“Benzina alle stelle, ma è difficile cancellare le accise”


I prezzi dei carburanti continuano a salire. Il parere del professore di Economia Maurizio Caserta sulle accise. La più datata tassa è quella per la guerra in Etiopia del 1935 dichiarata da Mussolini.

di Giuseppe Bonaccorsi

Nonostante nessuno metta in dubbio le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla necessità di fare sacrifici per garantire il nostro vivere democratico  e aiutare i profughi di una guerra assurda e brutale come quella in Ucraina, tutti i cittadini da alcuni giorni a questa parte e dopo l’arrivo delle prime bollette salasso di luce e gas stanno adesso facendo i conti con gli aumenti impazziti e senza fine dei carburanti.
Il pieno al distributore è salito di oltre il 50% nel volgere di una decina di giorni, con la benzina che è passata da una media di 1 euro 40 cent nelle pompe self service a oltre due euro. Il diesel ha fatto ancora peggio e oggi in molti distributori costa più della verde.
I primi segnali di quello che potrebbe materializzarsi  come un disastro per le tasche dei cittadini si intuiscono anche dalle parole degli autotrasportatori (il trasporto su gomma in Italia è oltre il 60%) che sono pronti alla nuova serrata e dai gestori dei carburanti che lamentano introiti in picchiata. Anche i pescherecci di molte regioni hanno deciso una serrata.
La situazione che sembra al momento inarrestabile vista la situazione internazionale di scontro riapre il tema delle accise. Sono decenni che se ne parla ogni qualvolta la benzina è andata aumentando. Ma nonostante le rassicurazioni i governi che si sono succeduti non hanno approvato alcuna legge per cancellare alcune accise che sono una entrata certa per le casse statali. Ma l’attuale situazione rischia di ritorcersi contro anche alle casse statali, perché meno cittadini circoleranno in auto – come è avvenuto ai tempi del Covid –  meno saranno gli introiti delle accise e il buco alla fine potrebbe essere consistente.  “Il tema – spiega il professore di Economia Politica dell’Università di Catania, Maurizio Caserta – è chiaro. Ci vorrebbe una legge votata dal Parlamento  per eliminare alcune accise. Non esiste un ostacolo formale alle loro cancellazioni, ma un ostacolo sostanziale. Se il governo dovesse togliere alcune accise  il gettito si ridurrebbe in modo consistente”.

Eppure il tema comincia a circolare anche in ambienti politici: se si riducessero alcune accise, riservando gli sconti magari a chi lavora col trasporto o si reca ogni giorno al lavoro con l’auto cosa si otterrebbe? “Quando si lavora sulle tasse bisogna guardare due cose: uno è il gettito complessivo che potrebbe alterare gli equilibri di bilancio e la seconda è l’incentivo. Ad esempio l’incentivo sul carburante diesel per chi lavora è una possibile opzione, Ma se lo togli per tutti toglieresti alle casse statali una grossa entrata. Nel caso in esame  è  possibile incidere, ma bisogna tenere presente che le accise sui carburanti vengono considerate un reddito garantito al quale lo Stato non vuole venir meno, ancor più dell’Irpef. Certamente uno sgravio di alcune  accise per tutti i cittadini che lavorano con l’auto o con i mezzi pesanti  potrebbe essere un incentivo positivo, perché da una parte lo Stato perde, ma dall’altro guadagna con la ricrescita  dei consumi.
Scorrendo l’elenco delle accise, ormai arcinote da decenni, ci sono balzelli a dir poco curiosi e per questo li rielenchiamo.Si parte dal quella addirittura ancora in vigore per la guerra in Etiopia, di quasi 90 anni fa, dichiarata da Mussolini nel l 1935-36. a quella per la crisi di Suez del 1956.  Si tratta delle accise più datate: la prima per una guerra durata due anni, ma l’accisa si paga da quasi 90 anni, e l’altra per un conflitto che non coinvolse neanche l’Italia, ma gli inglesi. Curioso  davvero il caso della tassa per la guerra mussoliniana. Il fascismo venne poi sonoramente  e giustamente sconfitto nel secondo conflitto mondiale, ma quella tassa del Fascio è rimasta sempre in vigore anche oltre il 1945. Nessuno l’ha mai cancellata.
Poi ci sono quelle  per la ricostruzione del Vajont del 1963, dell’alluvione di Firenze del ’66, del terremoto del Belice del 1968. E poi per il  terremoto del Friuli del ’76, di quello dell’Irpinia dell’80. E ancora per la missione  in Libano del 1983, della missione in Bosnia del 1996, del rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004. Addirittura per acquistare  bus ecologici  nel 2005. Poi ci sono anche accise più recenti: quella per il terremoto dell’Aquila del 2009, per un finanziamento alla Cultura del 2011. Sempre nel 2011  per l’emergenza immigrati dopo la crisi libica . E ancora, sempre nello stesso anno  per le alluvioni di Liguria e Toscana. Chiude l’elenco quella per il decreto salva Italia (sempre 2011, l’anno più prolifico) e infine per il terremoto in Emilia del 2012. E ci fermiamo qui…

 
 
 
 

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