Infrastrutture radiomobili nell’hinterland catanese: razionalizzare gli impianti per tutelare sicurezza, ambiente urbano e qualità dell’abitare
Pubblicato il 15 Luglio 2026
comunicato stampa. Riceviamo e pubblichiamo:
Il Comitato Cittadino Vulcania, insieme alle associazioni Movimento per la legalità DLSA, Associazione ReVE (Rete del Volontariato Europeo), Associazione Comunità in Progresso e Confedercontribuenti Sicilia, propone l’avvio di una riflessione pubblica sulla rete delle infrastrutture radiomobili nell’area catanese e nei Comuni dell’hinterland.
Dalla consultazione di fonti aperte emerge un dato di fondo: il territorio risulta già interessato da una rete radiomobile densa, articolata, multilivello e multi-operatore. Non si tratta, dunque, di un’area infrastrutturalmente isolata, ma di un sistema urbano nel quale antenne, siti, bande e tecnologie si sono stratificati nel tempo, spesso senza una visione organica di area vasta.
La connettività è un servizio essenziale, ma proprio perché essenziale, deve essere governata con trasparenza, pianificazione e responsabilità.
In una prima fase dello sviluppo, le stazioni radio base sono state installate sui tetti degli edifici privati per assicurare rapidamente copertura e capillarità del servizio. Oggi, però, quel modello non può essere assunto come permanente e non più discutibile. Pali, pannelli radianti, parabole, carpenterie metalliche, cavi e apparati tecnici hanno trasformato, spesso, le coperture degli edifici in vere piattaforme infrastrutturali.
A ciò si aggiunge un profilo particolarmente rilevante nel territorio catanese: la sicurezza sismica. Molti edifici che ospitano impianti sui tetti sono stati realizzati prima dell’attuale quadro tecnico-normativo in materia di costruzioni e sicurezza antisismica. Questo non significa che siano automaticamente inidonei, ma impone verifiche strutturali rigorose, aggiornate e conoscibili, soprattutto in un territorio ad elevata vulnerabilità sismica. In caso di evento sismico non rileva solo la stabilità dell’impianto ma anche l’interazione con l’edificio ospitante, il rischio di distacco di componenti, la sicurezza dei residenti e degli immobili confinanti.
Vi è poi il tema delle persone fragili. Le abitazioni private non sono normalmente considerate “siti sensibili” in senso formale, come scuole, ospedali o strutture socio-sanitarie. Tuttavia sono luoghi di permanenza prolungata, spesso abitati da bambini, anziani, persone con patologie oncologiche, neurologiche o croniche. Anche questo dato deve entrare nella pianificazione.
Per tali ragioni, la rete infrastrutturale dovrebbe progressivamente superare la dipendenza dai tetti delle abitazioni, privilegiando pali, tralicci, siti a terra, aree pubbliche o comunque luoghi idonei, controllabili e progettati per ospitare apparati tecnologici. Ovviamente, nessuna scelta può essere imposta in modo astratto. Non si può affermare senza verifiche tecniche: una stazione radio base non può essere considerata indispensabile solo perché già autorizzata. L’autorizzazione pregressa non deve impedire una verifica aggiornata della reale necessità, soprattutto in una rete densa, stratificata e tecnologicamente evoluta.
Il punto è proprio questo: occorre verificare. È una questione di metodo.
Per questo il Comitato Cittadino Vulcania e le associazioni firmatarie intendono farsi soggetti attivi di un percorso partecipato di pianificazione pubblica della rete radiomobile, promuovendo l’apertura di un tavolo tecnico-istituzionale. L’obiettivo deve essere chiaro: rivedere complessivamente la rete radiomobile, verificare duplicazioni e criticità, favorire co-siting e riallocazioni, ridurre l’impatto sui centri abitati e sui residenti.
Non si tratta di ostacolare la tecnologia. Si tratta di governarla.
CORDIALI SALUTI
COMITATO CITTADINO VULCANIA.
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