A Catania, in particolare nelle periferie, si ripropongono sempre le stesse cose: quando piove, la città si allaga, l’asfalto va via, serve una riqualificazione del manto stradale. La Lega Confelp Catania sottolinea che il camion che si occupa dei tombini, in particolare della pulizia e manutenzione, in alcune zone non si vede. Occorre, quindi, un […]
“Giornalismo per appuntamento”
Pubblicato il 16 Febbraio 2021
“Giustizia alla catanese”: è accaduto stamane.”
” Alla cortese attenzione del Presidente della
Corte d’Appello
e del
Presidente del Tribunale
Catania
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Il sottoscritto Marco Benanti, nato a Roma, il 08-03-1969, residente in Catania, in via Milano 33, giornalista, n. tessera professionale n. 092485, espone quanto segue:
in data 16/02/2021, intorno alle h 11,15, mi sono recato a Palazzo di Giustizia per svolgere il mio lavoro. All’ingresso, due poliziotti mi hanno impedito l’ingresso, malgrado io mi fossi qualificato e avessi spiegato la ragione della mia presenza in loco, ovvero esercitare la professione di giornalista. Mi è stato risposto che avrei dovuto avere o APPUNTAMENTO o essere parte di un procedimento penale!
Nonostante questo, non è stato possibile entrare, ergo ho subito una limitazione nel mio lavoro che svolgo da circa 30 anni. Da circa 30 anni, infatti, seguo la cronaca giudiziaria catanese e siciliana. Mai avuto problemi di sorta o procedimenti per violazione del segreto investigativo. Credo, anche alla luce delle mie caratteristiche fisiche(sono alto 1 metro e 83 centimetri, peso 110 chili) di non essere soggetto difficilmente identificabile.
Per mia forse “malsana” abitudine, seguo i processi, i dibattimenti, ovvero non vado a Palazzo di Giustizia o in uffici vicini per ricevere “carte” o altro, come –sembra- che accada, anche alla luce delle dichiarazioni del dott. Luca Palamara nel libro “Il Sistema” scritto con il collega Alessandro Sallusti.
Da circa 30 anni, inoltre, ascolto periodicamente le relazioni o gli interventi di qualificati esponenti del mondo del diritto e della politica che puntualmente fanno appello al “giornalismo libero” e all’esigenza -in una democrazia- che il giornalista sia attento, preciso e professionale, ovvero non segua i processi “dal buco della serratura” o tramite telefono.
Anche per questo, faccio appello alla Vostra sensibilità per trovare una soluzione a questa incresciosa situazione.
Ossequi,
Marco Benanti
Catania 16/02/2021.”





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