Interdittiva Supereco, Pellegrino: “Il tempo è galantuomo. Mi hanno denunciato per aver difeso Catania dalla mafia”


Pubblicato il 03 Novembre 2026

Il vicepresidente vicario del Consiglio Comunale interviene dopo la risoluzione dell’appalto rifiuti deliberata dal Comune a seguito del provvedimento della Prefettura di Frosinone: «Chiedevo trasparenza e sono stato deferito alla Procura; oggi i fatti parlano chiaro e confermano quanto avevo denunciato da tempo»

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CATANIA – «Il tempo è galantuomo. E i fatti, alla fine, parlano da soli». Non usa mezzi termini il vicepresidente vicario del Consiglio Comunale di Catania, Riccardo Pellegrino, dopo la comunicazione ufficiale con cui l’Amministrazione comunale ha avviato il procedimento di risoluzione del contratto con la ditta Supereco, destinataria di un’interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Frosinone.

Una vicenda che vede Pellegrino protagonista fin dall’inizio di una dura battaglia di legalità a tutela delle casse comunali e della trasparenza amministrativa. Era stato proprio l’esponente di Sud chiama Nord, carte alla mano, a sollevare per primo la questione in Consiglio attraverso una mozione in cui chiedeva l’immediata sospensione del servizio di raccolta rifiuti in autotutela, allegando passaggi dell’ordinanza del GIP di Napoli che gettavano pesanti ombre sulla ditta.

La reazione del Palazzo, tuttavia, fu del tutto opposta: la segretaria generale del Comune, Rossana Manno, scelse di trasmettere l’atto del consigliere alla Procura della Repubblica, contestando a Pellegrino la violazione del segreto istruttorio per aver reso pubblici dati giudiziari relativi a misure cautelari. Il risultato paradossale: il consigliere comunale che chiedeva chiarezza su un appalto pubblico finiva deferito all’autorità giudiziaria, mentre l’azienda continuava indisturbata a gestire la raccolta rifiuti nel lotto Nord della città.

«Qualche tempo fa, dopo aver visionato l’ordinanza di custodia cautelare, avevo pubblicamente sollevato la necessità di interrompere i rapporti contrattuali con un’azienda sulla quale emergevano gravissime ombre di infiltrazione mafiosa», ricorda Riccardo Pellegrino. «Apriti cielo! Sono stato praticamente accusato di lesa maestà, quasi che pretendere prudenza, trasparenza e rigore fosse un affronto personale verso qualcuno. Siamo arrivati all’assurdo: chi denuncia e mette in guardia la città viene trascinato davanti ai magistrati, mentre chi era gravato da ombre continuava a incassare i soldi dei catanesi».

«Oggi il Comune di Catania fa esattamente quello che avevo chiesto mesi fa: applica le clausole di salvaguardia e rescinde il contratto a seguito dell’interdittiva emessa dalla Prefettura di Frosinone. Non è una questione di rivendicare medaglie, di anticipare sentenze o di sostituirsi ai magistrati», continua il vicepresidente vicario. «È una questione di coraggio politico, legalità e coerenza istituzionale. Chi amministra risorse pubbliche deve avere la schiena dritta e assumere decisioni scomode quando ci sono di mezzo la tutela della collettività e l’onorabilità dell’istituzione. La lotta alla criminalità organizzata non si fa a parole nei convegni: si fa controllando gli appalti e tenendo le mani pulite lontane dal malaffare, soprattutto nei quartieri popolari dove la presenza dello Stato deve essere garanzia di riscatto e non terreno di compromessi».

«Insieme alla collega Melania Miraglia e a chi crede in una politica libera e vicina ai cittadini, continueremo a vigilare senza indietreggiare di un millimetro», conclude Pellegrino. «A chi si è affrettato a denunciare me invece di fermare per tempo l’appalto, oggi non ho molto da dire: la verità non si archivia e la dignità di questa città viene prima di qualsiasi poltrona».


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