“Spremuti e gettati”: gli ambulanti non ci stanno


Pubblicato il 28 Novembre 2019

18 mila imprese hanno “abbassato le saracinesche” dal 2016 (su un totale di 186 mila esistenti) in Italia, “grazie” anche alla pressione fiscale.

L’ultima denuncia viene da Sebastiano Coco della Cidec, che sostiene ambulanti e in generale piccolo imprenditori. Una situazione ormai non più sostenibile, come confermato dall’ultima manifestazione a Roma: una protesta “per la tassa unica, per il rinnovo automatico delle concessioni, per il fondo di solidarietà/indennizzi, per il canone unico per tassa giornaliera, per non subire la lotteria degli scontrini”. All’orizzonte, infatti, ci sono ulteriori balzelli e imposizioni dello Stato al fine -ufficialmente- di combattere l’evasione fiscale. Che va cercata -secondo queste linee politiche- fra i piccoli. Non fra i grandi gruppi.

Di qui nuovi obblighi che ora si chiamano Pos e scontrino fiscale per ogni piccolo acquisto. Con tanto di codice fiscale, personale per potere curare queste incombenze (a proposito e la privacy?) e relativa “caccia” a chi non emette il relativo documento fiscale anche per un gelato. Sebastiano Coco, quindi, sottolinea le “gravi difficoltà degli ambulanti” che devono affrontare ogni giorno difficoltà di ogni tipo, non ultima le avverse condizioni meteorologiche: “nell’ultimo mese abbiamo potuto fare solo 5 giorni di mercato”-ha affermato. Gli aumenti, poi, sono dietro l’angolo, come nel caso del suolo pubblico, insomma, un vero “calvario”.

E dire che gli ambulanti vorrebbero pagare, il giusto. “Una soluzione -spiega Coco- è un forfettario. Non si può andare avanti così, rischiamo di chiudere. E i grandi gruppi, talora sostenuti dallo Stato, quando pagano davvero?”


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