Parola di Ordine Nuovo


Pubblicato il 20 Ottobre 2020

di Marco Iacona

“Ordine Nuovo parla” (Mursia 2020): sono grossomodo tre le ragioni per le quali Sandro Forte ha deciso di scrivere questo libro sulla formazione di destra, ad un tempo più conosciuta ché sulla bocca di chiunque si occupi o discuta di anni “caldi”, con riferimenti a destra, e meno conosciuta ché dicerie, fraintendimenti, teoremi, novità e svolte, hanno sovente fatto perdere la bussola a storici ed addetti ai lavori, almeno secondo le opinioni dell’autore. Ragioni strettamente legate e, come dire, a effetto domino.

La prima: On è una realtà molto complessa che dal 1953 ha subito mutamenti strutturali considerevoli, passando da centro studi interno al Msi, a formazione extraparlamentare, da organizzazione per così dire bicefala, in parte dentro, in parte fuori l’Msi (col Mpon) a formazione clandestina; ha subito tre processi, ha subito carcerazioni ed è stata accusata anche di stragismo (nel caso delle stragi di Milano e Brescia). Tutto questo in tempi e circostanze diversi, non con gli stessi uomini, con elementi diversamente etichettati (ed etichettabili) e con annessi errori marchiani. Il libro vuol essere una chiarificazione, molto vicina agli ex ambienti ordinovisti, in merito a quegli anni, con la valutazione di responsabilità precise e di scelte decisive; smentendo la versione di chi ha voluto addossare a On prima e dopo lo scioglimento responsabilità che non erano sue. Capitò anche al sottoscritto di sentir dire da un dipendente pubblico di palazzo Pedagaggi che le azioni attribuite ai Far fossero in realtà azioni di Odine Nuovo, cioè di una formazione ancora non nata. Fantasia di certa presuntuosa ignoranza; i miei chiarimenti a nulla servirono se non a farmi guadagnare l’accusa di nominalista. Forte dice che così si andò avanti per anni e i riscontri sono più che agevoli.

La seconda: a parere di Forte, proprio per evitare che si accusi ingiustamente una formazione che, di fatto, prima dello scioglimento da parte del ministro Taviani, di colpe a suo carico ne aveva poche e che dopo lo scioglimento (1973) cambiò quasi completamente pelle – anche per risoluzione altrui –, si rende necessaria un’autonarrazione da parte dei suoi ex militanti. Questa, insieme, a una elencazione di temi e a una (fin troppo) rapida esegesi, garantirebbe lo svolgimento di un racconto più equilibrato rispetto a precedenti narrazioni come ad esempio la versione di Giannuli e Rosati del 2017. La non coincidenza di più versioni – di fatto incompatibili – produrrebbe, tra l’altro, risposte finali diverse le une dalle altre. Per taluni, On altro non sarebbe se non la protagonista della strategia della tensione obbediente quasi ciecamente a regie esterne (americane e no), protagonista a volte perfino inconsapevole. Per gli innocentisti, On avrebbe subito una repressione perché unico movimento d’idee fortemente contestativo (ma non violento), presente sul territorio proprio nel momento in cui il Msi (con la seconda segreteria Almirante) e la piazza (coi moti di Reggio Calabria), indicavano con chiarezza una svolta di tipo alternativo. Insomma, la destra “ce la stava per fare”. Infine, la celebre teoria degli opposti estremismi tenderebbe a colpevolizzare sinistra e destra insieme, ancora per ragioni di calcolo politico.

La terza: On nelle sue diverse formazioni legali ebbe due leader: Pino Rauti e Clemente Graziani, entrambi e per vie leggermente diverse evoliani. Di passaggio, ricordo che gli anni Settanta per la destra furono essenziali per le componenti, appunto, rautiane, ma anche perché, in precedenza, intellettuali di varia provenienza come lo stesso Evola, il marxista Plebe, il “conoscitore di segreti” già docente a Catania e vicino alla scuola di Francoforte Zolla, e il filosofo cattolico Del Noce, indipendentemente l’uno dall’altro, tentavano di costruire un’alternativa all’ideologismo sessantottino. Anche questo bisognerebbe spiegare a quelli di palazzo Pedagaggi. Rauti e Graziani rappresentano le due vie che, da sempre, a destra e non solo a destra si fronteggiano, quella maggiormente istituzionalizzata cioè pronta anche a far parte del sistema e quella completamente libera, rivoluzionaria nei modi e nelle idee. Il libro di Forte è anche un racconto parallelo delle iniziative rautiane e di quelle di Graziani. Culturali, giornalistiche, attivistiche. Fino alla loro morte, preceduta di molto da quella di Evola.

 

 

 

 

 

 


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