di leggerezza. Gli spazi di cura sono “Spazi di vita”, come recita il titolo dell’ultimo libro dell’associazione, pensato e firmato dal primario dell’Oncologia Medica dell’ospedale, Giusy Scandurra insieme all’architetto Giuseppe Scannella e di cui è coautore del concept anche l’ingegnere Vincenzo Udine.
Un ambiente accogliente e partecipato, in cui la dimensione relazionale affianca quella clinica.
La “Caccia alle uova magiche” di giovedì si inserisce nel più ampio impegno dell’associazione Acto Sicilia nel promuovere iniziative di sensibilizzazione e supporto dedicate alle donne colpite da tumore ovarico, coinvolgendo attivamente il territorio e le strutture sanitarie.
“La cura non si esaurisce nell’atto medico, ma include anche l’attenzione alla qualità della vita, al benessere psicologico e alla dimensione sociale dei pazienti – dichiara la dottoressa Giusy Scandurra, primario dell’Oncologia Medica -. Questi momenti aiutano a sostenere i pazienti anche sul piano umano, accanto al percorso di cura”.





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