Antimafia a Niscemi: passano 22 anni, ma alla fine arrivano gli arresti


Pubblicato il 16 Febbraio 2013

Stamane, in conferenza stampa, gli inquirenti hanno illustrato l’operazione “Rewind”, “tornando a ritroso” nel tempo si scoprono i retroscena di delitti di sangue…di iena giudiziaria

Sono passati oltre vent’anni, ma alla fine le indagini, grazie anche al contributo fondamentale dei collaboratori di giustizia, hanno permesso di fare luce su alcuni delitti di sangue nati nell’ambito dello scontro mafioso fra consorterie avverse. Stamane, negli uffici della Procura della Repubblica di Catania, investigatori -il dirigente della sezione criminalità organizzata della “mobile” di Caltanissetta Marzia Giustolisi, il dirigente della “mobile” nissena Giovanni Giudice e inquirenti- il procuratore aggiunto Carmelo Zuccaro, il sostituto Lucio Setola- hanno spiegato i termini dell’operazione “Rewind”, che ha portato a dieci arresti su ordine del Gip del Tribunale di Catania Alessandro Ricciardolo, che ha firmato la richiesta della Dda di Catania. E’ stato svelato, in particolare, quanto avvenuto in occasione dell’assassino del benzinaio incensurato Roberto Bennici e il tentato omicidio del venditore ambulante Francesco Nanfaro, due presunti affiliati alla “stidda” niscemese, uccisi dai killer il 23 ottobre del 1990 mentre erano seduti in un bar del paese.

Sono destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare Giancarlo Giugno, di 53 anni, e Rosario La Rocca, di 56 anni, inteso ”Saro Pacola”. Agli altri otto indagati, in stato di detenzione, i provvedimenti restrittivi sono stati notificati in carcere. Si tratta di Salvatore Calcagno, 58 anni, di Niscemi; Giovanni Passaro, di 56, Giuseppe Tasca, di 40 anni, Pasquale Trubia, di 45, Emanuele Cassarà, di 42, Emanuele Iozza, di 51, tutti di Gela; Angelo Tisa, di 45 ani, e Salvatore Siciliano, di 48 anni.

L’omicidio di Roberto Bennici e il grave ferimento di Francesco Nanfaro avvennero nel corso della guerra di mafia tra “stidda” e Cosa Nostra, che in quegli anni insanguinava le province di Caltanissetta e Ragusa, di cui Niscemi viene indicato dagli inquirenti come “crocevia criminale”. Un clima terribile, con delitti in serie. Il progetto di morte sarebbe scaturito all’interno dello scontro fra gruppi mafiosi: il commando di morte sarebbe partito col compito di uccidere chiunque incontrassero degli “stiddari” dei Russo.

A sparare sarebbe stato il collaboratore Angelo Celona, (che si autoaccusa dell’agguato) insieme con Francesco La Cognata (morto per cause naturali mentre detenuto in carcere) ed Emanuele Trainito (morto durante la cosiddetta “strage della sala da barba” di Gela), correo per avere svolto la mansione di autista. Rosario Lombardo (anche lui successivamente deceduto) e Rosario La Rocca avrebbero svolto la mansione di vedetta.

Fra i presunti mandanti dell’omicidio Giancarlo Giugno, pregiudicato, con un passato di consigliere comunale a Niscemi, prima che venisse sciolta la giunta nel 1991 per infiltrazioni mafiose. Il sindaco dell’epoca Paolo Rizzo era suo parente.


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