Cronache comunali: appalto refezione scolastica 2012/2014 per tre milioni di euro affidato in modo diretto violando il relativo Codice. E per il 2015/2017? Altro affidamento diretto?


Pubblicato il 19 Dicembre 2014

di Ignazio De Luca

Non si scappa! La classe burocratica del comune di Catania, dalla base al vertice, è largamente insufficiente sotto il profilo della conoscenza delle leggi, riuscendo a “leggere” e applicare la norma in modo diametralmente opposto allo spirito della stessa.

Sia la proposta di provvedimento della Responsabile Unica del Procedimento (RUP), ins.Innocenza Indaco, che lo stesso provvedimento dirigenziale, firmato dal dottore Paolo Italia, relativo alla refezione scolastica del biennio 2012/2014, evidenziano la disconoscenza della normativa del codice degli appalti Dlgs.163/2006.

Le considerazioni in premessa dell’ins.Innocenza Indaco, “in alternativa all’indizione di una nuova gara d’appalto… che evita le spese di gara e .. scongiura il rischio di possibili contenziosi connessi  alla procedura di scelta del contraente….si può ricorrere alla ripetizione di servizi analoghi, ai sensi dell’art.57 comma 5 dlgs 106/2006”.

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Chiunque  conosca, anche solo qualche rigo del codice degli appalti, resta allibito.

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La normativa europea e il codice degli appalti, DLGS.163/2006, che l’ha recepita, non ammette deroghe: per la scelta del contraente di una  fornitura o di un servizio, la pubblica amministrazione, deve avvalersi di procedure ad evidenza pubblica. Sempre! Anche paventando, con buona pace della RUP Insegnante, “il rischio di possibili contenziosi”. Centinaia ed univoche le sentenze del Consiglio di Stato in questo senso.

Se il grado di responsabilità e di ignoranza della norma, per la RUP è inescusabile: che incompetenza quella del dirigente, dottore Paolo Italia, che ne dispone l’approvazione!

Speriamo in poche battute di riuscire a spiegare l’ ignoranza normativa di funzionaria e dirigente, che gravano sulle casse comunali, entrambi, per oltre duecentomila euro.

“La disciplina dell’istituto della ripetizione del servizio va interpretata in senso restrittivo e ciò proprio per evitare che questa possa risolversi in uno strumento per aggirare l’ormai pacifico divieto di rinnovo”. In specie, chiarisce il Consiglio di Stato, sentenza 2885 del 11 maggio 2009, che “mentre il rinnovo del contratto si sostanzia nella riedizione del rapporto pregresso (generalmente in virtù di una clausola già contenuta nella relativa disciplina), la ripetizione di servizi analoghi di cui parla l’art. 57 del codice postula una nuova aggiudicazione (sia pure in forma negoziata) alla stregua di un progetto di base”. Il rinnovo, nella sua più chiara accezione non costituisce procedura di aggiudicazione ma caso mai una forma (sia pure abusata) di prosecuzione delle prestazioni, la ripetizione del servizio costituisce a tutti gli effetti invece una procedura (eccezionale) di aggiudicazione. Eccezionale perché in evidente deroga ai principi classici della gara. Non a caso è disciplinata tra le procedure negoziate senza pubblicazione di bando, con una fattispecie tassativa non suscettibile di estensione analogica.

Per quanto sopra, dirigente e funzionario, avrebbero rinnovato in modo illegittimo, mediante una mala interpretazione dell’art. 57 del codice appalti, la ripetizione dei servizi analoghi, affidandolo direttamente, un servizio di tre milioni di euro. Infatti la procedura prevista dall’art.57, esimia la stazione appaltante (solo)dalla pubblicazione del bando, consentendo una procedura negoziata per una NUOVA aggiudicazione. Giova ricordare inoltre che per il ricorso all’articolo 57 è assolutamente necessario che la stazione appaltante sia dotata del piano di programmazione dei servizi.

Altro che le preoccupazioni della RUP insegnante che pensa di far ricorso all’art. 57, per evitare la gara d’appalto e i “rischi connessi”, la gara deve essere fatta. Sempre.Sempre. Sempre! Lo impone il codice degli appalti a tutela della concorrenza e in rispetto al principio di legalità.

Piuttosto questo modo approssimativo della classe burocratica di gestire la cosa pubblica, comporta violazioni seriali, con danno incalcolabili alle finanze comunali. Sarà il caso di verificare l’esistenza di eventuali “progetti” dell’amministrazione a sostegno dei conti correnti dei dipendenti della direzione Pubblica Istruzione? Nell’eventualità che magari i primi beneficiari potrebbero essere dirigente e funzionaria?

Abbiamo visto che dal primo gennaio 2015, i bambini di materna ed elementare, saranno privi di mensa,andando a scadere nel 2014, il servizio di refezione scolastica, per un importo di tre milioni di euro, illecitamente conferito, direttamente e senza gara, alle ditte di cui si allegano in pdf le visure camerali storiche.

Non ci risulta che sia stato preparato un bando di gara per il 2015/2017, avranno intenzione di riappaltare il servizio nuovamente contro legge? Abbiano cura di operare per bene, non tutti godono delle probabili protezioni del mendace capo di gabinetto.

 


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