“MARIO PUZO’S THE GODFATHER CODA: THE DEATH OF MICHAEL”: COPPOLA MODIFICA IL FINALE (E NON SOLO) DEL PADRINO PARTE III


Pubblicato il 06 Dicembre 2020

di GianMaria Tesei

E’ stata considerata sin dal principio la parte meno”nobile” della trilogia ed adesso il suo autore ha compiuto un rimaneggiamento interessante modificando l’epilogo della stessa. “Il padrino -Parte III” (The Godfather: Part III) rappresenta la conclusione di una storia che il grande Francis Ford Coppola ha saputo eleggere a mito della cinematografia mondiale, icona imperitura della grande capacità di coordinare e combinare ottimamente un impianto narrativo ben costruito con tutti gli elementi che compongono un’opera filmica (come la regia, il cast, la fotografia, la sceneggiatura, la colonna sonora etc. …).

Sicuramente l’ultimo elemento di queste tre opere filmiche ( che ha comunque un cast eccellente costituito da Al Pacino, Diane Keaton, Talia Shire, Andy García, Eli Wallach, Joe Mantegna, George Hamilton, Bridget Fonda, Sofia Coppola e Raf Vallone) è quello che ha una minore dignità cinematografica, anche perché meno aderente, in qualche parte all’aspetto autoriale di Mario Puzo (lo scrittore ed autore del libro “Il padrino”, da cui è tratto tutto il ciclo filmico, nonché sceneggiatore del medesimo e psesso soggettista o co-scenarista nei film del regista di origini italiane) e dello stesso Coppola.

E sicuramente Coppola, da qualche anno a questa parte, ha voluto rivisitare la sua vena creativa in funzione di rielaborazione di alcuni dei suoi prodotti filmici di successo precedenti, quasi a dare loro una nuova vita, senza dimenticarne l’antico potere evocativo di emozioni, fama, premi ed attrazione per il pubblico.

Così questo recente percorso rimodulativo è stato affrontato per “The Cotton club”( pellicola del 1984, ambientata negli anni ’20 – con protagonista Richard Gere, assieme a Gregory Hines, Diane Lane e Nicolas Cage- con ben quattro nomination, equamente distribuite , tra Premio Oscar e Golden Globe), il cui minutaggio complessivo è stato incrementato di quattordici minuti , nel 2017, con “The Cotton Club:Encore”. Lo stesso director ha poi proseguito con l’ultima e conclusiva versione di “Apocalypse now” (film del 1979 che vanta otto candidature complessive e due Premi Oscar, con l’ennesima prova straordinaria, dopo quella del Padrino parte I, di Marlon Brando, con inoltre un grande cast composto da Martin Sheen, Robert Duvall – presente nei primi due capitoli della trilogia del Padrino-, Laurence Fishburne, Harrison Ford e Dennis Hopper) che con il titolo di “Apocalypse Now – Final Cut” ha visto aumentare il tempo totale di ben trentasei minuti passando a complessivi 183.

Per “Il Padrino- Parte III”, ridenominato “Il Padrino Coda– La morte di Michael Corleone”, (godibile, con Universal Pictures Home Entertaiment, dal 10 dicembre in Blu Ray) le modifiche rispetto alla versione del 1990 non sono avvertibili in maniera evidente nei tempi totali del film (cresciuti di soli 180 secondi), quanto nel vero e proprio film editing e final cut della parte iniziale e di quella finale, con molte scene per le quali è stata data una nuova collocazione.

Infatti il director, la cui progenie si è immersa con talento in ambito cinematografico (compreso lo sfortunato Gian Carlo,attore, regista e produttore, morto in un incidente in motoscafo a soli 22 anni nel 1986, la cui figlia Gian Carla, con il suo secondo film “Mainstream” era presente all’ultimo Festival di Venezia),con Roman emerso soprattutto come produttore e Sofia affermatasi principalmente , come il padre del resto, alla regia( si veda il pluripremiato- anche un Oscar ed un Golden Globe alla sceneggiatura- “Lost in traslation”), ha voluto modificare un aspetto umano fondamentale ossia la morte finale di Michael (interpretato in tutti i tre lungometraggi da un grande Al Pacino, nel secondo affiancato da Robert De Niro che interpreta stupendamente il Godfather giovane)che in questo caso non si vede nel film. Il protagonista rimane vivo per scontare fino all’ultimo dei suoi giorni le colpe che avevano poi portato alla dipartita della figlia (interpretata proprio dalla figlia del director di Detroit), colpita dal proiettile a lui destinato. La sua sofferenza quindi non trova un esito veloce nella morte ma una condanna ben più pesante nel martirio dell’anima, del cuore e dello spirito che portano il peso di quella tremenda afflizione.

Peraltro il titolo che annuncia il trapasso di Michael è volontariamente paradossale rispetto al permanere in vita dello stesso boss della mafia, titolo deciso assieme a Mario Puzo ( in lingua originale il titolo suona :“Mario Puzo’s The Godfather Coda: The Death of Michael”, proprio anche per riaffermare l’autorialità della scelta di Puzo e di Coppola, in parte violata con il finale ed il titolo, praticamente imposti dalla casa di produzione nel 1990)quasi per far aleggiare una sorta di ironia e di riflessione sul cosa sia davvero il decesso di un personaggio come il protagonista della trilogia. In tal modo quest’opera di restauro e modifica di questo episodio del Padrino si è smarcata dalle etichette di newquel, requel o threequel, che frettolosamente i primi venuti a conoscenza del progetto di Coppola volevano affibbiarle, tenendo sempre conto del fatto che la storia rappresentata in questo terzo volume rivisitato della saga siala medesima dell’originale ossia costituita dalle vicende del Padrino che ,ormai con almeno sei decadi di vita vissuta, prova a dar luogo a business legali od almeno tali in apparenza, evitando il disagio finanziario della banca del Vaticano, divenendo contemporaneamente il target di chi trama alle sue spalle per i propri delinquenziali interessi, con Micheal a suo modo a costituire elemento focale in due fatti realmente avvenuti: la precoce e misteriosa morte di Papa Giovanni Paolo I ( avvenuta nel 1978 ) e l’ assassinio ( fatto passare grossolanamente, forse volutamente, come suicidio), successo nel 1982, del banchiere Roberto Calvi ( notissimo il suo pesante coinvolgimento nel crac del Banco Ambrosiano e le sue oscure relazioni con la parte finanziaria del Vaticano).

La rivisitazione fatta dal regista di “La conversazione” ( del 1974, Palma d’oro a Cannes) ha, secondo lo stesso film maker, dato inoltre una nuova luce all’interpretazione della figlia Sofia, pesantemente contestata dalla critica per la sua interpretazione, che non aveva mai avuto particolari velleità attoriali, ma che fu coinvolta perché Wynona Rider, prescelta per il ruolo, impegnata in altre produzioni, arrivò tardi sul set, giustificando quindi una scelta comunque fortemente voluta dal grande Coppola, che continua a lavorare alla realizzazione di un altro suo grande progetto filmico, “Megalopolis”, con l’attesa dei fan che anela ad essere nuovamente e grandemente soddisfatta, come solo lui sa fare.

 

 

 


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