Mafia e supermercati, processo Scuto: il mistero del documento sconosciuto alle parti. Ma utilizzato dal Tribunale


Pubblicato il 11 Dicembre 2012

Davanti ad un folto pubblico di zero cittadini e un cronista, si è tenuta una nuova udienza molto interessante…

di iena giudiziaria Marco Benanti

C’è un atto –alla base della confisca del solo 15% delle quote societarie del “re dei supermercati” di Sicilia Sebastiano Scuto- che è entrato nel processo dopo che è stata depositata la sentenza di primo grado. Non era nel fascicolo del dibattimento al momento della decisione di primo grado (nell’aprile del 2010, con cui Scuto è stato condannato “solo” per associazione mafiosa). Eppure, questo atto –l’offerta di acquisto della società Soipa di Aligrup, Kk e Global Service- ha avuto il valore di criterio per la determinazione del 15% della confisca. Questo è stato uno dei punti centrali del nuovo “capitolo” della requisitoria del Pg Gaetano Siscaro (nella foto) al processo di secondo grado, davanti ai giudici della prima sezione della Corte d’Appello di Catania (Presidente Ignazio Santangelo), contro Sebastiano Scuto e il maresciallo dei carabinieri Orazio Castro (assolto in primo grado dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa).

Non si comprende come tale documento, indicato nella sentenza quale parametro per la determinazione finale del 15% per la confisca, sia stato utilizzato dal collegio del Tribunale, essendo sconosciuto alle parti, (Accusa e Difesa) per non averlo mai esaminato e discusso in dibattimento.

Siscaro ha espresso tutta la sua perplessità su questo punto, non mancando, successivamente, di sottolineare contraddittorietà della sentenza di primo grado, criticata fortemente già nelle scorse udienze per una sorta di “sdoppiamento” –secondo Siscaro- operato sulla figura di Scuto e sulle sue condotte. Una di queste evidenziate dal Pg è quella –risultante dalla sentenza di primo grado- che vuole da un lato la mancata prova della sproporzione fra il compendio confiscabile e il quadro dello sviluppo imprenditoriale di Scuto e dall’altro -sempre secondo Siscaro- quanto si dichiara –sempre nella sentenza di primo grado- in termini di “investimenti strategici” del clan Laudani nelle imprese di Scuto, definito “polmone economico-finanziario del clan”. Insomma, a sentire il Pg, quanto deciso in primo grado sarebbe fortemente contraddittorio sul punto dell’espansione imprenditoriale di Scuto in riferimento al finanziamento –che viene dichiarato ugualmente- di denari mafiosi. Ma secondo il Pg Siscaro, invece, lo stesso sviluppo imprenditoriale di Scuto sarebbe provento di reato. E non si può –sempre nella prospettazione dell’Accusa- fare distinzione fra momento genetico e momento successivo nell’apporto dei finanziamenti mafiosi: non cambia nulla, secondo la normativa vigente, ha sottolineato Siscaro. Insomma, secondo l’Accusa, tutti i beni –come infatti è stato chiesto ancora una volta- vanno coinvolti nel sequestro e poi nella confisca. Siscaro ha poi parlato della posizione del maresciallo Castro e ha chiesto la riforma della sentenza di assoluzione, con pena che successivamente sarà determinata dal Pg. Prossima udienza il 18 gennaio, quando continuerà a parlare l’Accusa.

Nota di cronaca: all’udienza -a parte gli attori del processo (Accusa, Difesa, Giudici), non c’era praticamente nessun presente. Zero cittadini o società civile come la chiamano, un cronista, niente “antimafiosi in servizio permanente effettivo” o “in versione natalizia”. Nemmeno un “rivoluzionario comunista”.

Una malelingua sembra abbia detto che mancando completamente riferimenti a Berlusconi il contesto partecipativo, con annessa “indignazione popolare”, era comprensibile. Chissà.


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