“Caso Catania”: quando il Pm Bruno Di Marco sostituì il sostituto procuratore generale Giulio Toscano per la vicenda del sindaco di San Giovanni La Punta….


Pubblicato il 06 Luglio 2020

“…La mattina stessa dell’udienza del processo di incompatibilità, il magistrato che doveva sostenere l’accusa, il sostituto procuratore generale Giulio Toscano, fu invitato a non occuparsi più dell’udienza”. Una sostituzione improvvisa, seguita da un via via “continuo di avvocati in cerca di carte che non si trovavano più”. Toscano fu sostituito dal pm Bruno Di Marco, Presidente dell’Anm di Catania, che non si era mai occupato della vicenda Trovato….” (Fonte: “Controvento” inchiesta “ Caso Catania ombre sul Palazzo di Giustizia” di Titta Prato).

“…Un esponente politico puntese e lo stesso avvocato Brancato raccontano che la mattina dell’udienza del processo di incompatibilità per il sindaco Trovato il magistrato che doveva sostenere l’accusa, dottor Giulio Toscano -che sostituiva il dottor Di Marco in ferie- è stato avvisato di non occuparsi più dell’udienza in questione in quanto Di Marco era rientrato in anticipo: non aveva ancora studiato il fascicolo, ma se ne sarebbe occupato lui”. (Fonte: “Casablanca” inchiesta su “Il pazzo il boss gli affari e la gente perbene” di Graziella Proto e Riccardo Orioles- “Scheda il sindaco Trovato”).

Che cos’è il Caso Catania? E’ l’analisi nelle sue componenti e nelle loro dinamiche del “Sistema di Potere” catanese, un Potere che vive di autentiche menzogne, di piccole e grandi bugie, ma sopratutto vive e sopravvive, anche oggi, grazie…agli “amici”. Che sono davvero fondamentali, quando qualcosa -quasi sempre da fuori Catania- arriva a turbare la “quiete” della “palude catanese”.

I due passaggi che riportiamo, tratti da due organi di informazione dei primi anni Duemila, riportano anche quanto fece il dott. Bruno Di Marco. E chi è ? Di recente ha fatto riferimento anche a lui Luca Palamara https://www.ienesiciliane.it/articolo.php?aid=11357 . E’ arrivata anche la sua replica https://livesicilia.it/2020/06/22/palamara-non-lo-denuncio-ecco-la-verita-sui-magistrati/

Nei due passaggi che abbiamo riportato si racconta quanto accaduto in occasione del procedimento per la presunta incompatibilità di Santo Trovato, allora sindaco di San Giovanni La Punta, il comune attorno a quale si sono dipanate le vicende più torbide del “Caso Catania”, alla luce di quanto accaduto attorno all’imprenditore della grande distribuzione Sebastiano Scuto e al boss del clan dei “Mussi ‘i ficurinia” Alfio Laudani.Racconta sempre Titta Prato su “Controvento” nello stessa inchiesta: “…Trovato, già nel ’99, era stato alla guida del paese. Una sentenza della Corte d’Appello lo aveva, però, dichiarato incompatibile: la sua casa era abusiva. Trovato fece ricorso in Cassazione. La Corte gli diede ragione e lui riprese il suo posto. Su un episodio a margine del giudizio di secondo grado ha qualcosa da dire, quale testimone diretto, chi scrive questo dossier…”

E poi a seguire il passaggio che abbiamo già trascritto. Di recente ne avevamo parlato nuovamente…https://www.ienesiciliane.it/articolo.php?aid=10188

A distanza di tanti anni, leggere, per chi conosce le dinamiche del cosiddetto Palazzo di “giustizia” di Catania, quanto sostiene Palamara non passa inosservato.

Certo la denuncia del Presidente Scidà (“a Catania c’e’ un certo numero di magistrati legati da un forte vincolo personale e associativo che si sono impadroniti di fatto della Procura, controllando i meccanismi di assegnazione degli incarichi attraverso loro esponenti al CSM, tentando perfino di conquistare i vertici della Procura di Messina”) resta, al di là di quanto deciso nelle sedi istituzionali deputate, di grande attualità per chi vive di ricerca di verità e non di “verità di Stato”. Il potere esercitato dalle corrente di Unicost, le su influenze sugli uffici direttivi del “Palazzaccio”, sono un dato storico, come sono un dato storico le non poche “stranezze” avvenute dentro il “Palazzaccio” attorno alle vicende del “Caso Catania”. Ci ripromettiamo di raccontarle, per mantenere viva la memoria di chi non ha vissuto all’ombra delle “verità di Stato”. Anche a Catania.


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