FP Cgil Catania. Sanità: Tribunale Catania riconosce buoni pasto a operatore turnista, Asp condannata a pagare 12.612 euro


Pubblicato il 13 Marzo 2026

FP Cgil di Catania 
 COMUNICATO STAMPA
Sanità: Tribunale Catania riconosce buoni pasto a operatore turnista, Asp condannata a pagare 12.612 euro

Il Tribunale del lavoro di Catania ha riconosciuto il diritto ai buoni pasto per un operatore socio-sanitario turnista dell’Asp etnea, condannando l’Azienda sanitaria provinciale al pagamento di 12.612,78 euro a titolo di risarcimento per il mancato riconoscimento del beneficio dal mese di ottobre 2015 a settembre 2025, oltre interessi, rivalutazione e spese legali. Lo rende noto la FP Cgil di Catania. 

La sentenza è stata emessa l’11 marzo 2026 dalla giudice del lavoro Laura Renda e riguarda un dipendente in servizio al centralino del presidio ospedaliero “Santa Marta e Santa Venera” di Acireale, assunto nell’ottobre 2015 e impiegato su tre turni giornalieri: mattina (7-14), pomeriggio (14-21) e notte (21-7).

Il lavoratore aveva chiesto al Tribunale di accertare il proprio diritto alla pausa mensa o al servizio sostitutivo dei buoni pasto per ogni turno superiore alle sei ore, sostenendo di non aver mai potuto usufruire del servizio mensa aziendale. Secondo il ricorso, il servizio di ristorazione interno non costituiva una vera mensa aziendale perché accessibile solo pagando l’intero costo del pasto e in una fascia oraria limitata (13-14.30), incompatibile con molti turni.

Dopo una richiesta formale inviata tramite PEC nel settembre 2025 e respinta dall’Azienda sanitaria, il dipendente ha avviato il ricorso chiedendo anche il risarcimento del danno per i buoni pasto non ricevuti negli anni precedenti.

L’Asp di Catania si è costituita in giudizio sostenendo che il servizio mensa fosse disponibile e che il lavoratore avrebbe potuto utilizzarlo, negando inoltre che il diritto ai buoni pasto fosse automatico per i lavoratori turnisti.

Il Tribunale ha però accolto la tesi del ricorrente, richiamando la normativa sull’orario di lavoro e recenti orientamenti della Corte di Cassazione, secondo cui il diritto al buono pasto è collegato alla pausa prevista quando la prestazione giornaliera supera le sei ore. In questa prospettiva il beneficio spetta ai lavoratori anche se organizzati su turni, purché la durata della prestazione renda necessario un intervallo per il recupero delle energie e la consumazione del pasto.

Il giudice ha inoltre evidenziato che la semplice presenza di un servizio di ristorazione non basta se non è concretamente fruibile durante i turni di lavoro.

Per quanto riguarda il risarcimento, il Tribunale ha quantificato l’importo dovuto in 12.612,78 euro: 4.980,78 euro per il periodo ottobre 2015-aprile 2021, calcolato sul valore del buono pasto di 4,13 euro, e 7.632 euro per il periodo maggio 2021-settembre 2025, sulla base del valore aggiornato di 8 euro per ciascun turno superiore alle sei ore.

Secondo Cocetta La Rosa, segretaria generale della Fp Cgil di Catania, la decisione conferma in valore di una battaglia sindacale avviata da tempo. «Nell’Asp di Catania – spiega – abbiamo verificato che il servizio mensa, previsto dal contratto, non veniva garantito ai lavoratori. Dopo diversi incontri e solleciti senza esito, abbiamo deciso di intraprendere la strada giudiziaria insieme ai legali per ottenere il riconoscimento del diritto. Il tribunale ha dunque riconosciuto che il buono pasto ha natura assistenziale e non retributiva. Questo significa che il diritto può essere fatto valere fino a dieci anni di distanza, e non entro cinque anni come accade per altri istituti. Abbiamo depositato circa cento ricorsi e le udienze vengono fissate in tempi rapidi. Sono già arrivate diverse sentenze di accoglimento. Per i lavoratori è importante vedere riconosciuto un diritto e farlo in tempi ragionevoli attraverso la giustizia”.


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