GIRLANDO, UNA CONDANNA E UNA STORIA DI NOTABILATO DI PROVINCIA


Pubblicato il 21 Giugno 2023

https://www.ienesiciliane.it/brutto-colpo-per-la-catania-bene-condannato-lex-assessore-girlando/

L’ “era Bianco” –rilevatasi nell’insieme un clamoroso bluff politico nel quale tanti avevano riposto speranze (vane) di cambiamento e che, invece, ha lasciato intatti Poteri e dinamiche della peggiore Catania- conosce un’altra “tappa” del suo inesorabile declino. Dopo le note vicende legata alla condanna della Corte dei Conti in tema di dissesto comunale, dopo la batosta elettorale delle ultime Amministrative, con un risultato ridicolo di una lista intitolata ad un incandidabile, ecco la condanna –in primo grado- per Giuseppe Girlando, ex assessore dell’ultima giunta Bianco. E non un assessore qualunque, ma colui che ha aveva la delega al bilancio.

Di quei tempi, abbiamo ricordi nitidi: il clima quasi irrespirabile di consenso diffuso e servile, le piccole e le grandi arroganze, la viltà di tanti catanesi (un costume diffuso in città, ieri come oggi), gli omaggi di stampa e “intellettuali” (ieri come oggi) e le poche voci di opposizione. Trattate con toni sprezzanti, utilizzando anche le solite “armi”, come, ad esempio, quelle legate alle querele. Un film che è un ritornello quando ci si imbatte nel notabilato e nel suo contorno di varia umanità di piccolo borghesi fulminati da improvvise “scelte di vita”.

Avevamo scritto, grazie a Marco Pitrella:

“Correva l’anno 2016, febbraio, quando, secondo l’accusa, Girlando avrebbe minacciato Gianluca Chierieleison, direttore generale dell’impresa Simei, “chiedendogli” di intercedere con Manlio Messina, consigliere di Fratelli d’Italia, affinché non ostacolasse l’approvazione della delibera “Sostare”, altrimenti, qui la supposta minaccia, la transazione che il Comune doveva chiudere, appunto, con la Simei, creditrice di 4 milioncini di euro, sarebbe stata ostacolata: “Siccome (Messina, ndr) si sta comportando da stronzo, mi comporto da stronzo… farò di tutto perché questa transazione ritardi il più possibile… mi sta facendo girare i coglioni”, le intenzioni di Girlando espresse a Chierieleison che di nascosto registrava. Il punto è politico. Che esempio di buona amministrazione: Manlio Messina che fa opposizione su una delibera che riguarda “Sostare” è un nobile motivo per non concludere la transazione con la Simei, impresa che a 70persone dava occupazione. Che poi l’azienda sia fallita alla Catania (per) Bene non interessa affatto…”

Insomma, in sostanza, visto che l’opposizione (piaccia o non piaccia) rappresentata da Manlio Messina era sgradita, allora si ricorreva –secondo l’Accusa- a metodi intimidatori o simili. Sulla pelle di un’impresa. La concussione, non a caso, è di fatto il reato della prepotenza utilizzata dal pubblico ufficiale. Chi oggi, come ieri, ironizza sulle opposizioni di allora (noi ricordiamo Manlio Messina da destra, Nicolò Notarbartolo e Sebastiano Arcidiacono a sinistra e nel centro), si guardi allo specchio e torni con la mente a quegli anni: noi ricordiamo tanti silenzi nella migliore delle ipotesi, se non addirittura l’occupazione di poltrone di vertice di un’amministrazione portata al vertice di Palazzo degli Elefanti, nel 2013, praticamente da tutti o quasi i Poteri cittadini. “Scelte di vita” di portatori di consenso di notabili di provincia.

Poi, certo non chiediamo addirittura l’onestà intellettuale di guardarsi allo specchio e di ridersi in faccia, perché queste sono prerogative di persone “poco serie”, mica di Intelligenze e Personalità della “città seria”. Con le solite armi della manipolazione, del vittimismo e del perbenismo.

Comunque, il processo -di fronte ai giudici della terza sezione penale del Tribunale di Catania presieduta dal giudice Corrao- a Girlando (di lui ci ricordiamo tante cose e non ultimo quando arrivò a paventare di querelare un consigliere comunale, Nicolò Notarbartolo per questioni attenenti al suo ruolo istituzionale) era sembrato convergere verso un finale positivo per l’imputato e i suoi fan di parte della “Catania bene”. La Procura della Repubblica, con il Pm Fabio Regolo, aveva chiesto l’assoluzione: non aveva rilevato elementi per una condanna lo stesso (e parliamo di un Pm che riscuote da tempo diffusi elogi da tanti avvocati catanesi), quanto sembra magari solo espressioni verbali –da parte dell’imputato- inopportune, insomma non consone al ruolo.

Poi, il dispositivo di oggi: in attesa delle motivazioni, registriamo che la Difesa –con l’avv. Carmelo Peluso, uno dei principi del foro catanese- preannuncia appello. Intanto, la “Simei” è fallita, l’imprenditore Chierieleison si è costituito parte civile (con l’avv. Gianluca Costantino). E sulla sua costituzione e su quelle di altri soci dell’impresa, del fallimento, il Tribunale ha respinto la richiesta di risarcimento. Non così per il comune di Catania.

In attesa dell’appello, non resta che ricordare a noi e ad altri che la legalità può anche essere strumento per magari sentirsi per un po’ sopra i più deboli, ma anche può diventare strumento –guarda un po’- di impensabili “capitomboli”. Anche perché la vita, malgrado il perbenismo piccolo borghese (un politico è capace o no? L’importante è che sia “persona perbene”) imperante in questa Italietta da tre soldi, riserva sorprese. Impensabili. Come i “capitomboli”. Anche per l’Italia farisea, cosiddetta “dei migliori”.

di iena memoria d’elefante marco benanti.


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