Legambiente Catania, gli Orti della Susanna: dopo la passeggiata, l’appello per il parco pubblico


Pubblicato il 13 Maggio 2026

Catania. Si è conclusa domenica mattina la passeggiata agli Orti della Susanna, inserita nel progetto Janes’ Walk di Legambiente Catania. Grande la partecipazione dei catanesi. Più che una camminata, è stato un dibattito itinerante guidato dai soci di Legambiente, tra memoria del luogo e prospettive future.
Francesca Ciranna ha sottolineato che passeggiate come queste sono importanti perché inducono i cittadini ad avere una visione critica dei luoghi nei quali si svolgono. Giuseppe Inturri ha ricordato che nel Piano Regolatore Generale di Luigi Piccinato, fermo al 1964, è prevista la realizzazione di una grande strada che attraverserebbe l’area. Una scelta che oggi sarebbe assolutamente disastrosa. Pietro Borbone ha riportato i presenti agli anni ’50, raccontando il volto rurale del sito. Franco Politini ha evidenziato la presenza di antiche grotte, dove un tempo anche bambini estraevano materiali per l’edilizia. Leo Micali, responsabile del verde per l’associazione, ha sottolineato il ruolo insostituibile del verde urbano nella vita dei cittadini catanesi e ha evidenziato la preoccupante convergenza dei peggiori appetiti speculatori sul sistema di risorse ambientali di Catania e sui residui spazi non ancora cementificati.
Il punto centrale è, quindi, politico: l’associazione chiede che il parco venga acquisito dal Comune o dalla Regione. Parliamo di 18 ettari, al costo irrisorio di sei milioni di euro: per un ente pubblico la cifra è sostenibile, per la Regione ancora di più.
“Ciò che più dispiace” dichiara l’avv. Viola Sorbello, presidente di Legambiente Catania, “è la sfiducia diffusa dei catanesi verso la capacità delle amministrazioni di gestire un eventuale parco. In molti sostengono che non si possa realizzare poiché mancano risorse e personale per gestire un’area così vasta di verde . Ma questa è la logica che ci ha lasciato senza verde per decenni. 
E il ragionamento non regge.
Il parco non dovrà essere un giardino all’italiana da curare foglia per foglia. Va pensato come bosco urbano, dove gran parte della vegetazione nasce e si autoregola da sola. Costi di gestione, materiali e personale sarebbero decisamente inferiori rispetto a un giardino formale.
Inoltre va detto che una metropoli come Catania deve riorganizzarsi. Non possiamo affrontare i prossimi vent’anni con Uffici del Verde sguarniti e 2-3 giardinieri per una città  con 300mila abitanti che devono respirare. 
Ogni catanese ha diritto alla sua quota di verde. Ha diritto a respirare aria pulita, a portare i bambini al parco, a far sedere gli anziani all’ombra di un albero. Il verde pubblico non è un lusso: è un servizio essenziale.
Aumentare il verde significa anche aumentare risorse umane e capitali per gestirlo. Se il problema è la manutenzione, la risposta non è ‘non facciamo il parco’. La risposta è: assumiamo giardinieri, riorganizziamoci in questa direzione, rimodulaliamo arti e mestieri del futuro, creiamo posti di lavoro per i giovani. 
Se non sappiamo mantenere un parco, il problema non è il parco. Siamo noi. E noi non siamo meno delle altre città. Ce la possiamo fare.”
La partita degli Orti della Susanna è aperta. Catania deve decidere ora se continuare ad essere la città che rinuncia. La città del “Sacco di Catania”. La città che negli anni passati si è fatta fare di tutto. O se iniziare ad essere finalmente una città che cresce, che pensa al futuro. 
Ci aspettiamo che il Comune di Catania prenda posizione e bussi alle porte della Regione Siciliana per chiedere, insieme ai catanesi, il Central Park della Città di Catania.


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