“Gli indifferenti”: il tedio e l’inquietudine della borghesia moraviana di oggi


Pubblicato il 22 Novembre 2020

di GianMaria Tesei

Già solo la matrice letteraria moraviana, la grande opera filmica di Citto Maselli del 1964 e la mini serie televisiva del 1988 firmata Mauro Bolognini del 1988, costituiscono motivo di interesse per la platea degli appassionati dei prodotti filmici per “Gli indifferenti”, il film diretto da Leonardo Guerra Seràgnoli , produzione cinematografica che dal 24 sarà disponibile sulle piattaforme streaming (che hanno assurto al ruolo di alternativa -ed, in un certo qual modo, da supporto momentaneo- alle sale cinematografiche italiane) tra cui MioCinema e iorestoinSALA, generate con gli esercenti che percepiranno parte dei proventi dell’on demand.

Nel 1929 Alberto Moravia esordì con il romanzo omonimo non riuscendo a riscuotere grande successo negli anni coevi al suo sforzo creativo, ma ottenendo una crescente buona considerazione negli anni successivi con l’adattamento cinematografico degli anni sessanta (anche premiato con il Nastro d’argento 1965 per la scenografia), encomiato dallo stesso scrittore romano, con un novero attoriale di grande rilievo ( oltre al su citato regista de “Gli sbandati , del 1955), composto da Tomas Milian, Claudia Cardinale, Shelley Winters, Rod Steiger, Paulette Goddard ed Adriana Facchetti.

Lo stesso romanzo fece da fonte primaria nella trasposizione nel piccolo schermo degli anni ’80, anch’essa pregiata da un cast di un certo valore (Laura Antonelli, Liv Ullmann, Isabelle Pasco, Peter Fonda e Stefano Davanzati), con il valore aggiunto costituito dalle musiche di Ennio Morricone a caratterizzare il ritratto perfetto dell’ambiguità, l’insincerità, la grettezza e la mediocrità di una società borghese che Moravia aveva rappresentato con ineccepibile realismo dando il sostrato di vicende e soggetto su cui ha liberamente costruito la sua traduzione filmica Leonardo Guerra Seràgnoli.

Il regista romano, che nei suoi tredici anni di carriera da director ha dato vita a quattro lungometraggi ovvero Alfred (2008), Last Summer (2014), Likemeback (2018) e proprio “Gli indifferenti”, ha eretto un dipinto della noia e dell’amoralità ed assenza di dignità della borghesia, proiettandolo al tempo attuale( pur permanendo la trama originaria), rendendo i personaggi cinematograficamente con interpreti dall’ottima capacità recitativa quali Valeria Bruni Tedeschi( Mariagrazia), Giovanna Mezzogiorno (Lisa) Edoardo Pesce (Leo) e Beatrice Grannò(Carla), che hanno restituito appieno l’intento creativo del director classe 1980.

Mariagrazia è una donna di mezza età che si dibatte tra la sua condizione d’altoborghese e le sue non solidissime condizioni economiche e che si trova in una posizione di cedente nei confronti di e sopraffatta da colui che la concupisce (Leo)che, animato in realtà dalla volontà di impadronirsi dell’attico di famiglia della stessa donna con un esborso di danaro estremamente basso, mira, al contempo, a Carla, la di lei svagata e distaccata dal tutto figlia, il cui fratello intesse una liaison con una sodale della madre ( ed ex- amante del profittatore), con il dispregio di un vero senso etico ed il tedio a pervadere le emozioni di tutti i personaggi.

Personaggi che hanno già vissuto in precedenti pellicole, come già scritto, e che pure, come nel caso della Bruni Tedeschi, non sono stati diretta ispirazione della personificazione cinematografica nella loro versione filmica.

Infatti l’attrice torinese non si è, volutamente, sottoposta alla visione della performance della Goddard del film di Citti del 1964, preferendo trarre le proprie scintille di creazione del personaggio dal testo moraviano da cui ha germinato una figura angustiata e sconfortata che lega la sua essenza umana e sociale al detenere il denaro in maniera cospicua e che vede nella povertà la porta dell’infelicità, dovuta anche, nel suo caso, alla commistione tra sfiducia nei propri riguardi e esigenza ed urgenza di amare e sentirsi amata. L’attrice naturalizzata francese di “La pazza gioia” si è proposta così di ricreare, senza la mediazione di precedenti interpretazioni, in una temperie contemporanea, quell’ineluttabile natura dell’animo umano angosciato ed inquieto che si dibatte insulsamente proprio di una classe borghese che, pur modificatasi sotto parecchi aspetti nel corso dei tempi, mantiene quel segno fondante di “indifferenza” che più di novant’anni fa aveva tratteggiato il grande Alberto Pincherle al secolo Alberto Moravia.

 

 

 


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