QUEL GIORNO CHE A CATANIA VINSE IL “SI’” AL REFERENDUM SUI GIUDICI


Pubblicato il 27 Marzo 2026

Cronaca schizoseria dell’affermazione del “Fascismo alla catanese”.

Catania si è risvegliata il 24 marzo con la vittoria del “Sì” nel referendum sulla separazione delle carriere. E subito a Gaza hanno protestato, mettendosi in diretto collegamento con il salotto del centro storico catanese, da dove è partita una perentoria azione politica. Dal divano. Con le birre sui braccioli.

Nel frattempo, dalle spiagge ridotte a melma dall’ “Alta Corte disciplinare” è apparsa la figura mefistofelica di Luciano Zuccarello. Il noto dirigente di Fratelli d’Italia Catania guidava una colonna di carri armati, realizzati in plexiglass dalla nota ditta “Sparaminkiate per Ammuccalapuni”.

Zuccarello aveva al suo fianco un “dream team” di gerarchi fascisti: il noto “Fez and Spritz do Ciospu”, il famigerato “Salutami a Romano e futtici ‘u pottafogghiu”, l’affermato “Camicia nera e minkiate  ‘u scuru”, per finire con il temibile “Coppa a levapilu macari senza sale”. Insomma, il fascismo era in arrivo, sul far dell’alba. Anche e soprattutto nei sogni.  

Ma stava per accadere l’imprevedibile: addirittura Manlio Messina, tornato in forza dopo una “crisi estiva”, portava con sé un folto gruppo di “Arditi del popolo”, che avevano sul petto una scritta terribile: “Ardito, Arditi, Ardita dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Il camerata Messina, con il suo nuovo “modello aviospaziale” con timbro littorio, era al fianco del noto “Principe del Corso Italia” Ruggero Razza, anche lui in tenuta militare,con una spilla su cui brillava il motto “Separa i Pieme dai Giudici ma non i Salotti dalla Borghesia”.

Uno spettacolo terribile, insomma: nel brivido freddo che attraversava l’aria, ha avuto il via la “giornata del Sì”, un momento storico in cui l’evasore fiscale del Corso Italia ha tenuto per mano l’abusivo della Fiera, l’imprenditore in nero (mai messo in regola una persona) del Corso Sicilia  ha afferrato in un ideale abbraccio il truffatore seriale della “City”. E tutti si sono ritrovati assieme. Insomma, il fascismo, nella versione catanese, era di nuovo fra di noi.  A guidarlo, con il suo passo marziale e la mascella da terza età andante, il camerata colonnello Fabio Fatuzzo. Sguardo truce e parlata fluidoassatanata, Fatuzzo ha preso possesso della situazione, al grido terrificante: “Facciamo tutti gli amici possibili”.  Qualcuno gli aveva addirittura suggerito: “il Fascismo è ora e qui. Eccoti una consulenza”.

E il “popolo della Costituzione” catanese, che da San Cristoro a Librino per poi passare da Picanello sino al campo scuola per l’occasione trasformato in “montagna partigiana” (stavolta la doccia degli spogliatoi ha funzionato), era pronto alla “battaglia” del “nuovo 25 aprile”. A base di carne di cavallo (ingrossata dalle minkiate di piemme e comunisti italiani uniti nella lotta). E naturalmente di seltz al limone e sale. Ma il grido del camerata Fatuzzo aveva portato un travaglio interiore: “Quale consulenza, pardon quale amico scegliere”.

Alla fine, il “popolo della Costituzione” ha preferito un parere urbanistico a fini privati. Redato dal “Lenin di via Crispi” con il contributo scientifico del prof. Vladimir Kangelskji, autore per l’occasione del best-seller: “Da Lenin a Gratteri, come prostituirsi per un governo”. Non è stato necessario, però, il contributo dei “Radicali per il No”, un prodotto di laboratorio della negazione intellettuale di 50 anni di Storia. Chi aveva tentato di ricordare che la sinistra era stata a favore della separazione delle carriere dei magistrati, fu condannato ad ascoltare per mesi i discorsi del segretario regionale Barbagallo. Alcuni preferirono farsi preti.

Ma per fortuna, il “popolo della Costituzione” non è andato a Fondachello e al mare ha preferito la lotta: un grido per Gaza, uno per il Femminismo, uno per il Catania in Champions League hanno lanciato la battaglia finale. Dalle colline partigiane, gli esponenti di punta della Magistratura catanese sono scesi in città per unirsi nella lotta con il “popolo della Costituzione”, nella sua varia e grande umanità di truffatori di anime evasori esistenziali, manipolatori professionali, cazzari alternativi e soldati del nulla.

Così, ha avuto poi fine la “battaglia”: ha vinto il “popolo della Costituzione” che ha vendicato la multa salata stampata a lui dal prode “Enrico” Trantino “Principe del Foro” e del “Buco Comunale”. Lui, il prode lavorava per conto di “Sora Georgia” e questo bastava e avanzava per fermare due Csm e un “Alta Corte Disciplinare”. Motivi dottrinali, o meglio “motivi di sacchetta”.

E’ stato un trionfo! Ai posteri la gloria (e tutte le Minkiate aggregate).

SATIRA.


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