Filippo Drago: “La Delrio va cambiata”


Pubblicato il 20 Giugno 2025

“Giorno 5 novembre sarà discusso al tribunale amministrativo regionale, sezione di Catania, il ricorso da me presentato avverso le elezioni indirette del consiglio provinciale di Catania, quello che ora si chiama consiglio metropolitano.

Ricordo la questione. La cosiddetta legge Delrio ha abolito non le province, ma solo l’elezione diretta dei presidenti e dei consigli provinciali, sostituita da elezioni di secondo grado che vede grandi elettori i sindaci ed i consiglieri dei comuni appartenenti alla provincia. La legge, poi, ha stabilito che nelle province più grandi (in Sicilia Palermo, Messina e Catania) i sindaci dei comuni capoluogo siano di diritto anche sindaci metropolitani, cioè presidenti delle rispettive province. Per il resto non è cambiato nulla, tranne il nome che in Sicilia è quello tutto pomposo di liberi consorzi, sebbene di libero non ci sia nulla ed è accaduto solo che le vecchie province sono state rinominate liberi consorzi.

Già 4 anni addietro in un giudizio da me promosso la Corte costituzionale ha ammesso che la legge Delrio contiene una gravissima contraddizione, ed è che il presidente della provincia nelle cosiddette città metropolitane è eletto solo dai cittadini dei comuni capoluogo, ma governa sull’intero territorio provinciale. Per fare nomi e cognomi: Lagalla, Trantino e Basile sono stati eletti solo dai cittadini di Palermo, Messina e Catania, ma amministrano l’intera provincia. E ciò rende gli abitanti di Aci Castello, Caltagirone, o Bronte, per fare un esempio spicciolo, cittadini di serie Z rispetto ai residenti a Catania. La Corte costituzionale ha invitato il legislatore ad intervenire per porre rimedio alla situazione, ma in quattro anni niente è cambiato. Solo proclamazioni di intenti a favore del ritorno all’elezione diretta nelle province, ma appunto solo chiacchere. Tanto è vero che il 27 aprile si sono svolte le elezioni per i consigli provinciali e nelle province diverse da Palermo, Messina e Catania anche per i presidenti di tali province, ed i partiti hanno fatto accordi a tavolino su chi mandare nei consigli provinciali.

Per questo ho riproposto il problema sull’organizzazione delle provincie davanti il tribunale amministrativo nell’intento di far ritornare a decidere la Corte costituzionale e spingere a cambiare la legge Delrio.

Il voto ponderato assegna ad ogni consigliere comunale un peso specifico diverso (i consiglieri di Catania contano di più di quelli di Mirabella Imbaccari o di Maletto) e ciò, mentre finisce per rendere riconoscibili le espressioni di voto, contrasta ancora una volta con il principio di eguaglianza degli elettori – compresi i grandi elettori.

Poi, i cittadini dei comuni in cui sindaco e consiglio comunale sono assenti per dimissioni o per

scioglimento per mafia, non hanno alcuna rappresentanza politica. Essi sono i paria della politica.

Ora, tutti i leader politici nei mesi scorsi hanno criticato le soluzioni della legge Delrio ed hanno promesso ai cittadini di voler ritornare al voto diretto per consigli e presidenti delle province. Chiedere alla Corte costituzionale di dichiarare che la legge Delrio è tutta sbagliata e che va per intero riscritta dovrebbe essere l’obiettivo di tutti, specie di coloro che si presentano quali rappresentanti del corpo elettorale. Al Sindaco Trantino ed agli altri esponenti politici chiedo, allora, che nel giudizio di fronte al tribunale amministrativo stiano dalla parte dei cittadini e sostengano la richiesta di cambiamento della legge Delrio e del suo clone siciliano.

Filippo Drago”.


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