Giudiziaria, Catania, un’altra dimostrazione dell’innocenza di Raffaele Lombardo: il proscioglimento di Ciancio


Pubblicato il 17 Febbraio 2016

di marco pitrella (con il concorso morale di marco benanti)

Si legge del proscioglimento dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa di Mario Ciancio perché “il fatto non è previsto dalla legge come reato” – così parlò il Gip Barnabò Distefano – e, da ultimo dei “lombardiani”, ho da scrivere su don Raffaé.

In 1°grado, con l’abbreviato, più di sei anni “s’è preso” l’ex presidente per l’identico “non reato”. V’è di più: “un’anomalia” che fa del danno una beffa; la condanna, la sua, “in parte” ruota attorno alla presunta mafffiosità nella sentenza di Lombardo – dell’editore de “La Sicilia”.

E sì, prima ancora che il Gip Barnabò si fosse pronunziato a favore del rinvio a giudizio su “zio Mario” avremmo dovuto attendere la fine del processo e la condanna per dichiararlo mafioso o comunque “concorrente esterno”, il Gup Marina Rizza, che nella “porta accanto” Lombardo stava giudicando, di Mario Ciancio, in sentenza, ne faceva già il ritratto: “[…]elementi consentono di ritenere con un elevato coefficiente di probabilità – non è al di là di ogni ragionevole dubbio la formula? – che lo stesso Ciancio fosse un soggetto vicino al sodalizio”. E ancora “avvalendosi di della sua contiguità con Cosa Nostra di area palermitana – sempre Ciancio -, ha apportato un contributo concreto alla famiglia catanese”. Ma come, con le indagini ancora in corso (su Ciancio ndr), in un altro procedimento, un altro giudice che aveva il compito di giudicare un altro imputato, Lombardo appunto, si delineavano contorni della “presunta data per certa” mafffiosità di Ciancio?

I conti non tornano perché, forse, troppo impegnati con l’oste & l’oste l’ex governatore sarebbe stato per via di “un eccessiva disponibilità, sintomatica quasi di un atteggiamento di soggezione” (cit. la sentenza); o meglio, “l’addetto ai lavori” che quel sodalizio politico-imprenditoria-mafia avrebbe garantito… sodalizio che nei centri commerciali s’è concretato, tra variante & variantina s’è espresso e nelle udienze di don Raffaé, infine, s’è discusso.

“Lo sgamo” fu l’intercettazione ambientale nella sede de “La Sicilia”(2008) – lo zio Raffaele era lì per un’intervista – tra lo stesso Lombardo, Ciancio e Viola, un ex deputato. Secondo il Giudice veniva affidato all’allora governatore il compito di “risolvere la relativa problematica della variante edilizia al fine di evitare che fosse sottoposta al vaglio del Consiglio Comunale, facendo in modo che la stessa fosse esaminata ed approvata dal dirigente del settore”.

Non sarebbe nemmeno un indizio, in fondo; se hai un Don Raffaé, però, non si ha il diritto di cercare ma il dovere di trovare almeno una colpa(?). Da un non indizio vanno costruite magistrAlmente due prove “a carrico a infondatezza post-datata”: la variante edilizia risultò una “variantina”; una modifica meramente esecutiva al progetto di cui la competenza spetta per legge dell’Ufficio Direzione Urbanistica si accerterà “postdatatamente” in appello con la testimonianza del dirigente (e con il libro di diritto amministrativo). Dalla “variantina” si butta il carrico su Lombardo facendolo passare per il Deus ex machina che fece approvare in Consiglio la variante – quella vera – che rese, per via del sodalizio, da agricoli a commerciali i terreni di Ciancio su cui, poi, sorgerà “Porte di Catania”… ma Sudano, all’epoca assessore all’urbanistica, sentito come teste ha sottolineato, invece, come il gruppo consiliare dell’Mpa “si mise di traverso”. Allo stato degli atti, quindi, sinistri sospetti che maldestri equivoci (il sodalizio Ciancio- Lombardo) si son rivelati.

Di che stupirsi se anche il Gip Barnabò Distefano ha definito il concorso esterno “una figura quasi idealizzata” in concreto la logica sul merito; Lombardo è stato cammin facendo (l’intercettazione nella sede del giornale “subentrerà” a procedimento in corso) accusato di un “non reato” & condannato “in parte” per i rapporti con il prosciolto Ciancio… invenzioni magistrAli?

Certo, c’è “l’altra parte” del processo di don Raffaé, quella che verterà – nelle prossime udienze – su Rosario Di Dio condannato al 416bis che dalla mafia non s’è dissociato ma su Lombardo vuol “confessarsi”… dalla “figura idealizzata” del concorso esterno all’esperienza mistica del “pentito ad personam” manca, appunto, solo la “parola Di Dio”.

     

     


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