Giustizia sotto il vulcano, inaugurazione dell’anno giudiziario: aumenta la corruzione. Dilaga la droga. E le cause di lavoro? Tempi biblici


Pubblicato il 26 Gennaio 2013

Si è fermato il tempo? I problemi di sempre e quelli “nuovi” dovuti alla crisi economica…di iena giudiziaria Marco Benanti

Carenze di organico, di strutture, di risorse, con processi troppo lunghi. Non siamo nel 1977 siamo nel 2013, ma a sentire come vanno le cose nel settore giustizia sembra che il tempo si sia fermato. O quasi. Malgrado le innovazioni, come il processo telematico, il quadro generale è sempre “da predissesto”.Anche oggi, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, sotto l’Etna abbiamo sentito “cose antiche”. Prova e controprova di una classe dirigente, compresa la magistratura, assolutamente inadatta al ruolo. A pagare i cittadini.Nella sua relazione, il presidente della Corte d’Appello di Catania Alfio Scuto (nella foto in alto) ha citato anche il celebre giurista Pietro Calamandrei quando parla di una “giustizia pronta ma non frettolosa”. Certo, fra la “fretta” e le “calende greche” c’è una certa differenza. Comunque, secondo quanto viene fuori dalla relazione di Scuto, a Catania aumentano i casi di corruzione e dilaga la droga. I numeri parlano chiaro.

Evidentemente, diciamo noi, la pubblica amministrazione continua a rappresentare “pascolo” per “scorribande” di vario tipo; non solo: gli stupefacenti, grazie anche ad una normativa ipocritamente repressiva, rendono bene e in tempi di crisi economica sono una fonte di guadagno per tante famiglie. Ma l’importante evidentemente è continuare ad arrestare spacciatori e tutto quanto ruota attorno a questa attività: servono anche alle statistiche, servono alla carriera.Aumentano le cause di lavoro, ma -aggiungiamo noi- la giustizia del lavoro è ormai vicina al “coma profondo”: tempi lunghi come nel settore civile. E i lavoratori licenziati possono morire di fame. I timbri dello Stato e le carte delle cause non offrono molto: chi ha soldi tira dritto, gli altri soccombono. Del resto, la propaganda continua a dire che “i giudici del lavoro danno sempre ragione ai lavoratori”. Certo, anche i tedeschi sono freddi e i latini caldi.I problemi strutturali della giustizia sono all’ordine del giorno. Un mezzo disastro. Ma a Roma i “seri e tecnici” tirano avanti lo stesso.

Il Procuratore della Repubblica Giovanni Salvi non nasconde i problemi: “siamo in grande sofferenza in tutti gli uffici giudiziari, sia per le carenze di organico che di quelle del personale amministrativo, forse soprattutto di queste, sia per le tante difficoltà che incontriamo. Si va avanti soprattutto con l’impegno, con la determinazione”.Dietro l’angolo c’è la soppressione di alcune importanti sezioni distaccate del Tribunale di Catania. Cosa accadrà quando arriverà il carico enorme di questi uffici? Si rischia il collasso. Ecco quanto ha detto il presidente del Tribunale Bruno Di Marco: “io già mi sono mosso in questa direzione sia nei confronti dell’amministrazione comunale che ha l’obbligo di provvedere a predisporre e trovare i locali, sia chiedendo al ministro di istituire un tavolo tecnico a Roma”. Io speriamo che me la cavo.

Erano presenti autorità civili e militari: fra gli altri, il sindaco di Catania Raffaele Stancanelli, il Prefetto Francesca Cannizzo, Nicolò Marino (ma non in veste di assessore regionale), il Rettore Magnifico Antonio Recca, il senatore Enzo Bianco, l’arcivescovo Salvatore Gristina.

 


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