Walter Tobagi, una storia di sangue italiana


Pubblicato il 28 Maggio 2020

Quarant’anni fa  a soli 33 anni veniva assassinato Walter Tobagi dalla famigerata  Brigata XXVIII marzo, gruppo che aspirava ad entrare a far parte delle brigate rosse. É una figura indimenticabile del giornalismo italiano, che con la sua esemplare azione aveva cercato di rompere quella cappa corporativa anche nell’ambito dello stesso mondo giornalistico. Il contesto in cui avvenne il suo omicidio è quello torbido e purulento degli anni di piombo e già nel 1977 Tobagi era il migliore inviato speciale del Corriere della Sera, con una capacità di analisi e approfondimento dei fatti sociali assai rara, profonda e  originale. Sono anni in cui l’Italia viveva le convulsioni della  terribile realtà del terrorismo  fascista e di quello rosso delle Brigate rosse.
È un periodo di grandi tensioni  cambiamenti e  sconvolgimenti politici e sociali che mostrano l’immagine di un paese ingovernabile e fragile . Erano gli anni del tentativo del compromesso storico del Pci e dell’unità nazionale ideata da Moro che si ruppe dopo la sua tragica fine dello statista democristiano. Nel  1976  Bettino Craxi cercò di scompaginare l’intesa catto comunista che si conclamava con un consociativismo tra i due maggiori partiti Dc e Pci. Cosicché queste due forze politiche si spartivano il potere , anche se   non potevano governare insieme per il cosiddetto fattore k determinato dello scenario internazionale della guerra fredda. Walter Tobagi, in tal senso , tentava di mettere in crisi  l’egemonia culturale nel giornalismo italiano del  catto-comunismo e  dall’influenza nel sindacato dei giornalisti della corrente di “Rinnovamento”. Tobagi si fece promotore  appunto  di una scissione da “Rinnovamento” fondando una nuova corrente, “Stampa democratica”.
Walter era stato iscritto giovanissimo al Psi a Cusano Milanino per un anno e aveva lavorato all’Avanti oltre che ad Avvenire. Tobagi era un riformista e un cattolico che privilegiava  una concezione laica, libera e tollerante del giornalismo sganciata in egual misura  da logiche dogmatiche e  da interessi lobbistici.
Stampa democratica divenne in poco tempo una nuova corrente che mise in discussione i rapporti di potere nel comitato di redazione del Corriere, nell’Associazione lombarda dei giornalisti, di cui Walter divenne presidente, e persino negli equilibri di forza dello stesso sindacato nazionale, la Fnsi.  Tobagi lavorava tantissimo nel campo sindacale ma cominciava ad essere il migliore inviato  del Corriere della Sera, soprattutto nel campo del  terrorismo.
Le sue analisi sul tema erano profonde, attente e puntuali nell’individuare la genesi e le patologie del fenomeno che minacciava la democrazia e la libertà. I suoi assassini  erano figli della borghesia rossa milanese che volevano divenire terroristi delle Br e con il suo omicidio intendevano fare un macabro “praticantato”. Un delitto orrendo di un giovane  giornalista che si batteva contro il  terrorismo, le ideologie della morte e la violenza e che era un astro nascente della carta stampata  non condizionabile  dai poteri forti.
Rosario Sorace.

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