Catania, comune, il “bluff del risanamento dei conti”: stato di agitazione dei dipendenti. Sindaco, cambia musica!


Pubblicato il 31 Agosto 2012

Impiegati comunali, ritardi nell’erogazione degli stipendi. Film già visto. Da mesi. Agliozzo, Funzione Pubblica Cgil: “dal Comune risposte insoddisfacenti. Via allo stato di agitazione”. Ma a Palazzo degli Elefanti non c’era stato un “bravo ragioniere”?a cura di Iena ComunaleLe rappresentanze sindacali di FP Cgil, Cisl Fp,Uil Fpl, Csa, UGL Al, Diccap si sono incontrate oggi con il direttore generale del Comune di Catania, Maurizio Lanza ed il vice ragioniere Belfiore. Oggetto del “faccia a faccia” i ritardi nel pagamento degli stipendi agli impiegati comunali relativi al mese di agosto.Il segretario generale della Fp ( Funzione pubblica Cgil), Gaetano Agliozzo, dichiara:“abbiamo ricevuto risposte insoddisfacenti che, inoltre, escludono il pagamento anche per la prossima settimana. La motivazione addotta dall’amministrazione comunale sul ritardo nei pagamenti risiede nel mancato trasferimento dei fondi statali alle regioni a statuto speciale; la FP Cgil prende atto della criticità della situazione economica in cui versano le casse comunali, ma i sindacati non possono esimersi dal proclamare lo stato di agitazione del personale del Comune di Catania, valutando l’opportunità di attivare iniziative a sostegno dei lavoratori .”

La Cisl, da parte sua, con un comunicato, propone una “vera riorganizzazione” della macchina comunale.Ecco il testo:

“Basta con le proroghe, apriamo un tavolo vero sulla riorganizzazione dell’ente”. La Cisl Fp etnea interviene sull’ennesimo rinvio del pagamento degli stipendi ai dipendenti del comune di Catania.”È il momento di dire no a ulteriori proroghe – dice Daniela Volpato, segretario nazionale della Funzione pubblica Cisl – non è possibile continuare in questo modo, perché i lavoratori comunali non possono essere così pesantemente penalizzati. Ogni mese ci sono mutui da pagare e scadenze da rispettare, ritardi e proroghe finiscono per creare danni enormi nelle economie delle famiglie che non riescono più a fronteggiare le difficoltà neanche con il piccolo sistema di welfare familiare messo in ginocchio dalla crisi, dall’inflazione e dalla disoccupazione”.Per Volpato, “bisogna rendere atto all’amministrazione comunale di Catania di aver già fatto qualcosa nella direzione di rivedere la spesa, ma la situazione richiede l’apertura di un tavolo vero per vedere dove è possibile mettere le mani per eliminare sprechi nel breve, medio e lungo termine. Non possiamo fermarci perché c’è la pausa elettorale, occorre portare avanti la revisione combattendo sprechi, presunte riorganizzazioni e continue consulenze”.In tre anni, il personale dipendente del Comune di Catania è passato da 5mila agli attuali 3280 dipendenti; il bilancio comunale si aggira sul miliardo di euro. L’ulteriore rinvio del pagamento degli stipendi comunali catanesi apre una più ampia considerazione sulla pubblica amministrazione italiana.”La diminuzione del personale – denuncia Volpato – non porta automaticamente a una diminuzione della spesa. In cinque anni, l’amministrazione pubblica italiana ha 170mila dipendenti in meno ma il 55 per cento di spesa in più. Quindi è stato fatto altro, con chiamate “ad personam” senza professionalità, abbattimento della qualità dei servizi, aumento della spesa, sottoutilizzo dell’organico”.”Nel comune di Catania, ad esempio – sottolinea il segretario nazionale della Cisl Fp – la diminuzione dell’organico dovuta ai pensionamenti poteva consentire alla sistemazione dei 189 contrattisti ex-Puc ma si è preferito esternalizzare servizi e continuare con le consulenze”.”Ma ora è il momento di dire basta – conclude Volpato – perché la situazione si è complicata, rischia di allargarsi anche alle altre amministrazioni comunali del territorio e quindi avere conseguenze difficilmente controllabili. In questo caso, diventa importante l’unità di intenti e di azione di tutte le forze sociali per perseguire il bene comune, di tutti i dipendenti comunali e delle loro famiglie”.


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