La memoria corta dell’Elefante…


Pubblicato il 09 Marzo 2022

Siamo in extra time.

La zona “Cesarini” – dal nome di Renato, indimenticabile mezzala juventina anni 30, bravo a segnare nel finale – è ormai tramontata da tempo.
L’arbitro sta per imboccare il fischietto, si torna a casa, col magone e un groppo in gola.
Che peccato, di un soffio, per un pelo. Per un palo.
In questi giorni, sorridiamo a sentir inneggiare il nome di Zio Angelo, quel Massimino, meraviglioso presidente dei presidenti, amato a singhiozzo, contestato crudelmente, spesso e volentieri senza motivo, ieri dannato, oggi beatificato. Addirittura, in più circostanze, assediato in casa, vittima di improperi e sassate.
È stato rimosso il suo estremo sacrificio, all’altezza di Tremonzelli, in autostrada, col boccone in gola, ormai non vedente, quel giorno in auto, per la sua amata creatura, il Catania.
È sempre la solita storia.
Quella del peccatore seriale che recita l’Ave Maria quando sta per affogare, per poi tornare a peccare dimenticando l’Ave e anche Maria, quando intravede la riva.
Venne poi il tempo dei Gaucci, padre e figlio.
Coccolati, esaltati, poi schifati, senza pietà, nonostante il ritorno in B, dopo l’indimenticabile battaglia dello Jacovone, in quel di Taranto.
Avranno sicuramente commesso errori, chi non ne commette.
A Catania hanno vinto e hanno perso, ma hanno rischiato in proprio e soprattutto, hanno fatto calcio.
E che dire degli autografi quasi supplicati ad un altro zio, Nino Pulvirenti, presidente di Barrientos e Papu Gomez, osannato dopo il 3-1 a Mou, poi maledetto dopo i tragici treni del gol, poi incredibilmente rifesteggiato in tribuna A, oggi condannato per sempre all’oblio.
È sempre la solita storia.
Mai una mezza misura, mai moderazione, tutto alla catanese…
“o tri o trentatri”…
Dopo l’estremo tentativo dei locali della SIGI, che al di là di ingenuità, gelosie, e peccati di esperienza, ci hanno provato, cacciando di tasca propria denari e mettendo indiscutibilmente faccia e sincera, genuina volontà, oggi è buio pesto, che più pesto non si può.
Assistiamo attoniti ad imbarazzanti pantomime, sperando in improbabili salvatori della patria, più interessati a farsi pubblicità e a giocare un Superenalotto da 2 € che a salvare storia e tradizione, investendo in un marchio in cui non credono affatto.
Di chi sono le colpe?
Di uno, nessuno, centomila, di tanti, di troppi, forse, anche ognuno di noi, ha un briciolo di responsabilità.
È sempre la solita storia.
Quella del peccatore seriale che recita l’Ave Maria quando sta per affogare, per poi dimenticare l’Ave e anche Maria quando intravede la riva.
P.s. Megghiu suli, ca malissimu accumpagnati…il Catania sarà sempre in ognuno di noi, a prescindere.

Iena rossazzurra.


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