Cronaca nera, femminicidio e leggi, Catania: intervista all’avv. Trantino


Pubblicato il 24 Luglio 2014

di Amalia Zampaglione

In un precedente articolo, su le vittime di femminicidio, ho fatto riferimento al decreto legge 26 giugno 2014 n.92 che eviterà l‘arresto e la detenzione in carcere o a domicilio agli autori dei maltrattamenti familiari e di stalking.

Ora, l’amore per l’informazione autentica e la volontà di scavare a fondo ad ogni notizia per non incorrere nel rischio di divenire foriero di informazioni mendaci o ingannevoli, induce a chiedere ragguaglio a chi sa di più o può fornire una chiave di lettura diversa. Segue un’intervista ad Enrico Trantino, avvocato di parte civile nel processo a carico di Loris Gagliano, il giovane studente universitario che il 27 dicembre del 2011 uccise l’ex fidanzata Stefania Noce.

Ormai con una certa frequenza, apprendiamo di un crescente numero di casi di maltrattamenti e violenza di genere. Avv. Trantino, a differenza del passato, c’è una maggiore corrispondenza tra il numero di violenze subite e le denunce con successivo iter processuale – oppure – permane la triste constatazione che solo pochi casi finiscono in un’aula di tribunale? 

RISPOSTA: Sicuramente i recenti interventi del legislatore sono il segno di una maggiore attenzione verso i casi di violenza di genere, che trovano il loro riflesso sull’attività della Polizia Giudiziaria e della Procura della Repubblica. Non sono in possesso di statistiche aggiornate, ma per esperienza so di più immediate risposte nel caso di segnalazioni di vicende di violenze che maturano all’interno di contesti familiari o commessi sulle donne.

 Lei è legale di parte civile di Rosetta Miano e Gaetana Ballirò, rispettivamente madre e nonna di Stefania Noce la giovane studentessa che venne uccisa il 27 dicembre del 2011 dall’ex fidanzato Loris Gagliano. Se non erro nella sentenza del 5 aprile 2013 del Gup di Caltagirone che prevedeva la condanna all’ergastolo di Gagliano si fa riferimento per la prima volta al “femminicidio”.

RISPOSTA: Sebbene non abbia conferme ufficiali, anch’io credo sia la prima volta che in una sentenza della Repubblica italiana si legge un espresso riferimento al “femminicidio” prima ancora dell’entrata in vigore del DL. 93/’13.

 In ragione dell’esperienza maturata in procedimenti giudiziari, le chiedo un commento circa il decreto legge 26 giugno 2014 n 92 che eviterà l’arresto e la detenzione in carcere o a domicilio, agli autori di maltrattamenti familiari e di stalking. La norma sarà estesa automaticamente ai pluri-recidivi e a tutti quelli a rischio di reiterazione del reato senza alcuna valutazione del tribunale di sorveglianza. Insomma sarà applicabile anche alle situazioni con maggior pericolosità. E’ a suo parere un decreto pericoloso che mina le misure cautelari a tutela alle vittime di violenza?

RISPOSTA: Il Decreto Legge 92/’14 si occupa di controverse misure a soddisfacimento dei diritti dei detenuti che abbiano subito un trattamento contrari o ai principi di umanità. L’unica norma modificata, incidente sullo status cautelare di chi è sottoposto a indagini, è l’art.275 nella parte in cui stabilisce – in effetti ribadisce – il divieto di applicazione di misure restrittive nel caso in cui il giudice ritenga che la pena da applicare al caso concreto possa essere sospesa. Quindi non c’è il rischio che lei paventa. Ormai il legislatore con il DL 93/’13 ha compiuto una “scelta di campo” introducendo interventi di tutela diretta e indiretta a favore delle donne vittime di violenza, che oltre a potenziare la strumentazione investigativa, incrementano gli interventi cautelari per prevenire la commissione di altri reati della stessa specie. Non credo quindi esistano le condizioni per un allentamento delle maglie; purché ciò non si traduca – nel nome della contingente emergenza – in una riduzione degli standard probatori per stabilire la colpevolezza di chi è accusato di tali fatti. 

 

 


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