Catania, occupazione, numeri da brivido: 40 mila tra licenziati e cassintegrati! La Cisl lancia l’ennesimo allarme


Pubblicato il 30 Luglio 2012

Dalla riunione dell’esecutivo provinciale del sindacato dati da incubo per la realtà catanese. La disoccupazione dilaga; e non solo: dall’inizio dell’anno, 600 richieste di ammortizzatori sociali depositate all’Ufficio del lavoro. Altri 5mila lavoratori sono a rischio di uscita dal mercato del lavoro. Nuove vertenze: Aligrup, banche, tv locali. Tagli nei servizi postali e nei trasporti. Ecco il resoconto dell’esecutivo:

a cura di Iena Operaia

A Catania, sono 40mila i lavoratori che tra il 2010 e il 2011 sono stati licenziati, posti in mobilità o cassa integrazione straordinaria. Altri 5000 lavoratori rischiano di essere fuori dal mercato del lavoro, con le 600 istanze presentate da aziende in crisi e depositate dall’inizio di quest’anno presso l’Ufficio provinciale del lavoro per richiedere altri “ammortizzatori sociali”.Dati allarmanti resi noti dalla Cisl di Catania, oggi, nell’ultima riunione dell’esecutivo provinciale (nella foto) prima della pausa estiva che fanno presagire un autunno ancora più caldo.Alla presenza di Maurizio Bernava, segretario generale della Cisl siciliana, e di Daniela Volpato, segretario nazionale della Fp Cisl, il gruppo dirigente provinciale ha fatto il punto sui numeri dell’emergenza.”Ormai è confermato dai dati ufficiali – dice Alfio Giulio, segretario generale della Cisl etnea – che la crisi economica che stiamo attraversando ha colpito la nostra regione in modo devastante. Bankitalia, la Fondazione Curella, l’Istat ci dicono che interi comparti produttivi hanno subito un duro colpo, sono stati polverizzati e ciò mette in serio pericolo la nostra società con l’impoverimento di fasce sempre più estese”.Le nuove vertenze che si profilano sono dovute alla crisi dei supermercati Aligrup/Despar, gruppo che in attesa di poter essere acquisito da altri imprenditori ha avviato per i lavoratori le strade della cassa integrazione. Nel settore bancario, Monte Paschi e Unicredit hanno dichiarato esuberi tra il personale dipendente anche nelle filiali del territorio catanese. Nel settore dell’informazione, ci sono testate televisive che con l’aggravio del passaggio al digitale terrestre, rischiano di dover ridurre i loro costi e mettere in forse numerosi lavoratori del settore. Nel settore dei call center, il quadro è in chiaroscuro: da un lato si assume ma dall’altro si licenzia, con evasione dei contributi e della retribuzione e causando a tanti lavoratori oltre al danno anche la beffa.E se il settore privato produce cassintegrati, il pubblico taglia i servizi. Nel settore dei trasporti, l’Ast lascia senza stipendi i lavoratori e dismette linee importanti anche per Catania; Trenitalia taglia 38 treni, mette a rischio posti di lavoro e crea disagi ai passeggeri; Poste Italiane, nonostante non navighi nella crisi, decide di chiudere molte delle proprie sedi.”I comuni – aggiunge Giulio – hanno difficoltà a garantire i servizi sociali soprattutto agli anziani, ai pensionati e alle persone con disabilità. Per le famiglie, aumenta la pressione fiscale e quelle bisognose si trovano in grande difficoltà economica. Abbiamo lanciato nei giorni scorsi una sollecitazione alla società organizzata e alla politica responsabile per unire il proprio impegno per fare rete e affrontare concretamente i problemi dei lavoratori e della gente. In questo senso va il progetto di riorganizzazione della Cisl siciliana, nella consapevolezza della responsabilità di rinnovarsi e rafforzarsi, per continuare a rappresentare e tutelare al meglio i lavoratori e le lavoratrici siciliane”.Sull’incombente campagna elettorale e sul contemporaneo confronto per il personale regionale si sofferma Bernava. Per il leader della Cisl siciliana “siamo pronti a dare il nostro contributo per mettere mano al personale della regione, ma la politica non faccia la campagna elettorale sulla nostra pelle”.”Entro il 30 novembre – aggiunge Bernava – si individuino ed eliminino consulenze, incarichi ed esternalizzazioni che prestano servizi tipici della Regione Siciliana. Si inserisca l’istituto della mobilità interna, che alla Regione non c’è mai stato, per reimpiegare il personale in quei servizi nel frattempo liberatisi. A questo punto si può individuare il personale che può con certezza andare in pensione. Ma mettendo in campo subito un regolamento delle pensioni, perché quello che a Monti non è stato detto è che le pensioni sono pagate col bilancio regionale”.”Allora in campagna elettorale invece di spacciare bugie e promesse varie – conclude Bernava – i politici siciliani mettano mano alle cose concrete e si vada verso un governo di responsabilità istituzionale. Noi siamo disponibili a farlo, attraverso un patto sociale, e li incalzeremo a fare lo stesso”.


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