Rifondazione e “Caso Galvagno”: un “clientelismo per ricchi”


Pubblicato il 06 Luglio 2025

Rifondazione Comunista – Segreteria regionale Sicilia

Comunicato-stampa

L’inchiesta giudiziaria in corso, che coinvolge in primo luogo il Presidente dell’ARS Gaetano Galvagno e, attorno a lui, un giro di personaggi e figure interne (l’assessora Amata, la portavoce De Capitani, appena dimessasi, fra gli altri) ed esterne alle Istituzioni della Regione, è certamente inquietante per ampiezza e radicamento nel “giro” politico ed economico che conta. Fermo restando il presupposto di innocenza per tutti gli indagati e le indagate, non abbiamo certo bisogno di attendere la sentenza della Magistratura per un giudizio politico e per una valutazione della rilevanza sociale della vicenda che la stampa e gli altri media riportano ampiamente.

Rileviamo infatti che l’inchiesta ruota attorno al pianeta che viene chiamato “turismo”, e in particolare agli eventi connessi ad Agrigento Capitale della Cultura, la cui gestione è, a quanto si legge, ampiamente in mano ai partiti della maggioranza di governo e a fondazioni e altri soggetti ad essi collegati. Eventuali corruzione e irregolarità amministrative a parte, il cui accertamento non spetta a noi, sarebbero solo la superficie schiumosa di un indirizzo di politica ed economia della Regione Sicilia fondato sulla rapina delle risorse finanziarie ed economiche che da tempo immemorabile si regge su una pratica indiscussa: quella del clientelismo scientificamente organizzato e sorretto dalla spesa pubblica. Un clientelismo “per ricchi” che devasta i bisogni sociali (sanità, scuola, trasporti interni, servizi del welfare, finanziamento agli enti Locali, agricoltura, politica delle acque, tutela dell’ambiente, in primo luogo), e che si lega indissolubilmente alla scelta delle privatizzazioni dello spazio comune, delle Grandi Opere, dei grandi affari, della speculazione sul territorio, e insomma a tutti i meccanismi dell’accumulazione, che in Sicilia va letta come sistema capitalistico-mafioso. Prima ancora che di eventuali corruzioni, dobbiamo scandalizzarci proprio di questa permanente deviazione dai bisogni sociali che il sistema politico-economico dominante imprime alle risorse a disposizione della Regione, spostandole dal bene pubblico al profitto e soprattutto alla rendita parassitaria dei privati.

Se poi paragoniamo le vantate imprese dell’economia siciliana negli ultimi tre anni (secondo il presidente Schifani, che cita il Documento di Economia e finanza regionale, il PIL regionale sarebbe del 3,5 % nel triennio, più della media del Mezzogiorno e dell’Italia) con la realtà che tutti i cittadini vivono (lavoro povero e precario, mancanza di servizi e strutture pubbliche, emigrazione, marginalità sociale diffusa e così via), si rivela la miseria di risorse legate al “turismo”, ossia a grandi eventi come quello di Agrigento, a trasformazione delle città in parchi divertimenti e invasione di visitatori mordi-e-fuggi, con le conseguenti diffusione del lavoro povero e devastazione dello spazio pubblico. Languono le programmazioni in industria e agricoltura, oltre che in welfare e servizi. Ma questo non impedisce certo ai gruppi dominanti di potere di lucrare dalle risorse pubbliche e a ingrassarsi a spese dei cittadini. E non impedisce certo la repressione del dissenso e la centralità del sistema militare e dei partiti della guerra.

Non abbiamo bisogno, per sapere questo, e per combatterlo, di attendere le sentenze della Magistratura.


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