L’ “Epopea di Nino Pulvirenti”, Prof. Faraci: “l’esito finale non è dissimile da quello di altri gruppi imprenditoriali siciliani e catanesi”


Pubblicato il 19 Luglio 2020

Abbiamo chiesto ad esperti e uomini pubblici in generale la loro opinione sull’ “epopea di Nino Pulvirenti” di cui si parla in questi giorni. Ecco il parere del prof. Rosario Faraci, docente dell’Università di Catania:

“il declino dell’epopea Pulvirenti stimola una riflessione più ampia sul modello di crescita economica delle famiglie imprenditoriali siciliane, catanesi in particolare. Non entro nel merito delle vicende giudiziarie della persona, perchè in uno Stato di diritto come quello italiano ognuno può e deve dimostrare, fino all’ultimo grado di giudizio, l’estraneità ai fatti contestati se ritiene di essere innocente.

La mia è una valutazione squisitamente economico-aziendale. Quella di Pulvirenti è stata una crescita rapida, diversificata in vari ambiti di business, dai supermercati al trasporto aereo al settore alberghiero, con la presenza nel mondo dello sport tra Calcio Catania e Torre del Grifo. Ad una crescita così rapida dei numeri, in alcuni business ad elevato cash flow come per i supermercati e il trasporto aereo, non è mai corrisposta una analoga crescita sul piano organizzativo, una solida impostazione manageriale e una rigorosa politica finanziaria delle sue aziende. Ebbi modo di scriverlo anni fa, nel 2012, quando la WindJet si avviava al fallimento dell’avventura nei cieli d’Italia e d’Europa e non solamente per colpe imputabili all’abbraccio mortale di Alitalia, la compagnia di Stato. Allora, Pulvirenti aveva fatto l’errore strategico di non affidarsi ad un management competente. Se gruppi che crescono così velocemente, per una serie di contingenze talora anche fortuite, non si dotano di management professionale ed indipendente, il modello tutto incentrato sull’unica figura dell’imprenditore entra in fibrillazione.

E non basta la delega ad uomini di fiducia dell’imprenditore per alleggerire le responsabilità gestionali ed operative dell’organo di vertice. L’esito finale dell’epopea Pulvirenti non è dissimile pertanto da quello di altri gruppi imprenditoriali siciliani e catanesi che sono implosi e si sono accartocciati su stessi, quando la conduzione non è stata più aziendale, ma più familiare e talora affaristica, nel senso letterale del termine, cioè corsa all’affare più redditizio economicamente. Bisognerebbe avviare un momento di confronto sul tema della responsabilità sociale delle imprese e degli imprenditori per spazzare via l’equivoco che è sufficiente sentirsi socialmente responsabile quando l’uomo d’affari con le sue aziende ha dato lavoro diretto e indiretto a qualche migliaio di persone, ha creato indotto per qualche centinaio di fornitori, ha intrattenuto rapporti con banche, politici e i mass media.

La responsabilità sociale è qualcosa di più e investe profili etici. Sotto questo profilo Catania e la Sicilia devono maturare ancora tanto.  

Rosario Faraci (Università degli Studi di Catania)

Professore di Economia e Gestione delle Imprese
Giornalista Pubblicista.”

 


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