Guerre e Media: Homs…come Berlino (in Anno Zero)


Pubblicato il 21 Febbraio 2016

di Domenico Stimolo

Solo le immagini dirette possono dare a noi umani l’essenza drammatica degli orrori della guerra. Le narrazioni scritte, le cronache raccontate, non possono mai restituire l’effetto emotivo e psicologico della distruzione e della morte.

Nel corso della seconda guerra mondiale tanti  furono i documentari che registrarono l’ “odore” delle battaglie tra gli uomini fatti vestire con la divisa, dei campi di sterminio nazisti, le apocalittiche distruzioni che riguardarono moltissime città europee, dell’ex Unione Sovietica, di Hiroshima e Nagasaki sottoposte a sperimentazione nucleare.

Nel corso di quegli anni le popolazioni degli Stati Uniti e dell’intero continente nord-sud americano, che ebbero la sorte di non vedere bombe cadere sulle loro teste – così come in altre parti di nostra Gaia Terra -, vedendo i filmati delle città interamente distrutte capirono (almeno lì per lì) il significato della parola guerra. Le successive generazioni europee e del mondo in genere solo quando hanno maniera di vedere i documentari delle città rase al suolo sono messe nelle condizioni di comprendere  la devastante funzione distruttiva della guerra.

Roberto Rossellini girò le scene del suo film “ Germania anno zero” all’inizio dell’autunno del 1947. La vita dei protagonisti si svolgeva tra le macerie di Berlino. Un sequela infinita di palazzi interamente sventrati nel corpo delle strade e delle piazze completamente scomparse. L’eccellente regista, tra le rovine della città, con la presenza principale di un ragazzo, innestò la vita che tentava di ritornare. Un solenne monito contro la guerra che, purtroppo, dalla fine del 1945 è ritornata in molte occasioni.

All’inizio di febbraio parecchi siti italiani hanno pubblicato un documentario (a cura di Russsianvorks)  girato all’inizio di quest’anno da un drone russo  sulla città di Homs, in Siria. La durata è breve, 1 minuto e 37 secondi. Nei fatti la città non esiste più, non si vede un palazzo integro. In una breve sequenza si vedono tre ragazzini che camminano su una strada diventata ormai “reperto archeologico”. E’ questo in particolare, compreso  le altre condizioni di distruzioni coincidenti, che fa venire in mente il richiamato film di Roberto Rossellini.

Su Wikipedia si legge che nel 2006 a Homs risiedevano 800.000 abitanti, in una Siria con circa 24 milioni di abitanti. Una città, quindi, dalle dimensioni di Torino. Di fatto è come se la seconda città del nord-Italia fosse stata interamente distrutta da eventi di guerra.

Il documentario è proprio dirompente,  nel dare la dimensione dell’enorme scarnificazione in atto da cinque anni in Siria. Eppure, le reti televisive italiane complessivamente tacciono.

Le immagini del video, come strumento fondamentale di informazione, di educazione civile e democratica, dovevano essere trasmesso ripetutamente, come notizia in primo piano, da tutte le reti televisive. Quotidianamente, in tutte le edizioni, come messaggio di pace,  di condanna della guerra, di educazione civile delle coscienze.  Giusto per fare comprendere da quale inferno distruttivo( SIRIA)   provengono i milioni di profughi che si accalcano alle frontiere dell’Europa. Per dare adeguate note esplicative sulla principale tragedia che riguarda la nostra area continentale dalla fine della seconda guerra mondiale. In Siria ( nei fatti a ridosso dell’Europa) la guerra c’è da 5 anni. Si muore, si mutila e si distrugge.

La RAI, invece, ci trastulla – tv e radio- con il “bombardamento” mediatico seriale (modello manicomiale) di tutti i giorni della pubblicità sull’abbonamento TV che si paga a rate…..come se tutti si fosse scemi. L’ossessione della banalità.

 

 


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