Strage di via d’Amelio: si riscrive la verità sulla morte del giudice Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta


Pubblicato il 08 Marzo 2012

di Fabio Cantarella, iena antimafia

Con l’emissione di quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere ha ufficialmente preso il via la nuova inchiesta sulla strage di via D’Amelio nella quale persero la vita il magistrato eroe Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, Eddie Walter Cusina. Era il lontano 19 luglio del 1992, ma sembra appena ieri.

I provvedimenti, a firma del Giudice per le indagini preliminari Alessandra Giunta, eseguiti dalla Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta hanno raggiunto Salvatore Madonia, boss palermitano considerato uno dei mandanti della strage, nonché Vittorio Tutino e Salvatore Vitale perché ritenuti i veri esecutori dell’attentato mortale. Tra gli arrestati il ‘finto pentito’ Calogero Pulci chiamato a rispondere di calunnia aggravata per le false dichiarazioni rese nel precedente processo denominato “Borsellino Bis” che portò alla condanna e all’arresto anche di innocenti. In particolare Calogero Pulci in appello puntò il dito contro Gaetano Murana, accusandolo di aver partecipato alle fasi esecutive dell’attentato di via D’Amelio. Murana venne ingiustamente, per quanto è poi emerso, condannato alla pena dell’ergastolo.

A Salvatore Madonia oltre l’associazione mafiosa è contestata anche l’aggravante di aver organizzato la strage di via D’Amelio per fini terroristici allo scopo di indurre lo Stato a trattare con Cosa nostra. Per la Procura di Caltanissetta, quindi, fra i partecipanti alla fase esecutiva della strage, oltre al pentito Gaspare Spatuzza sulle cui dichiarazioni si basa l’inchiesta, vi furono anche Vittorio Tutino e Salvatore Vitale.

Risulta peraltro interessante esaminare la nuova ricostruzione dell’attentato eseguita dal Gip di Caltanissetta Alessandra Bonaventura Giunta: l’uccisione di Paolo Borsellino venne architettata perché il boss Totò Riina lo riteneva un ostacolo alla trattativa tra la mafia e i rappresentanti delle istituzioni statali.

“La tempistica della strage – scrive il Gip – è stata certamente influenzata dall’esistenza e dall’evoluzione della così detta trattativa tra uomini delle istituzioni e Cosa nostra”. Per la Procura dalle indagini è “risultato che della trattativa era stato informato anche il dott. Borsellino il 28 giugno del 1992. Quest’ultimo elemento – osservano i Pubblici ministeri – aggiunge un ulteriore tassello all’ipotesi dell’esistenza di un collegamento tra la conoscenza della trattativa da parte di Borsellino, la sua percezione quale ‘ostacolò da parte di Riina e la conseguente accelerazione della esecuzione della strage”.

Secondo quanto sostiene la Procura di Caltanissetta, “questa conclusione è legittimata, tra l’altro, dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Giovanni Brusca a proposito dell’ordine ricevuto da Salvatore Riina di sospendere, nel giugno 1992, l’esecuzione dell’attentato omicidiario nei confronti dell’on. Calogero Mannino perché c’era una vicenda più urgente da risolvere”. Proprio quest’ultimo, ex ministro democristiano e leader della Dc siciliana, è stato nei giorni scorsi iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Palermo nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa, per ipotetiche pressioni che avrebbe esercitato all’epoca delle stragi per un ammorbidimento del regime carcerario del 41 bis.


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