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I lidi della scogliera di Catania-Acicastello distrutti dal ciclone “Harry”
Pubblicato il 26 Gennaio 2026
di Carlo Majorana Gravina
Tra i gravissimi danni causati del ciclone “Harry” anche la distruzione dei lidi balneari di tutta la costa orientale siciliana.
La proprietaria del famoso e incantevole lido “Aquarius”, avv. Pinella Alia Scala, attività avviata dal padre alla cui conduzione si dedica da sempre con pertinacia, passione e professionalità, è distrutta dal dolore, in uno con l’affezionata clientela che si dichiara sgomenta.
Un lido, simbolo dell’estate catanese, che ha tante storie da raccontare tra musica, danze, ristorazione, intrattenimento e attività balneare. Un’offerta completa per godere giornate di sole e serate divertenti.
L’avv. Alia, ha dichiarato “Credetemi, non è facile pensare di ricostruire alla mia età un’attività distrutta, un’attività che non c’è più. I miei colleghi hanno subito danni uguali ai miei se non maggiori. Ci sono lidi che sono spariti dalla topografia della scogliera, tutti sul mare. La mia attività, dà lavoro ad alcune decine di collaboratori, non solo nella stagione estiva: oltre all’attività balneare – tra giugno e settembre -, l’ulteriore pagamento al demanio per la destagionalizzazione, consente di svolgere quelle collaterali (ristorante, bar, attività socioculturali) per tutto l’anno. Per ricostruire uno stabilimento grande come il mio occorrerà approntare una spesa di circa un milione e mezzo di euro”.
L’imprenditrice, con generosità, si è fatta interprete dello sgomento che ha colpito anche i colleghi gestori e proprietari di lidi istallati sulla scogliera lavica tra Catania e Acicastello, devastati dalla furia del mare.
Il catastrofico evento meteorico estremo, solo da poche ore ha lasciato il territorio isolano.
Adesso auspichiamo che il governo nazionale e la Regione si attivino con prontezza e facciano “muro”, opponendosi allo sciacallaggio affaristico che potrebbe scatenarsi per i danni devastanti subiti da questi imprenditori.
Ricordiamo che le attività balneari da anni devono confrontarsi e proteggersi dalla direttiva europea Bolkestein che vorrebbe aprire al mercato internazionale le coste, aggredendo, nei fatti, le posizioni più appetibili, come quelle siciliane.
Oggi c’è un ministero della protezione civile e del mare, ritenuto dall’opposizione un espediente per dare uno strapuntino all’ex presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, per premiare la sua rinuncia al secondo mandato che, in questo frangente (mai sinonimo di circostanza più appropriato) potrebbe dimostrare la propria valenza, intervenendo su un territorio particolarmente caro al ministro.
Da anni osserviamo che, paradossalmente, una nazione con oltre 10.000 km di coste (tra interne ed esterne) non ha una politica del mare, così come quella per fronteggiare le calamità naturali che, data la fragilità del territorio, si verificano a cadenza annuale.
Ricordiamo che nell’estate 2022, in Versilia, il “Twinga beach club” di Marina di Pietrasanta, allora di Flavio Briatore e Daniela Santanchè, venne distrutto da una tromba d’aria. Briatore, sui ghignanti dell’ “anche i ricchi piangono” ebbe a dire “Non riesco a capire tanto rancore. Il Twinga dà lavoro a 150 persone”.
In “Rapporto al duce. Testo stenografico dei colloqui tra federali e Mussolini nel 1942” Giordano Bruno Guerri pubblicò quello catanese, nel quale, al fine di dimostrare che Catania andava bene si citarono come attività imprenditoriali le fabbriche di fuochi d’artificio e i lidi balneari (che allora non mi sembra arrivassero alla scogliera).
Per non dire delle conversazioni con il compianto Micci Barreca sulle evoluzioni e le involuzioni della spiaggia di anno in anno, da stagione a stagione.
“Non fate i cretini!” è il messaggio che Harry ha mandato all’Italia, alla Sicilia e all’Europa.




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