Catania, meritocrazia all’italiana: chi era prefetto la “notte della vergogna” con la morte dell’ispettore Raciti oggi inaugura campetto…in sua memoria!


Pubblicato il 18 Giugno 2012

Senza faccia e senza pudore: nella periferia disperata una struttura nata dalla solidarietà. Ma a dare battere la pallonata inaugurale il ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri, che il 2 febbraio 2007 era soltanto a capo della Prefettura. Quella notte sulla sua carriera non ha avuto effetti negativi.di Iena Memoria D’Elefante, Marco Benanti

Sotto l’Etna, in una città che sembra popolata da zombie, tanto è il “sonno” e l’indifferenza a tutto, s’ingoia tutto. Oggi è stata possibile “ingoiarne” un’altra: è tornata a Catania, da ministro dell’interno del governo “tecnico” (lo chiamano così) Monti, Anna Maria Cancellieri (nella foto). E perché è tornata? C’era da inaugurare, al villaggio Sant’Agata, estrema periferia della città, un campetto intitolato alla memoria dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, morto negli scontri fra “animali da tifo” (chiamati ultras) il 2 febbraio 2007. Per questa tragedia ci sono già due persone condannate -per omicidio preterintenzionale- in appello: Antonino Speziale e Daniele Micale. Si attende il responso della Cassazione.

Il campetto è stato realizzato, nei locali della parrocchia “Santa Croce” di padre Pio Guidolin, grazie alla solidarietà di tanti, l’Accademia di Belle Arti, attori e cabarettisti, che hanno permesso la raccolta di 105.000 euro: un piccolo segno di speranza in un quartiere nato dal “genio mostruoso” (nel senso che produce mostruosità urbanistiche e sociali) della “classe dirigente” locale. Attorno al campo c’è un’area a parcheggio abbandonata: anche per questo il dott. Francesco Leonardi, che per primo lanciò l’idea del campetto, ha giustamente detto che c’è ancora molto da fare per questa area periferica e ha fatto un appello alle istituzioni in questo senso.

Il ministro Cancellieri, da parte sua, in mezzo ad applausi, telecamere e flash e il rituale taglio del nastro con il sindaco Raffaele Stancanelli e l’arcivescovo Salvatore Gristina (una scena anni cinquanta da film di Alberto Sordi) ha dichiarato: “gli ultras non sono più i padroni dei campi, posso esserci stati dei fatti ma la situazione è molto cambiata, nei campi adesso si va molto più tranquilli, i progressi fatti si vedono con partite che sono molto serene; poi che ci siano manifestazioni al di fuori dei campi purtroppo non tutto si può controllare perché appartiene ad un certo modo di essere.” Nulla di nuovo sotto il sole, allora. Già, come allora.

Quella maledetta sera, mentre il mondo guardava in diretta a cosa è ridotta Catania, rimasta “paralizzata” in una sua area urbana per l’azione di un gruppo di “animali da tifo”, un sottoprodotto della “civiltà dell’occidente”, la Cancellieri era soltanto il Prefetto della città. Rimase Prefetto anche dopo il 2 febbraio, rimase Questore anche Michele Capomacchia. Del resto, loro che responsabilità avevano? A pagare –secondo indiscrezioni ben fondate- fu il dott. Ferdinando Guarino, allora dirigente della Digos, successivamente trasferito. Ufficialmente per altri motivi, ovviamente. Uno “spettacolo” nella “migliore” tradizione italiana.

Proprio uno Stato che dà l’esempio, valutando “alla rovescia” chi ha chiare responsabilità nell’ordine pubblico. E oggi, il ritorno da ministro dell’Interno (proprio così) della Cancellieri. Chapeau ministro, lei è un degno rappresentante di questa Italia!


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