LA SICILIA: L’IMPERO (NON) COLPISCE ANCORA


Pubblicato il 07 Ottobre 2023

Mentre la storia del giornale “La Sicilia” sta per andare in archivio -se non altro nella forma che conosciamo- con il prossimo eventuale smantellamento di tutta la struttura così come concepita adesso, mentre il cupio dissolvi di un quotidiano che ha fatto il bello ed il cattivo tempo in questa città sta spietatamente facendo capolino, mentre un moloch che sembrava ineluttabile nel suo monumentale immobilismo sta per sgretolarsi davanti agli occhi di una Catania indifferente, si consuma la catastrofe dei lavoratori già in ambasce per i biblici ritardi nell’erogazione delle retribuzioni e che avvistano lo spauracchio dei licenziamenti collettivi annunciati dalla proprietà. 
La prossima vertenza dei dipendenti del giornale del gruppo Ciancio si andrà pertanto ad aggiungere al desolante spoon river di una città che sta affogando nell’inedia ed in un dramma sociale sempre più incistato che condanna la comunità tutta ad un’irrilevanza ed ad una marginalizzazione di cui facciamo fatica a ricordare precedenti temporalmente vicini.

Lungi dal volere fare sciacallaggio e non ipocritamente vicini ai lavoratori cui auguriamo dal profondo del cuore ogni bene, non possiamo dimenticare la spocchia da primi della classe di troppi che dai finestroni del palazzaccio di viale Odorico da Pordenone discettavano di libero mercato garantiti, come sono stati per decenni,  dal monopolio informativo del gruppo editoriale per cui lavoravano, troppo spesso dimentichi della professione giornalistica consegnata nelle mani di un editore impuro che ha costruito tanta parte dei suoi affari con le campagne del suo quotidiano e la solerzia di dipendenti che giammai hanno alzato un sopracciglio.

Neppure quando l’onta del processo per concorso esterno che ha travolto Mario Ciancio prefigurava la prossima fine di un impero ormai al capolinea. Non venne fatto mai un plissè. Nulla. Tutto procedeva come sempre nei tetri corridoi de La Sicilia senza che alcuno dei giornalisti manifestasse quella solidarietà -oggi rivendicata- quando esperienze editoriali estranee al perimetro della Sanfilippo Editore perivano nel deserto informativo di una Sicilia Orientale monopolizzata dall’unico giornale che doveva esistere. Quel libero mercato di cui tanti si riempivano la bocca in editoriali arzigogolati oggi presenta il conto per una testata divenuta non competitiva sul mercato incapace, come è stata negli anni, di rinnovare stilemi e contenuti.
Pochi si salveranno. Lo faranno quelli che la penna in mano hanno saputo tenerla anche lavorando sotto il padrone screditato che il destino gli ha riservato. Non vorremmo essere invece nei panni dei tanti mediocri che hanno vergato alla meglio sulle pagine cartacee, pensando magari di essere intoccabili, senza qualità e senza neppure avere la consapevolezza di una posizione che stava traballando. Non la vediamo molto bene per costoro. 
Saluti liberali

Luca Allegra.


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