Ecco perché a nostro avviso le dichiarazioni del pentito D’Aquino sono davvero poco credibili, anzi incredibili!!!


Pubblicato il 27 Aprile 2012

di Iena Giudiziaria

Sono tanti i passaggi della deposizione resa oggi in aula da Gaetano D’Aquino che non resistono ad un’attenta critica. Il giovane pentito chiamato a testimoniare dall’Accusa, alla fine ha, al contrario, consentito di far luce sulla circostanza che Cosa Nostra a Catania appoggiasse candidati addirittura di altri partiti. Il caso lampante, di cui vi abbiamo dato contezza in un nostro precedente servizio, è quello di Angelo Santapaola, cugino di primo grado del boss dei boss Nitto ed elemento di spicco del clan Santapaola. Il collaboratore di giustizia in videoconferenza ha più volte ribadito che Angelo Santapaola nel 2006 sosteneva l’elezione di Pippo Limoli candidato in Forza Italia. E siamo già nel secondo anno di vita del Movimento per l’Autonomia fondato da Raffaele Lombardo. Quindi se le dichiarazioni di D’Aquino, ritenuto tanto attendibile dalla Procura da chiamarlo a testimoniare, debbono essere prese per buone sta a significare che il clan Santapaola non aveva alcun accordo con il Mpa. Peraltro Angelo Santapaola era una figura di vertice dell’organizzazione e ciò fa sì che venga difficile credere, dando per buono ciò che ha detto il pentito, che non avesse determinato altri del suo gruppo, specie i picciotti, a votare per il suo candidato. Sarebbe stata una conseguenza naturale.

Ma non è l’unica cosa che non sta in piedi come ha sottolineato a margine dell’udienza lo stesso governatore. D’Aquino più d’una volta è andato in contraddizione con sé stesso chiamando ad un super lavoro il bravissimo aggiunto Carmelo Zuccaro, uno dei magistrati più preparati in forza all’ufficio, che numerose volte l’ha invitato a precisare e ripercorrere alcuni passaggi. Prima, infatti, ha riferito che sarebbe stato un tale Salvatore Vaccalluzzo a suggerirgli per primo di appoggiare il Mpa, anche se quest’ultimo gli confessò che mai e poi mai avrebbe votato per Raffaele Lombardo. Poi D’Aquino precisa e dice che l’idea di appoggiare il Mpa sarebbe stata tutta sua nell’ottica di un futuro migliore, anche se non aveva mai incontrato i vertici del partito e non aveva avuto, quindi, nessuna garanzia su possibili affari. Anzi lui stesso ammette che non riuscì neppure a garantirsi la sua assunzione presso una cooperativa dove prestava la propria attività come precario.

Detto questo, poi si scade nell’assurdo, se non nel ridicolo, allorché D’Aquino sostiene che lui e il suo compagno di merende Antonio Aurichella avevano addirittura investito oltre 17mila euro di tasca propria per portare voti a Giovanni Pistorio (in quell’occasione candidato al Senato). Il tutto senza promesse su affari e interessi da portare in cantiere. Anzi quando il pm gli chiede quanti voti avesse prodotto il suo sforzo, candidamente D’Aquino risponde circa 160 preferenze: “in un mese che potevo fare?” Un mafioso 160 voti alle nazionali li sposta in tre minuti. Quindi, oltre 18mila euro per circa 160 preferenze al Senato? “Appena 112,50 a voto …niente male. Ma sicuri che parliamo di mafiosi piuttosto che di stolti della terza Repubblica?

Ha dell’incredibile anche il passaggio che avrebbe dovuto chiarire i rapporti tra Raffaele Lombardo e tale Salvatore Vaccalluzzo, che a detta di D’Aquino faceva l’usuraio e agiva indisturbato grazie ad una parentela eccellente nel clan Santapaola: il sostegno il governatore (che lui non voleva votare) glielo avrebbe chiesto tramite un sms mandato forse da qualcuno della sua segreteria. Ora pur volendo accettare, con fatica olimpica, il fatto che D’Aquino ritenesse un grande elettore un usuraio (a chi avrebbe dovuto chiedere i voti per Lombardo alle sue vittime?) la cosa più assurda è pensare che un politico cerchi aiuto da un grande elettore tramite un sms inviato non si sa da chi. Più logico è che i candidati incontrino personalmente i propri sostenitori, specie i grandi elettori. In merito il presidente della Regione a fine udienza ha ipotizzato che al massimo possa essersi trattato di uno dei 20mila sms inviati dalla sua segreteria a tutti i contatti per invitarli a votare.


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