Piano dei chioschi, Confcommercio Catania: “Inaccettabile, c’è troppa approssimazione”


Pubblicato il 25 Marzo 2026

Confcommercio Catania non ci sta: «Le pianificazioni di urbanistica commerciale non si fanno così. C’è troppa approssimazione»

«Piano dei chioschi inaccettabile nel metodo e nel merito». È netta la posizione di Confcommercio Catania in relazione allo strumento di pianificazione che la Direzione Attività produttive ha presentato al Consiglio comunale lo scorso mese di dicembre. A parlare sono il presidente Pietro Agen e il vicedirettore Francesco Sorbello, che hanno già esposto le considerazioni dell’associazione nel corso dell’audizione in Commissione consiliare permanente Urbanistica.

«Su un atto di pianificazione del territorio e commerciale così importante – hanno spiegato i vertici di Confcommercio – l’Assessorato Attività produttive avrebbe dovuto preliminarmente attivare un momento di confronto con le organizzazioni di categoria. Invece ha preferito andare in solitaria, senza avere la sensibilità politica e amministrativa di sviluppare un ragionamento congiunto su obiettivi e criteri». 

Una mancanza di confronto preventivo che, secondo Agen e Sorbello, «negli ultimi due anni ha già prodotto il ritiro da parte dell’amministrazione di alcuni regolamenti dal Consiglio comunale, ad esempio quelli sui dehors o sul contrasto all’evasione». 

«Una inaccettabile distrazione» che Confcommercio etnea fa sapere di aver rappresentato anche al sindaco Enrico Trantino. 

Le critiche dell’associazione riguardano anche il merito del provvedimento, giudicato «lacunoso, un non piano». 

«Quello proposto – tuonano Agen e Sorbello – non è un piano, manca tutto. Non viene indicato alcun metodo seguito per approntare la pianificazione. Nella proposta di delibera si fa cenno a formule di rito ma nel concreto non c’è nulla. Non si comprende come si sia giunti al numero di 14 nuovi chioschi».

E ancora: «Non c’è alcuna relazione sui singoli siti individuati; non si fa cenno all’impatto che i nuovi chioschi determinano nelle singole aree, alla connessione con il territorio e alla loro specifica funzione; manca la connessione con le altre attività; non c’è cenno alla generazione di nuovi flussi veicolari. Non abbiamo scorto il parere della Direzione Urbanistica sui singoli siti». 

«Le pianificazioni di urbanistica commerciale – concludono – non si fanno così. C’è troppa approssimazione». 


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