Formazione…d’oro, Messina: ondata di arresti


Pubblicato il 17 Luglio 2013

Arriva comunicato dalle “Fiamme Gialle” peloritane…“Operazione “corsi d’oro”. Guardia di Finanza e Polizia di Stato indagano su centri di formazione professionale. Manette per associazione per delinquere finalizzata al peculato ed alla truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche 

Coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina, dalle prime ore dell’alba di questa mattina uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza e della locale Sezione di Polizia Giudiziaria della Polizia di Stato stanno dando esecuzione a dieci ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e ad una misura di sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio nei confronti di undici soggetti messinesi, a seguito del provvedimento emesso dal G.I.P..Ai destinatari delle misure cautelari viene contestato il delitto di associazione a delinquere finalizzata al peculato e alla truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate al finanziamento di progetti formativi tenuti da tre centri di formazione professionale operanti nella provincia di Messina: L.U.Me.N. (Libera Università Mediterranea di Naturopatia), A.R.A.M. (Associazione per le Ricerche nell’Area Mediterranea) ed A.N.Co.L. (Associazione Nazionale delle Comunità di Lavoro).Le indagini, dirette dal Procuratore Aggiunto, dott. Sebastiano Ardita, e dai Sostituti, Camillo Falvo, Fabrizio Monaco ed Antonio Carchietti, hanno scandagliato l’attività posta in essere dai predetti enti negli ultimi anni, consentendo agli investigatori di appurare l’esistenza di un sistema grazie al quale venivano gonfiati i prezzi delle prestazioni di servizio o degli acquisti di beni necessari per l’attività degli enti.Più in particolare, sono state provate prestazioni totalmente simulate, sovrafatturazione delle spese di gestione relative agli affitti, al noleggio delle attrezzature e quelle per la pulizia dei locali in cui venivano tenuti i corsi di formazione.Grazie a tali artifici, i rappresentanti legali dei centri di formazione, attraverso la compiacenza di società i cui titolari erano ad essi legati da vincoli di parentela e/o di fiducia, riuscivano a documentare spese a prezzi notevolmente superiori a quelli di mercato, inducendo così in errore gli enti pubblici nella fase di erogazione dei finanziamenti.Attraverso tali illeciti comportamenti, i centri in questione, che hanno come scopo l’organizzazione – senza fini di lucro – di corsi formativi nell’ambito dei progetti approvati dalla Regione Siciliana, e da questa interamente finanziati mediante denaro proveniente direttamente dalle casse regionali, dello Stato e dell’Unione Europea per il tramite del Fondo Sociale Europeo, hanno ottenuto finanziamenti per importi di gran lunga superiori ai costi effettivamente sostenuti, con conseguenti enormi sprechi di denaro pubblico ed illeciti arricchimenti”.


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