Caramanna, quali sono i reali dati economici dell’azienda?Gli unici dati a nostra disposizione sono quelli che l’azienda stessa comunica al mercato e agli investitori. Non disponiamo di ulteriori elementi di verifica e, di conseguenza, siamo costretti a basarci esclusivamente su quanto l’azienda dichiara, confidando nella correttezza e nella completezza di tali informazioni. Il sindacato in […]
Intervista a Giuseppe Caramanna, segretario provinciale Uilm Catania e coordiatore nazionale St Microelectronics
Pubblicato il 02 Febbraio 2026
Caramanna, quali sono i reali dati economici dell’azienda?
Gli unici dati a nostra disposizione sono quelli che l’azienda stessa comunica al mercato e agli investitori. Non disponiamo di ulteriori elementi di verifica e, di conseguenza, siamo costretti a basarci esclusivamente su quanto l’azienda dichiara, confidando nella correttezza e nella completezza di tali informazioni.
Il sindacato in azienda, in generale, che ruolo ha avuto in questi ultimi anni?
Negli ultimi anni, il ruolo del sindacato in azienda, nel suo complesso, è stato pressoché nullo, riducendosi troppo spesso a quello di uditore passivo delle decisioni aziendali, più che di soggetto capace di incidere realmente sulle scelte.
La Fiom Cgil vive –si dice- un nuovo protagonismo: è vero? La St è più un mito creato dalla politica o una realtà economica effettiva?
La FIOM-CGIL parla di nuovo protagonismo: ma di quale protagonismo stiamo parlando?
Quando si parla di “protagonismo sindacale” è necessario, prima di tutto, chiarire cosa si intende davvero per essere protagonisti.
Per la UILM il protagonismo non si misura con gli slogan o con le firme apposte a tutti i costi, ma con i fatti e con i risultati concreti ottenuti per i lavoratori.
Partiamo quindi dai fatti.
Nel 2023 è stato firmato un accordo, osteggiato dalla UILM e non sottoscritto da noi, che venne presentato come uno dei migliori accordi mai ottenuti.
L’accordo prevedeva 750 assunzioni nel nuovo sito. Al MIMIT l’azienda ha dichiarato che, ad oggi, il campus occupa 520 addetti, ma sappiamo bene che circa il 50% di questi è personale trasferito dal vecchio al nuovo stabilimento.
Già allora la UILM denunciò che quella parte dell’accordo slegava completamente le mani all’azienda, consentendole di ricorrere quasi esclusivamente ai Summer Job, senza reali vincoli occupazionali.
L’accordo stabiliva che chi, negli ultimi tre anni, avesse maturato 9 mesi di lavoro, sarebbe rientrato in un bacino per eventuali future assunzioni, ma non in modo esclusivo.
Noi dicemmo con chiarezza che quella clausola non garantiva alcuna stabilizzazione reale.
I fatti, purtroppo, ci hanno dato ragione.
Oggi l’azienda annuncia l’assunzione di 50 Summer Job, selezionati esclusivamente tra chi aveva già avuto un contratto di durata massima di 3 mesi, ai quali verrà proposto un nuovo contratto di 8 mesi, proprio per non raggiungere i 12 mesi complessivi che potrebbero far scattare l’obbligo di assunzione a tempo indeterminato.
Altro che percorso occupazionale: questa è precarietà programmata.
Lo stesso accordo prevedeva inoltre un Premio di Risultato con un massimale compreso tra 4.500 e 5.500 euro negli anni successivi.
Peccato che, a distanza di un anno dalla firma, l’azienda abbia comunicato che “c’era un errore nella formula”, riducendo di fatto il payout massimo per i lavoratori.
In quel momento, tutte le organizzazioni sindacali tranne la UILM, invece di sfruttare quella fase per ottenere il massimo possibile (ammesso e non concesso che l’errore fosse reale), hanno sottoscritto un accordo ponte che ha riconosciuto solo 700 euro in buoni welfare, cancellando di fatto ogni possibile vantaggio per i lavoratori.
Solo successivamente, quando quell’accordo ponte aveva ormai neutralizzato l’ipotetico “errore” iniziale, si è arrivati a un nuovo accordo — questa volta sottoscritto anche dalla UILM — che ha portato 3.060 euro reali nelle tasche dei lavoratori.
Ecco perché diciamo che bisogna fare attenzione a come e su cosa ci si definisce protagonisti.
La UILM non è stata protagonista delle passerelle, ma è stata protagonista dell’unico accordo che ha portato soldi veri ai lavoratori.
Per noi, questo è l’unico protagonismo che conta.
Oggi un ragazzo brillante perché dovrebbe venire a lavorare in St? Gli stipendi sono, a suo avviso, in linea con il lavoro realizzato in azienda?
Penso che, purtroppo, chi vuole rimanere in Sicilia, e in particolare a Catania, spesso sia costretto ad accontentarsi, perché le alternative occupazionali sono limitate.
Gli enti locali sono di supporto all’azienda?
È innegabile che oggi STMicroelectronics rappresenti l’unica realtà industriale di quelle dimensioni presente a Catania, e una delle poche che continua ad assumere, seppur in larga parte con forme di lavoro non strutturali.
Proprio per questo motivo, gli enti locali tendono a essere fortemente disponibili nei confronti dell’azienda. Non si tratta necessariamente di una scelta ideologica, ma di una condizione oggettiva: in un territorio povero di alternative industriali, STM è percepita come un presidio occupazionale da difendere a ogni costo.
Il risultato è che istituzioni, politica e spesso anche altri soggetti sociali faticano a esercitare un vero ruolo di indirizzo e controllo, preferendo un atteggiamento di sostegno quasi automatico, nel timore che qualsiasi posizione critica possa mettere a rischio investimenti e occupazione.
Questo però crea un evidente squilibrio:
quando un’azienda diventa l’unico grande datore di lavoro, il rischio è che tutti cerchino di essere “disponibili”, mentre temi fondamentali come qualità del lavoro, stabilità occupazionale e diritti finiscono in secondo piano.
Il punto non è essere contro STM, ma pretendere che una multinazionale sostenuta dal territorio e dalle istituzioni restituisca valore anche in termini di lavoro stabile e trasparente.
Senza questo equilibrio, il supporto rischia di trasformarsi in subalternità.
Ci spiega il problema della mancanza d’acqua: motivi e effetti di questa condizione.
Il futuro di St come lo vede?
Al MIMIT il dott. Gualandris – persona per la quale nutro una profonda stima, proprio per il suo approccio pragmatico – ci ha illustrato in modo molto chiaro il problema legato alla fornitura idrica.
Ha spiegato che lo stabilimento necessita non solo di una quantità d’acqua pari a circa 400 metri cubi all’ora, ma anche di standard di purezza estremamente elevati; in assenza di queste condizioni, esiste il rischio concreto di non riuscire a completare nemmeno la prima fase del progetto sul carburo di silicio al campus SIC di Catania.
Detto questo, risulta difficile comprendere come ci si accorga di tali criticità solo ora, dopo aver riempito lo stabilimento e dopo aver annunciato la chiusura dei vecchi reparti.
A mio avviso, infatti, il tema dell’acqua rappresenta l’albero, ma si rischia di nascondere la foresta.
Il vero nodo, secondo me, è di natura industriale e di mercato.
Lo stabilimento di Catania nasceva prevalentemente per soddisfare la domanda legata al mercato dell’auto elettrica. Successivamente, STMicroelectronics ha realizzato uno stabilimento gemello in Cina, destinato proprio a servire quel mercato. Oggi, però, il contesto geopolitico e commerciale è profondamente cambiato: con il ritorno di politiche protezionistiche negli Stati Uniti, entrare o restare nel mercato americano è diventato estremamente difficile, se non quasi impossibile.
Di fatto, l’unico grande mercato rimasto è quello europeo, che però non sta decollando come previsto. A questo si aggiunge un ulteriore elemento critico: la forte penetrazione dell’auto cinese nel mercato europeo, che sta comprimendo ulteriormente spazi, volumi e prospettive per l’intera filiera europea dell’elettrico.
Per questi motivi non nascondo di essere fortemente preoccupato per il futuro degli stabilimenti catanesi e, soprattutto, per tutte le lavoratrici e i lavoratori che oggi vi operano.
Il rischio concreto è che problemi reali, come quello dell’acqua, finiscano per diventare la spiegazione formale, mentre sullo sfondo restano scelte industriali e dinamiche di mercato che meriterebbero un confronto molto più trasparente, serio e approfondito.




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