Catania, tre indagati per omicidio colposo dopo la morte sul lavoro del giovane Orazio Savoca


Pubblicato il 10 Agosto 2012

Gli sviluppi della terribile fine del giovane operaio. Ecco le foto del cantiere: ai lettori ogni riflessione al riguardo….Di Iena Operaia, Marco Benanti

Ci sono tre persone sotto inchiesta dopo la morte del giovane operaio Orazio Savoca, 26 anni, volato da dieci metri di altezza, due giorni fa, mentre lavorava in un cantiere edile in via Fratelli D’Antoni, nel quartiere di San Cristoforo, dove si stava ultimando una palazzina di tre piani. Sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria, che ipotizza l’omicidio colposo, Bruno Borghi della ditta “C.E.M.A srl” che stava eseguendo i lavori e i proprietari dell’immobile Francesco Buscema e Marta Bosco, la committenza del lavoro. I tre si protestano innocenti.

Eppure, Orazio Savoca –secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri- avrebbe lavorato in condizioni di palese insicurezza e irregolarità. Numerose sono le infrazioni rilevate dagli investigatori, in particolare sul ponteggio in cui la vittima era impegnata. A provocare la tragedia, con molta probabilità, il cedimento di una pedana di legno. Ma il contesto generale è apparso subito di grave irregolarità. “Una impalcatura fatiscente, alta almeno dieci metri, priva di qualunque struttura di sicurezza: nessuna protezione, nemmeno un passamano” -affermano i sindacalisti che hanno visitato il cantiere, tanto che taluni non esitano a parlare di “omicidio” per quanto accaduto.

E’ emerso, fra l’altro, che assieme a Savoca a lavorare, parrebbe in nero, era un altro lavoratore, che è stato sentito dagli investigatori. Savoca non riceveva un regolare versamento dalla Cassa edile dal 2006. E nessuna iscrizione alla cassa è stata fatta per i lavori nella palazzina. Si attende adesso la relazione degli organi di vigilanza dell’Asp per accertare le condizioni del cantiere e in particolare il rispetto o meno delle norme sulla sicurezza. Altresì si aspetta l’esito dell’esame autoptico sul corpo dell’uomo.

All’esterno del cantiere, adesso sequestrato, non era presente il cartello, obbligatorio per legge, che fornisce le informazioni sulla ditta –oltre che, fra l’altro, la concessione edilizia rilasciata dal comune- che stava eseguendo i lavori. Ci chiediamo: e l’ispettorato del lavoro? E i vigili urbani? Chi controlla in questa città i cantieri? Sarà adesso la Procura della Repubblica, con il pubblico ministero dott. Angelo Busacca, a indagare, con l’inchiesta, per accertare i fatti. Di seguito altre tre foto scattate nel cantiere in cui ha perso la vita il giovane.


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