Melchiorre (Sd): “Maurizio Caserta ha pagato l’ ‘abbraccio’ del Pd”


Pubblicato il 02 Giugno 2023

Claudio Melchiorre, quale città esce fuori dalle elezioni?

La stessa città di prima delle elezioni. Trantino era nella giunta e resta nella giunta. Cambia ruolo, ma poiché nella precedente giunta il sindaco non c’era, avrebbe certamente potuto realizzare le promesse fatte nell’ultimo mese, negli anni passati. Non lo ha fatto. Speriamo che la maggiore esposizione lo induca a mantenere le promesse. Certo, non ha una squadra diversa da quella precedente e pertanto mancano premesse per una cambio di rotta. Al momento, l’unica novità è che ha pubblicato una foto con lui bambino ad un comizio del Movimento Sociale Italiano. Si è tolto la soddisfazione di dichiarare amore per il MSI in una città dove questi sentimenti non sono esattamente rivoluzionari.

Chi ha votato Trantino?

Trantino è stato votato da tutti ceti sociali. La maggioranza dei votanti. La maggioranza dei non votanti sapeva che avrebbe potuto votare per un cambio di rotta ma non lo ha fatto. Sarà per depressione o sfiducia, ma in ogni caso la responsabilità di questa assenza va distribuita tra tutti, anche con le opposizioni. E se l’educazione civica è assente non è solo un problema di un’ora di lezione al giorno a scuola. Oltretutto, sono anni che l’analfabetismo diretto e di ritorno coinvolge la stragrande maggioranza della popolazione. I conti tornano. E sono responsabilità di chi ha governato nel lungo periodo. In questo, che si tratti di Alleanza Nazionale, Partito Democratico Democrazie Cristiane o Movimenti per le Autonomie, Forza Italia o gruppi che tornano alla ribalta solo sotto elezioni, tutti hanno specifiche responsabilità. Ancora in questi giorni è tornata la polemica sui banchi con le rotelle, per esempio. Nel nulla cosmico sulla formazione, da formatore dico che quei banchi avrebbero potuto rappresentare una modifica della didattica, più partecipativa e democratica. I banchi a rotelle sono stati rottamati senza usarli. E’ la dimostrazione plastica della volontà di immobilismo senza fantasia.

Ci sono, a tuo avviso, novità nelle dinamiche del voto?

Nessuna novità. Noi eravamo pochi e quasi del tutto imbavagliati, nella lista civica di Maurizio Caserta. Abbiamo ricevuto un importante voto di opinione, senza preferenze, perché da noi non c’era nessuno che avesse bacini clientelari. Siamo stati bravi, ma non abbastanza. Spero che anche noi civici capiremo che occorre una presenza costante. Non abbiamo CAF, oltretutto. Un ragazzo che non ha votato e con il quale ho avuto una discussione piuttosto accesa, per spiegare perché non sarebbe andato a votare mi ha spiegato: ‘Figurati che non seguirò nemmeno la richiesta del mio CAF!’ Nemmeno fosse un’autorità morale. Ho parlato con molti responsabili di CAF. Bravissimi nel gestire una pratica amministrativa, ma nessuno mi pare abbia mai scritto un saggio sullo sviluppo territoriale credibile. Ricordo che i CAF svolgono un lavoro retribuito dallo Stato. Che poi gestiscano il consenso è francamente una stortura. Ma con chi vogliamo lamentarci? L’assenza della politica dalla vita quotidiana dei cittadini è evidente. Per i conservatori va bene così. Il problema è degli innovatori. Cosa intendono fare? Capisco che sia un sacrificio caricarsi della responsabilità del futuro. A chi va di prendersi una quantità di rogne inenarrabile? Per quel che mi riguarda, l’ho sempre fatto. Posso dire che io l’ho fatto. Indubbiamente è faticoso e spesso ti domandi perché dovresti continuare a farlo. Credo che sia un fatto di costituzione umana. Non resisto alla tentazione di cercare di ottenere il meglio per tutti.

Cosa rappresenta questa destra?

La destra come tale non rappresenta nulla. Agisce come elemento di conservazione e stasi sociale, economica, giuridica. La sua principale ossessione è il controllo, per evitare che ci siano sussulti. Se posso dire la mia, anche nella cosiddetta sinistra e persino nell’apparentemente dinamico De Luca c’è la stessa ansia di controllo. Da quando ha ben due gruppi parlamentari all’ARS non mi pare si sia distinto per grandi lotte di liberazione. Anzi, mi dicono che nei tentativi di costruzione di un’opposizione strutturata si sia sempre sottratto. Forse risente dell’affetto personale che lo lega a tanti esponenti politici del centro destra. In Sicilia siamo affettuosi.

Che giudizio dai della campagna elettorale di Caserta?

Maurizio ha fatto la sua campagna elettorale, in continuazione con le cose impostate dieci anni fa. Solo che lo ha fatto con una struttura messa a disposizione del PD. Posso dire che noi candidati della lista civica non abbiamo mai partecipato a nessun incontro di coalizione, non abbiamo espresso un candidato assessore, per quanto ci siamo ritrovati con la rappresentanza nella giunta virtuale di Nicolò Notarbartolo. Un amico sicuramente ma che ha raccolto le firme per la lista di Sinistra Unita. Al termine della campagna elettorale mi ha chiesto come mai non fosse stato chiamato da nessuno di noi della lista civica per un’iniziativa pubblica. In effetti, è un mistero. Per rispondere chiaramente: Maurizio Caserta avrebbe potuto dispiegare il suo potenziale da candidato se il PD, soprattutto, non avesse avuto paura di essere ‘svuotato’ di voti dalla lista civica. Il problema del gruppo dirigente del PD è che non capisce nulla di società e quindi forse anche di politica. Il successo della lista civica avrebbe trascinato in alto anche i numeri del PD. La paura si sente. L’elettorato la sente. E se hai paura, giustamente non ti votano.

Il candidato del centrosinistra paga, a tuo avviso, una sorta di subordinazione al Pd e alle sue mortifere logiche?

Ovviamente, sì. D’altronde, un partito che ha come suo gruppo dirigente un fortilizio cattolico-democristiano e che ha votato in blocco per la segreteria di Elli Schlein, pro abortista, ferma assertrice dei diritti LGBTQ+, della famiglia naturale e di tutta un’etica che i cattolici rifiutano dimostra che deve esserci una buona dose di opportunismo, pur di mantenere il controllo di un partito che scende a soli tre consiglieri comunali in consiglio. Potrebbero essere sufficienti per ricostruire. Ma bisogna volerlo e bisogna cominciare ad applicare nell’analisi una teoria dell’azione sociale che funzioni.

La sinistra a Catania oggi cosa dovrebbe fare?

Innanzi tutto capire che sinistra è innovazione. Personalmente, sono scettico che le attuali formazioni abbiano la cultura per poter arrivare a elaborare un’innovazione che presuppone un’idea di futuro radioso e che sappia di libertà per tutti, con regole che siano vantaggiose da rispettare, per ottenere un’autentica solidarietà spontanea. Per me, questa descrizione rappresenta la socialdemocrazia. E per questo sostengo l’idea dello sviluppo di SD, il partito della Socialdemocrazia di questo secolo, che è il ventunesimo dalla nascita di Cristo. Un grande egualitario, Gesù. Non certo un massimalista, peraltro.

Ci spieghi a tuo avviso come si diventa consigliere comunale a Catania?

Partecipando alle elezioni e ottenendo il numero congruo di preferenze. Ne ho prese poche. Non posso definirmi un esperto. O forse non potevo contare su un’organizzazione stabile e radicata. Anzi, di questo sono certo. Mi sono sentito chiedere spesso durante la campagna elettorale: ‘unni siti tutti i ionna? Sulu ppi voti arrivati.’ La verità è che io ci sono sempre stato, per trent’anni e non ho mai chiesto il voto. Quando s’è stata la possibilità di votarmi, le migliaia di persone che le mie associazioni hanno assistito, non c’erano. Forse non hanno nemmeno saputo che ero candidato. O forse, preferiscono rivolgersi al CAF, autentico strumento di controllo sociale. Potremmo provare a scrivere un’analisi su come il CAF e le strutture di supporto ai cittadini si trasformino in forme di dominazione sociale e immobilismo. Ma credo che il tema sia poco interessante per chi quella statica della società la cura fin nei minimi particolari. È nostro compito proporre innovazione. È giusto che sia così. Faremo fatica. Se davvero sentiremo questa missione innovatrice, riusciremo.

Come funziona un Caf?

Un CAF è un ufficio finanziato da fondi pubblici che prende una somma per ogni pratica che disbriga. Il loro lavoro non è gratuito. A volte sentiamo parlare di quote di pagamento per servizi CAF, bisogna capire meglio di cosa si tratta. Comunque, funzionano. Se sono diventati una forma di controllo sociale è perché non ci sono alternative. Soprattutto, sono spariti i partiti e i sindacati hanno cambiato la loro funzione e ruolo.

Andrebbero chiusi, i CAF a tuo avviso?

Per la loro funzione originaria, sono utili. Il punto è che probabilmente se lo Stato semplificasse le regole e mandasse a chi ha diritto ai servizi direttamente un voucher per ottenerli, costerebbe meno e sarebbe tutto più veloce. Come innovazione sarebbe minima, ma sarebbe un’innovazione. E soprattutto spiegherebbe ai cittadini che si possono pagare meno tasse per ottenere più servizi. I CAF oggi sono parte della enorme mole di sprechi che paghiamo tutti.

La mafia vota a Catania?

Certo che vota. Credo però che la stragrande maggioranza dei catanesi si tenga lontana dalla mafia, perché il catanese di suo è estremamente prudente, pauroso anche dei malanni fino all’ossessione, ipocondriaco. Purtroppo si lascia gestire dai pochi che gli succhiano il sangue da tutte le parti. Poi, il catanese medio, ma anche quello benestante, spoglio di personalità e dignità, povero, debole e esangue, chiede favori alla sanguisuga che lo ha ridotto a una larva. Purtroppo molti non vedono i vantaggi della libertà. Torniamo al tema della presenza e della formazione politica. I socialdemocratici conoscono questo tema. Il punto è affrontarlo e cominciare a risolverlo.

Dove sono i suo interessi?

Lavoro. Sono un professionista che ha notevole esperienza associativa, sia d’impresa che sociale e sindacale. Le mie carriere da leader associativo sono state segnate da ascese e anche importanti successi. Anche nel lavoro, come consulente d’impresa o dirigente associativo, tendo a privilegiare la passione e il divertimento. Ho un grande vantaggio: ho imparato, grazie a un grande maestro che si chiama Lorenzo Infantino, ad utilizzare una teoria dell’azione sociale che nelle analisi aiuta parecchio. A Catania, il vantaggio raddoppia: qui le lezioni autenticamente liberali di Infantino sono poco praticate e studiate. (L’intervistato sorride). Anche nei romanzi che ho scritto, sulla falsariga della storia di Art Mc Loud, le lezioni sulle conseguenze non intenzionali alle azioni intenzionali riecheggia. Lo stesso nelle lezioni di comunicazione e management. Credo non sia un caso che a Catania l’associazione dei consumatori che ho diretto in una organizzazione confederale come la UIL è arrivata mettere insieme più di seimila iscritti e, se non ricordo male, ventisette sedi provinciali. Ovviamente, di tutto questo lavoro oggi non c’è traccia, se non sulle cronache di qualche anno fa. Spero di riaprire un dialogo con il sindacato. Questa idea che gli innovatori possano vivere a compartimenti stagni è profondamente sbagliata e impossibile. D’altronde, un sindacato che pensi di campare solo sulla base di favori o trasferimenti del personale svolge un ruolo estremamente ridotto. Nel caso della UIL, Pierpaolo Bombardieri, con il quale abbiamo condiviso la prima esperienza sindacale nella UIL Giovani, prova a dare un segno preciso, credo non a caso. Ma la sua visione ha bisogno di supporto politico. Spero che presto ci sia tempo e modo per parlare con lui del rilancio del futuro nel dibattito sindacale da una parte, politico dall’altra.

Quando vedi i volti dei consiglieri comunali eletti a cosa pensi?

Tante brave persone. Peccato che siano ignari della loro funzionalità a un percorso regressivo, probabilmente senza piano. D’altronde, se mancano strumenti di analisi efficaci, come fai a capire che ruolo svolgi? Senza un allenatore capace, che abbia visione e comprensione, puoi avere venti campioni, ma retrocedi.

Che prospettive vedi per Catania e in generale per la Sicilia?

Catania è una città completamente ferma da anni. Non meno di quindici. Catania dal 1993 in poi ha perso tanta ricchezza. Molte responsabilità di questo massacro vanno equamente distribuite tra Enzo Bianco e i vari esponenti di destra, tra i quali Raffele Lombardo è stato sicuramente il più continuo e longevo. Non vale molto il discorso sulla necessità di liberarsi dalla mafia. Non sembra proprio che oggi viviamo in una realtà senza mafia. La tensione verso la pulizia è da tanto che latita, fino a diventare un problema anche la munnizza. Le gestioni di porto, aeroporto, interporto sono assolutamente coerenti e, grazie al mio ruolo in Aerolinee Siciliane SpA, impresa siciliana composta da cittadini siciliani, so che i migliori siciliani devono combattere battaglie durissime, anche solo per esistere come imprenditori. L’ascarismo del potere siciliano è terrificante. Passato lo stretto, i nostri leader diventano gattini mansueti. Ricordo Lombardo quando minacciò Roma, appropriandosi del movimento dei forconi. Venne ricevuto da Monti che disse di sì a tutte le sue richieste di finanziamenti. Aggiunse solo una postilla: spendete quello che già avete e poi avrete altri fondi. Nessuno ha mai speso quei fondi. Senza progetti e un’idea di futuro, i fondi non si spendono. In campagna elettorale tutti hanno parlato del grande successo del centrodestra per la costruzione della Catania Ragusa. La verità è che la Catania Ragusa è un successo del ministro Toninelli che prese in mano il progetto, revocò il contratto mai rispettato con i privati, combatté contro la destra e parte della sinistra, unite per impedire il riavvio dei lavori per una strada statale gratuita e riuscì ad appaltare i lavori prima di lasciare il ministero. I siciliani combatterono in sostanza per non far costruire la Ragusa Catania. Una minoranza testarda, con in testa l’on. Stefania Campo l’ha avuta vinta con costi umani enormi. Sugli aeroporti si ripete la storia. Gli aeroporti sono una miniera che potrebbe essere usata per fare nuovi investimenti ogni anno. Sono ridotti a riserva di caccia di pochi professionisti e per affidamenti diretti che l’Anac ha reputato poco trasparenti. La Sicilia si fa male da sola. Le manca l’orgoglio di chi sa di essere davvero forte e ricco. L’atteggiamento è quello del piagnisteo del nobile che non sopporta che qualcuno lo tratti da plebeo. Ma noi non siamo nobili. I siciliani hanno migliorato la loro condizioni quando hanno superato il notabilato. La reazione in corso oggi li impoverisce. Statistiche alla mano, sappiamo che i poveri di oggi sono la maggioranza della popolazione. Trent’anni fa, pensavamo a come eliminare le ultime sacche di povertà. Il futuro? Lo decideremo noi. Al momento, noi preferiamo esportare ragazzi e tenerci la povertà. Non ci dobbiamo stupire se i giovani, costretti a fuggire, poi proveranno amore per la Sicilia, ma risentimento per i siciliani. Il fenomeno è maturo, in questo momento. Un caro amico australiano, appassionato della Sicilia sta cercando di realizzare delle iniziative. Non ci riesce. E pian piano, si rende conto che la Sicilia che lui ama esiste, ma è in ostaggio di un pugno di persone affette da pigrizia e ingordigia. Passerà. Cambierà. La Socialdemocrazia di questo nuovo secolo darà la svolta. Ne sono convinto.


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