MA RICETTE PER LA CATANIA DOVE SI SPARA OGNI NOTTE NE ABBIAMO?


Pubblicato il 31 Agosto 2025

Quando al merito si preferisce la cooptazione per discendenza illustre per volontà dei maggiorenti del primo partito italiano, il risultato è sotto gli occhi di tutti. È quanto sta accadendo al sindaco di Catania Enrico Trantino, figlio del fu onorevole Vincenzo, che non si limita a palesare plurime incertezze come blandamente riferisce qualche critico ma che brancola proprio nel buio mostrando in tutta evidenza la sua conclamata inadeguatezza nell’amministrare un centro urbano come Catania impelagato in una quantità di criticità che la metà bastava. 

E cotanta insipienza emerge drammaticamente in giorni così difficili per un comune dove i clan sparano ogni notte contro svariati esercizi commerciali, con due morti in tre mesi per mano di parcheggiatori abusivi, in un contesto che sembra fare ripiombare il capoluogo etneo in un clima da anni 80 che sta terrorizzando i cittadini. Il sindaco ha riferito in alcuni commenti pubblici tutta la sua “irritazione” per quanto sta accadendo. Un po’ pochino per una realtà  che, checchè ne dica incautamente il compare ministro Musumeci -che forse nella Catania che non sia quella dei salotti della destra perbene non fa capolino da un po’ – è da un pezzo fuori controllo.

 Peraltro dopo avere invaso il web di video propagandistici su ogni facezia e dopo essersi eretto a sindaco tiktoker in un caleidoscopio alternarsi di figure -dallo scooterista disciplinato al sezionatore di mondezza – come mai questa volta ha preferito glissare ?La realtà è che la ricettina di qualche macchinina della polizia in giro la sera di cui il primo cittadino va cianciando con la solita banalità è meno di un pannicello caldo. È proprio zero E la seconda verità – la più drammatica – è che questa destra di governo non parla di mafia neanche per sbaglio. 

Omette proprio l’argomento, non cita il cognome di una famiglia mafiosa – sebbene almeno di uno degli esercizi commerciali vittime delle sparatorie notturne è stata provata la riconducibilità  alla figlia dell’ergastolano Lorenzo Saitta – non approfondisce la questione, preferisce pensare come convogliare i soldi dell’Ars per le sagre di paese, si fa i selfie con Mogol o va al “Massimino” a farsi omaggiare dal sedicente giornalista di turno (vero Ignazio La Russa?),piuttosto che interrogarsi su ciò che accade in una Catania le cui notti puzzano di piombo come quarant’anni fa. Ed allora ci si chiede quando la classe politica locale dal sindachino Trantino, al sempreverde Ignazio La Russa, sino all’abbronzatissimo Galvagno  inizieranno a pensare di dedicare una mezz’oretta del loro tempo alla Catania sbranata dai clan ed in cui i proiettili fendono la notte come non ci fosse un domani ? Quando sarà troppo tardi e la cittadinanza inizierà a non uscire più di casa per non beccarsi una pallottola addosso o per non farsi sfregiare da un parcheggiatore?

Per grandi ruoli necessitano grandi responsabilità : non è tempo di grida manzoniane, di dibattiti a Ragalna e di sedute alla Virgin. Ma di impegno serio Se ne siete capaci.
Saluti preoccupatissimi.

Luca Allegra.


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