Catania Più Attiva: raccolta firme per intitolare strada a Luigi Ilardo


Pubblicato il 13 Maggio 2025

Sono trascorsi 29 anni da quel tragico 10 maggio 1996, giorno in cui fu assassinato Luigi Ilardo, pochi giorni prima che si recasse a Roma per firmare il protocollo di protezione dei collaboratori di giustizia.

Un omicidio di mafia a tutti gli effetti, sia per le modalità dell’esecuzione — due killer in moto spararono otto colpi di pistola — sia per i nomi dei mandanti, tutti condannati.

Catania Più Attiva, come deliberato nel corso della riunione del direttivo svoltasi mercoledì scorso, ha voluto ricordare Luigi Ilardo con una commemorazione molto semplice: un mazzo di fiori, in forma privata, alla presenza del direttivo, dei familiari e di Rosario Cunsolo, presidente dell’associazione anti-racket Libera Impresa.

A fine serata, Santo Musumeci, presidente di Catania Più Attiva, e Dario Consoli, segretario, insieme ai consiglieri del direttivo Francesco Giuffrida e Vincenzo Gullotta, hanno lanciato una raccolta firme per una petizione comunale volta a chiedere l’intitolazione di una strada a Luigi Ilardo.

Saranno necessarie 500 firme di residenti iscritti nelle liste elettorali del Comune di Catania.La petizione sarà ufficialmente lanciata all’inizio di giugno, con l’organizzazione di banchetti nelle principali vie della città.Un pensiero particolare va alla figlia Luana, che ieri non ha potuto essere presente perché già invitata da tempo in Sardegna, in diversi comuni, per parlare di lotta alla mafia e di cultura della legalità. Da molti anni, Luana si batte per conoscere tutta la verità sulla morte del padre e su tanti aspetti ancora poco chiari del rapporto — o trattativa — tra Stato e mafia, inclusa la mancata notifica che sarebbe dovuta giungere a suo padre a Catania.

Un pensiero va anche a Mario Ravidà, ex ispettore della DIA, anch’egli impossibilitato a essere presente in via Quintino Sella, ma che da molti anni mette a disposizione le sue conoscenze per contribuire alla ricerca della verità.Perché Luigi Ilardo ha dato fastidio da vivo, e continua a darne da morto? Forse perché c’è un livello troppo alto dello Stato coinvolto?Noi di Catania Più Attiva ci impegneremo affinché la figura di Luigi Ilardo possa ricevere il giusto riconoscimento, e affinché i suoi familiari possano finalmente conoscere la verità.

Santo Musumeci – presidente di Catania Più Attiva come docente ed educatore intendo adoperarmi per far conoscere ai giovani studenti catanesi la storia della lotta alla mafia negli anni Novanta, momento cruciale di svolta tra la cosiddetta Prima e Seconda Repubblica: le stragi di Capaci e via D’Amelio, e soprattutto la trattativa tra pezzi dello Stato e mafia, di cui Luigi Ilardo fu una tragica vittima. Uomo sinceramente pentito della sua appartenenza a una società criminale segreta che aveva inferto ferite profonde alla nazione, Ilardo decise di agire con grande coraggio, permettendo arresti molto importanti mentre manteneva una posizione di rilievo all’interno della compagine mafiosa, collaborando da prezioso infiltrato con il colonnello Riccio e il giudice Caselli. Purtroppo, non altrettanto efficace si rivelò la gestione successiva di questa fondamentale fonte, in un momento in cui la società italiana era ancora profondamente scossa dai crimini mafiosi e non riusciva a intravedere una via d’uscita, dopo le barbare stragi che avevano strappato alla nazione Falcone e Borsellino.

Il giudice Tinebra parve infastidito dalle affermazioni di Ilardo, ormai prossimo a diventare ufficialmente un collaboratore di giustizia, mentre il colonnello Mori non riuscì, nonostante ripetuti sopralluoghi, a ritrovare il casolare indicato come il covo di Bernardo Provenzano — il quale, evidentemente, doveva restare libero per coordinare una mafia che si era appena liberata di Riina e della sua strategia stragista. Sono veramente inquietanti i fatti legati agli ultimi giorni di vita di Ilardo: un uomo che volle fidarsi dello Stato, aiutandolo, e che fu invece abbandonato, lasciato in balìa di una vendetta fulminea consumata dal clan santapaoliano, senza che fossero neppure rispettate le “regole” previste per l’uccisione di un uomo d’onore. Una vicenda dalle troppe, troppe aree grigie, in cui — è evidente — molti giocavano su tavoli diversi, compresi taluni che avrebbero dovuto invece garantire la giustizia.

Dario Consoli – segretario di Catania Più Attiva.


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