Catania, operazione “Padrini”: la Corte d’Appello conferma la sentenza di primo grado


Pubblicato il 13 Luglio 2012

Condannato anche l’ex assessore comunale di Paternò Carmelo Frisenna. Ma è stata fatta davvero giustizia?

di Iena Giudiziaria, Marco BenantiSentenza di secondo grado stamane per il procedimento cosiddetto “Padrini”, nato dall’operazione antimafia del novembre 2008 che sconvolse Paternò rivelando intrecci politico-affaristico-mafiosi, davanti ai giudici della seconda sezione della Corte d’Appello (Presidente Ciarcià, a latere Carmen La Rosa e Sebastiano Mignemi). I giudici hanno confermato la sentenza di primo grado, emessa due anni fa, col rito abbreviato, dal gup Dorotea Catena, respingendo le impugnazioni presentate della Procura della Repubblica.Questa è la sentenza di primo grado confermata: cinque anni di reclusione per mafia per l’ex assessore comunale ai servizi sociali di Paternò Carmelo Frisenna. Frisenna è stato anche dichiarato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, e, dopo l’espiazione della pena, sottoposto ad un anno di libertà vigilata. Il Gup ha altresì dichiarato Frisenna incapace di contrattare con la pubblica amministrazione per due anni e al pagamento, in solido con altri, al risarcimento dei danni in favore del comune di Paternò, in persona del sindaco-pro tempore, costituitosi parte civile. La sentenza ha riguardato altri quattordici imputati. Un solo assolto, Salvatore Tirenna.Ecco le condanne: Antonino Aiello (6 anni), Francesco Amantea (4 anni e 4 mesi), Massimo Amantea (5 anni e 4 mesi), Salvatore Assinnata (1 anno e 8 mesi), Salvatore Befumo (1 anno 8 mesi), Salvatore Branciforte (5 anni e 6 mesi), Salvatore Catania (1 anno e 8 mesi), Rosario Chisari (6 anni), Giuseppe Mirenna (1 anno e 8 mesi), Santo Filippo Pappalardo (1 anno), Pietro Puglisi (1 anno e 8 mesi), Luca Vespucci (1 anno e 8 mesi). Il Gup aveva deciso altresì di non doversi procedere contro Roberto Vacante, per precedente giudicato.In attesa della Cassazione, al di à del dato giudiziario resta la sensazione che non sia stata fatta completamente giustizia, in particolare sulla vicenda di Frisenna e sui rapporti con la politica paternese.


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