Ciclone Harry, il presidente nazionale del Sindacato italiano Balneari ha incontrato a Catania gli operatori del settore; “Sconcerta che il ministro Santanchè non sia ancora venuta”


Pubblicato il 31 Gennaio 2026

«Senza il mare il turismo muore». Poche parole che racchiudono tutta la rabbia, lo sconforto, ma al tempo stesso, la voglia di rialzarsi, di chi, dopo il passaggio del ciclone Harry dalle coste della Sicilia orientale, ha perso la propria attività. A pronunciarle, appena arrivato a Catania, dopo aver verificato la situazione anche a Catanzaro, è Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano Balneari di Fipe Confcommercio.

Parte da questa certezza quando, nella sede di Confcommercio etnea, incontra i titolari dei lidi della scogliera di Catania e Aci Castello e quelli della Plaia. Strutture quasi completamente distrutte dalla furia del mare, che in alcuni casi ha portato via persino quella parte di scogliera su cui venivano realizzate le piattaforme.

In un momento così difficile il Sib ribadisce la necessità di interventi urgenti di emergenza, ristori adeguati e piani straordinari di protezione civile e salvaguardia della costa.

Due quelli normativi immediatamente necessari: in primo luogo, la non applicazione della direttiva Bolkestein. «Lunedì scorso – ha spiegato Capacchione – abbiamo inviato una lettera alla premier Giorgia Meloni, sottolineando che, al di là delle risorse economiche, la questione fondamentale per chi lavora sulla costa, quindi anche alberghi, campeggi, ristoranti e chioschi, riguarda la durata del titolo concessorio, perché senza certezze la ricostruzione è impossibile. Nessuno presterebbe garanzie».

In secondo luogo, la sospensione, per le aziende danneggiate dalle violente mareggiate dei giorni scorsi, della norma che impone di tener conto della polizza catastrofale nell’erogazione dei benefici economici. «Negli ultimi due anni – ha detto il numero uno del Sib – abbiamo inviato diverse lettere al Ministero delle Imprese e del Made in Italy senza avere risposte. È una polizza che non garantisce dalle mareggiate e dunque è inutile. Tra i rischi coperti ci sono le frane, le alluvioni, le esondazioni, i terremoti – rincara – ma non le mareggiate. Per questo la maggior parte degli operatori balneari non l’ha stipulata. Adesso rischia di diventare un impedimento per l’ottenimento delle risorse finanziarie».

Capacchione sottolinea il grande lavoro di prevenzione fatto dagli enti locali, grazie al quale non si sono registrate vittime, «ma questo – ha aggiunto – rischia di abbassare l’attenzione».

E ancora: «Serve partire adesso. Rischiamo di arrivare a Pasqua con le coste della Sicilia e della Calabria sprovviste della balneazione attrezzata. Il 41 per cento delle presenze turistiche riguarda il mare, per questo sconcerta che il ministro al Turismo, Daniela Santanchè, non abbia ancora visitato i territori colpiti dal ciclone».

Intanto il sindacato – che durante l’incontro con gli operatori del settore ha riunito, a testimonianza della grande attenzione, il presidente regionale e provinciale di Sib Fipe Confcommercio, Ignazio Ragusa, il presidente regionale di Fipe, Dario Pistorio, e il presidente di Confcommercio Catania, Pietro Agen – si muove anche con le istituzioni regionali.

«Abbiamo chiesto – ha spiegato Ragusa – la rideterminazione della durata delle concessioni, altrimenti non sarà possibile effettuare investimenti, mentre dall’assessore del Territorio e dell’Ambiente, Giusi Savarino, abbiamo avuto notizia delle agevolazioni e dei sostegni per poter ripartire: dalla semplificazione burocratica ai ristori immediati».

«Quello che è successo alla scogliera – ha concluso Ragusa – è qualcosa di terrificante. Per questo vorrei che il Paese intero ci desse più attenzione, soprattutto sul piano mediatico, e che magari qualcuno venisse qui ad aiutarci, come tante volte in passato hanno fatto i siciliani in altre regioni colpite da catastrofi»


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