Cronache siculopolitiche: primavera e primavere con Candido Munafò


Pubblicato il 10 Febbraio 2019

Marco,

nella Padania del nord è neve gelo nebbia che sortisce in me una leggera paresi delle funzioni cerebrali intorpidendo oltre modo l’umore già di per sé quasi nero. Giunge in questo mese breve il tempo del festival dei fiori con le sue melodie più parlate che cantate poi nell’amata città del liotru tutto diviene sempre più vergognoso con la festa della santuzza che lascia strascichi velenosi di (in)fedeli tracotanti, che tengono in ostaggio la vara poi ancora tra poco ci saranno i baccanali carnevaleschi con i carri allegorici già pronti nella vicina Aci. Finalmente corriamo verso la primavera purtroppo densa di incognite incertezze insicurezze per noi sudditi del regno. Ci troviamo ad un nuovo declivio peraltro come tutto l’antico continente per colpa della solita congiuntura nefasta molesta funesta.

Credimi amico mio sin da ragazzino rammento che la parola chiave sempiterna era la crisi sociale per i sinistri crisi economica per i capitalisti crisi morale per i destri. In realtà, noi giovani di allora conoscevamo temevamo vivevamo solo la crisi di natura esistenziale! Nonostante ogni sforzo di comprensione le buone letture fatte le conoscenze acquisite mi chiedo cos’è questa misteriosa parola che si evoca con le solite torsioni malefiche per incutere ansia insistente angoscia insopportabile preoccupazioni incessanti. Siamo invasi(ati)da trasalimenti improvvisi giorno pomeriggio sera notte come tarli da previsioni locuzioni informazioni in modo tale che qualsiasi argomento viene deformato alterato vivisezionato sottoposto alle lenti di ingrandimento degli esperti opinionisti gufi parlanti.

Ti confesso che la confusione si impadronisce sovrana dei nostri pensieri poiché nessuno che ci ha mai spiegato se abbiamo vissuto mai il benessere sino in fondo. Il gioco di allarmare raggiunge l’obiettivo di distorcere l’attenzione dietro le quinte senza cosi essere giudicato controllato fermato. Davvero in forme diverse si constata che il vero regime dominante da oriente ad occidente da nord a sud nei tempi moderni certamente con tante sfumature di non poco conto è la demodittatura (democratura ) con o senza libertà che si erige a sistema più diffuso dei potenti che soggiogano sottomettono stordiscono i sudditi.

Famosi filosofi politici ci indicavano il patto con il leviatano che brandisce ordini garantendo la sicurezza poi con l’arrivo del panopticon mediatico computerizzato che osserva vede perlustra tutto quel che accade tutto quel che facciamo. D’altronde, fuori di allegorie i borghesi dominano ancora con le arti e i mestieri a volte da spregiudicati altre da illuminati altre da cinici comandando il popolo(accio) destinato solo ad obbedire senza fiatare al limite a sfogarsi postando da internauti. In soccorso di tutti i regimi si arruolano uomini di diritto che emettono inderogabili sentenze filosofi che sputano sermoni roboanti curatori di anime che lanciano ferree prescrizioni.

La tecnica al servizio del potere ieri oggi domani! In tal modo caro amico vecchio anarchico ribelle indomito si riducono in modo sottile le differenze tra passato remoto senza rappresentanti nel parlatoio e l’odierno presente con un miriadi di parolai tra regimi dell’oriente dispostici illiberali e quelli dell’occidente autocratici liberali. Cito il paradosso del celebre maestro di Regalpetra: “Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna.”

A presto. Candido


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